la Dama e l’Unicorno

“Si avvicinò, bianco, a una vergine e fu nello specchio d’argento, ed in lei.” R.M. Rilke: da “Sonetti ad Orfeo”

le Toucher (il Tatto), uno dei sei arazzi risalenti al XV secolo della serie “la Dama e l’Unicorno” esposti al Museo di Cluny di Parigi.

– Introduzione –
Da diverso tempo la leggenda de “la Vergine e l’Unicorno” assorbe il mio interesse. In questo mito troviamo congiunti il simbolo dell’Unicorno, l’archetipo femminile della Vergine, l’azione “fecondante” e la successiva- possibile “generazione”. Una leggenda quindi assai ricca di stimoli e spunti di riflessione.
Il tema centrale è, a mio parere, l’Incontro “fecondante” e la Gestazione (a cui per Natura segue una Generazione).
Le questioni che mi pongo sono in merito a:
– significato del simbolo dell’ Unicorno;
-significato del simbolo della Vergine;
-ipotesi e verifica circa l’analogia “raggio di sole che feconda la terra”- “unicorno-vergine”;
– significato di tale Incontro nell’evoluzione psicologica (potrei anche utilizzare il termine “spirituale”, ma per “senso del limite”, il mio, mi attengo per adesso alla sfera psichica) del femminile (e forse anche del maschile). Mi piace iniziare con un breve excursus iconografico riassuntivo del ricco simbolismo attribuito all’Unicorno.

Una tra le raffigurazioni più antiche dell’unicorno: Lascaux (c. 16,000 BC) (1860-1948)
L’unicorno nella Bibbia
L’unicorno nella Bibbia
L’unicorno nel Physiologus e nei Bestiari medievali
L’unicorno nel Physiologus e nei Bestiari medievali
L’unicorno nel Physiologus e nei Bestiari medievali
L’unicorno nel Physiologus e nei Bestiari medievali

L’unicorno ecclesiastico:
a partire dal XII sec. il liocorno è simbolo dello Spirito Santo –fecondante la Vergine Maria – ma è anche l’incarnazione di Cristo; la sua cattura diventa così un’allegoria della passione di Gesù.
(la prima immagine sottostante è LA CACCIA ALL’UNICORNO – ALLEGORIA DELL’ANNUNCIAZIONE- di Giovanni Maria Falconetto , chiesa di san Giorgetto a Verona)

L’Unicorno a Sumatra (XIII sec.) : Marco Polo racconta di aver visto nell’isola di Sumatra alcuni “liocorni” che, pur avendo zampe simili a quelle degli elefanti, sono molto più piccoli, hanno pelo simile a quello del bufalo e in mezzo alla fronte hanno un grosso corno nero, con il quale, tuttavia, non fanno del male a nessuno, anzi, è molto più pericolosa la loro lingua, irta di spine molto grandi (Milione, cap. CLXVII).
L’unicorno simbolo di “Purezza e castità” , ne “i Trionfi di Petrarca
L’unicorno simbolo di “Purezza e castità” , ne “i Trionfi di Petrarca
L’unicorno e l’amor cortese :Dame à la Licorne , Paris au Musée national du Moyen Âge ; ” Bestiaire d’Amours « « de Richard de Fournival
L’unicorno nell’araldica: Blasonné dans l’Armorial de la Toison d’Or
L’unicorno nell’araldica: insegna araldica della casata nobiliare della famiglia d’Este
L’unicorno e la Purificazione delle acque: dal XIV sec. Appare la leggenda che il corno del nostro animale purifichi le acque
Unicorno persiano del XV sec
L’unicorno e lo Spirito mercuriale : De Lapide Philosophorum de Lambsprinck (XVI sec.)
L’unicorno, animale erotico e tentatore:Perino Del Vaga e Domenico Zaga (affresco della Sala di Perseo, Roma, Castel Sant’Angelo) e “ Fanciulla con seno scoperto e liocorno”, Palazzo Farnese di Carbognano (XVI sec.)

Paragrafo 1. L’unicorno.
L’Unicorno è un animale di fantasia, nei secoli e nelle diverse culture si è prestato a rappresentare qualità/attributi spesso opposti. Ad es. per San Basilio rappresenta la forza e potenza dello Spirito Santo ma anche gli istinti tentatori e demoniaci (nel “Libellus de natura animalim”: “L’alicornus indica il diavolo, in quanto così terribile e malvagio da non poter essere catturato se non dalla purezza della vergine, cioè dalle buone opere e dalla virtù”). Il Petrarca (lo cito ad esempio, ovviamente non è il solo) lo associa, nei suoi “Trionfi” alla purezza e alla castità. Ma il corno allude con chiarezza pure ad una immagine fallica, quindi maschile, erotica, sensuale e “riproduttiva”. Su un piano più profondo, il corno (che è sulla fronte dell’animale ed è rivolto verso l’alto) simboleggia sovranità, forza, fecondità: è “freccia spirituale, raggio solare, spada di Dio”. E anche vero che il corno “vuoto” ricorda la “cornucopia”, “contenitore-vaso” femminile e anche simbolo di abbondanza-ricchezza. Quindi è simbolo bipolare, unificatore dell’aspetto maschile, penetrante, solare, fallico e di quello femminile, lunare-creativo-trasformativo. E ad ogni attributo corrispondono leggende e storie diverse. Tralascio tutte le altre per focalizzare l’attenzione sulla “Dama e l’Unicorno”. Meglio, la “Vergine e l’Unicorno”, perché nella psicologia femminile l’“immacolatezza” per le donne è assai importante e non ha l’accezione che intendiamo comunemente. Credo di poter affermare con una certa sicurezza che i primi accostamenti tra la Vergine e l’Unicorno siano rintracciabili nel Phisiologus (testo a carattere enciclopedico volto a spiegare la natura secondo principi religiosi). Trascrivo sotto il cap. XVI della versione latina risalente al VIII-IX sec., che trae spunto dal Physiologus in lingua greca, scritto tra la fine del II secolo d.C. e i primi anni del III d.C., verosimilmente ad Alessandria d’Egitto.

XVI) De monoceros, quomodo capitur
Est animal, quod grece dicitur monoceros, latine vero unicornis. Phisiologus dicit unicornem hanc habere naturam: pusillum animal est, simile edo, acerrimum nimis, unum cornu habens in medio capite. Et nullus omnino venator eum capere potest; sed hoc argumento eum capiunt: puellam virginem ducunt in illum locum ubi moratur et dimittunt eam in silvam solam; at ille, visa virgine, complectitur eam et dormiens in gremio eius comprehenditur ab exploratoribus eius et exibetur in palatio regis. Sic et Dominus noster Iesus Christus, spiritualis unicornis, descendens in uterum virginis, per carnem ex ea sumptam, captus a Iudeis, morte crucis damnatur, qui invisibilis cum patre hactenus habebatur. De quo David dicit: «Et dilectus sicut unicornis fílius meus». Rursum in alio psalmo ipse de se dicit : «Et exaltabitur sicut unicornis cornu meum». Et Zacarias dicit : «Suscitavit eum cornu salutis in domo David pueri sui». Et in Deuteronomio Iacob benedicens tribum Ioseph : «Primitivos tauri species eius, cornua tamquam cornua unicornis». Quod autem unum cornu habet in capite significat hoc quod dicit Salvator : «Ego et pater unum sumus». «Caput Christi Deus» secundum Apostolum. Acerrimum vero quod dicit eum, id est quod neque principatus, neque potestates, neque throni, neque dominationes intelligere potuerunt, nec infernus tenere valuit. Quod autem dicitur pusillum animal, propter incarnationis eius humilitate, dicente ipso: «Discite a me, quia mitis sum et humilis corde». In tantum autem acerrimus, ut nec ille subtilissimus diabolus intelligere aut investigare potuerit, sed sola voluntate patris descendit in uterum virginis Marie pro nostra salute : «et verbum caro factum est, et habitavit in nobis». Quod autem est hedo similis unicornis, et Salvator noster secundum Apostolum «factus in similitudine carnis peccati, et de peccato damnavit peccatum in carne». Bene ergo de unicorne dictum est. Ethimologia. Rinoceros a Grecis vocatur, latine interpretatur in nare cornu ; idem e st et monoceros, id est unicornis, eo quod unum cornu in media fronte habeat, pedum quattuor, ita acutum, ut quicquid inde petierit vel ventilaverit perforet. Nam et cum elephantis saepe certamen habet et in ventre vulneratum prosternit.Tante autem fortitudinis esse dicitur, ut nulla virtute venantium capiatur. Sed sicut asserunt qui naturas anímalium scripserunt, virgo puella proponitur, que venienti sinum apperit, in quo ille omni ferocitate deposita caput ponit sicque soporatus velut inermis capitur.

XVI) L’unicorno, come si cattura
“C’è un animale che in greco è chiamato monocero, mentre in latino è detto unicorno. Il fisiologo dice che l’unicorno ha questa natura : è un animale molto piccolo, simile ad un capretto, alquanto aggressivo, ed ha un unico corno in mezzo alla fronte; nessun cacciatore è capace di catturarlo, ma con questa furbizia essi lo adescano: conducono una fanciulla vergine nel luogo dove egli si ferma, e la abbandonano sola nella foresta; lui, come vede la vergine, la abbraccia e si addormenta sul suo grembo e lì viene catturato dai suoi cacciatori e mostrato al palazzo del re. Così anche nostro Signore Gesù Cristo, come unicorno spirituale, scende nell’utero di una vergine, attraverso la sua carne ed è catturato dai Giudei e viene condannato a morte in croce, egli che si credeva sino a quel momento invisibile insieme con suo Padre. Di lui Davide dice : «Mio figlio diletto è come l’unicorno». Di nuovo in un altro salmo lui stesso dice di sé : «Il mio corno verrà esaltato così come quello dell’unicorno». E Zaccaria ha detto : «Lo resuscitò col corno della salvezza nella casa di Davide suo figlio». E nel Deuteronomio Giacobbe benedice la discendenza di Giuseppe : «La sua forma di toro, le corna cosi come le corna dell’unicorno». Dunque il fatto che abbia un unico corno in testa significa ciò che ha detto il Salvatore : «Io e mio padre siamo una cosa sola». «Dio è l’origine di Cristo» secondo l’Apostolo. Il fatto che lo definiscano ferocissimo dipende da ciò: né i troni, né i principati, né i regni, né le dominazioni sono stati capaci di comprenderlo, né l’inferno è stato capace di afferrarlo. Il fatto poi che è detto che sia un piccolo animale è a causa della sua umile incarnazione, mentre egli stesso dice : «Imparate da me perché sono mite ed umile di cuore». Così tanto profondo che nemmeno il diavolo più furbo è riuscito a comprenderlo e ad entrare nei suoi pensieri, ma solo per la volontà del Padre si è incarnato nel seno della Vergine Maria per la nostra salvezza : «Ed il verbo si è fatto carne ed ha abitato in noi». Il fatto poi che l’unicorno sia simile al capretto, lo vediamo anche nel nostro Salvatore secondo l’Apostolo: «Fatto a somiglianza del peccato della carne, e dal peccato ha condannato il peccato carnale». Bene, dunque, si è detto dell’unicorno. Etimologia. È chiamato rinoceronte dai Greci, in latino è stato interpretato “corno sul naso”; stessa cosa vale per l’unicorno, che ha un unico corno in mezzo alla fronte, lungo quattro piedi, tanto appuntito che tutto ciò che colpisce o che annusa lo buca. Infatti ingaggia battaglia con gli elefanti, e li abbatte ferendoli nel ventre. Si dice poi che sia di così grande forza che non possa essere preso in alcun modo dai cacciatori, anche se coloro che hanno descritto il carattere di questo animale asseriscono che se gli si pone di fronte una vergine, ed essa gli porge il suo grembo, egli si tranquillizza e vi pone il capo, addormentandosi, in questo modo i cacciatori lo possono catturare come se fosse innocuo.”

Nel testo troviamo questa leggenda:
1. conducono una fanciulla vergine nel luogo dove egli si ferma, e la abbandonano sola nella foresta; lui, come vede la vergine, la abbraccia e si addormenta sul suo grembo e lì viene catturato dai suoi cacciatori e mostrato al palazzo del re.
(Non trascuriamo però di evidenziare anche il parallelismo religioso: “Così anche nostro Signore Gesù Cristo, come unicorno spirituale, scende nell’utero di una vergine, attraverso la sua carne ed è catturato dai Giudei e viene condannato a morte in croce, egli che si credeva sino a quel momento invisibile insieme con suo Padre.”)
Il motivo della Relazione tra l’Unicorno e la Vergine viene ampliamente utilizzato e diffuso nella letteratura cortese, in cui il primo rappresenta l’istintualità selvaggia e dirompente del maschil e e la seconda incarna la dolcezza, la purezza e l’amorevolezza del femminile. La leggenda vuole, appunto, che l’irrequieto, aggressivo e fuggevole Unicorno trovi tregua e ristoro nel grembo della sua Dama.
(Per la Donna è una “riabilitazione” assai importante: ella assume la funzione di guida morale e spirituale dell’Uomo; alcuni esempi in letteratura: Dante, Chrétien de Troyes, Richart de Fornival).
Preciso che talvolta è lo stesso Unicorno a rappresentare la purezza e la castità, poiché, come ogni simbolo che si rispetti, è ambivalente. Questa, per sommi capi, la storia su cui poi si innestano vari sviluppi ed interpretazioni (religiose, psicologiche, alchemiche, ecc.). Ma ancora una volta è il caso di lasciare la parola alle immagini, di una bellezza, grazia, seduzione straordinarie.

Richard de Fournival, Bestiaire d’Amours Paris, vers 1325-1350, La cattura dell’Unicorno
A Mon Seul Désir” (al Mio Solo Desiderio), uno dei sei arazzi risalenti al XV secolo della serie “la Dama e l’Unicorno” esposti al Museo di Cluny di Parigi

Paragrafo 2. L’unicorno…fra leggenda e poesia

Philippe de Thaon: « Bestiaire » (1121 d.C.)
MONOSCEROS est beste, un corn ad en la teste,
Pur çeo ad si à nun, de buc ad façun;
Par pucele est prise, or oez en quel guise.
Quant hom le volt cacer e prendre & enginner, 195
Si vent hom al forest ù sis repairs est;
Là met une pucele hors de sein sa mamele,
E par odurement monosceros la sent;
15
Dunc vent à la pucele, e si baiset sa mamele,
En sun devant se dort, issi vent à sa mort; 200
Li hom survent atant, ki l.ocit en dormant,
U trestut vif le prent, si fait puis sun talent.
Grant chose signefie, ne larei ne l. vus die.
MONOSCEROS Griu est, en Franceis un corn est
Beste de tel baillie Jhesu Crist signefie; 205
Un Deu est e serat e fud e parmaindrat;
En la virgine se mist, e pur hom charn i prist,
E pur virginited pur mustrer casteed;
A virgine se parut e virgine le conceut,
Virgine est e serat e tuz jurz parmaindrat. 210
Or oez brefment le signefiement.
CESTE beste en verté nus signefie Dé; 82
La virgine signefie sacez Sancte Marie;
Par sa mamele entent sancte eglise ensement;
E puis par le baiser çeo deit signefier, 215
E (?Que) hom quant il se dort en semblance est de mort
Dés cum hom dormi, ki en la cruiz mort sufri,
E sa destructiun nostre redemptiun,
E sun traveillement nostre reposement,
Si deceut Dés Diable par semblant cuvenable; 220
Anme e cors sunt un, issi fud Dés & hom,
E çeo signefie beste de tel baillie.

Monosceros is an animal which has one horn on its head,
therefore it is so named; it has the form of a goat,
it is caught by means of a virgin, now hear in what manner.
When a man intends to hunt it and to take and ensnare it, 195
he goes to the forest where is its repair;
there he places a virgin, with her breast uncovered,
and by its smell the monosceros perceives it;
then it comes to the virgin, and kisses her breast,
falls asleep on her lap, and so comes to its death; 200
the man arrives immediately, and kills it in its sleep,
or takes it alive and does as he likes with it.
It signifies much, I will not omit to tell it you.
Monosceros is Greek, it means one horn in French:
a beast of such a description signifies Jesus Christ; 205
one God he is and shall be, and was and will continue so
he placed himself in the virgin, and took flesh for man.s sake,
and for virginity to show chastity;
to a virgin he appeared and a virgin conceived him,
a virgin she is, and will be, and will remain always. 210
Now hear briefly the signification.
This animal in truth signifies God; 82
know that the virgin signifies St. Mary;
by her breast we understand similarly Holy Church;
and then by the kiss it ought to signify, 215
54
that a man when he sleeps is in semblance of death;
God slept as man, who suffered death, on the cross,
and his destruction was our redemption,
and his labour our repose,
thus God deceived the Devil by a proper semblance; 220
soul and body were one, so was God and man,
and this is the signification of an animal of that description.

Il Monoceros (unicorno) è un animale con un solo corno sul capo,
da qui il suo nome; ha il corpo di una capra,
può essere catturato con l’astuzia da una Vergine, sentite come.
Chi vuole cacciarlo, catturarlo e prenderlo in trappola,
deve recarsi nella foresta dove l’Unicorno si rifugia;
là il cacciatore mette una Vergine, con il seno scoperto;
l’Unicorno ne sentirà l’odore, va dalla fanciulla e le bacia il petto,
poi cade addormentato nel suo grembo, e così va incontro alla morte;
il cacciatore subito accorre e l’uccide nel sonno,
o lo cattura vivo e fa dell’unicorno ciò che vuole.
L’unicorno ha molti significati ed io ve li dirò tutti.
L’unicorno è Greco ed in francese significa “un solo corno”:
l’animale così descritto significa Gesù Cristo;
Unico Dio è e sarà, era e così continuerà
Egli introdusse Sé stesso nella Vergine e si incarnò per il bene degli uomini,
e vergine per mostrare la castità;
apparve ad una Vergine e una Vergine lo concepì,
Ella è una Vergine, lo sarà e tale rimarrà per sempre.
Ora ascoltate il significato.
In verità questo animale significa Dio;
sappiate che la Vergine significa la Madonna;
il suo seno significa la Santa Chiesa;
e poi con il bacio comprendiamo
che un uomo quando dorme ha le sembianze di un morto;
Dio dormì come l’uomo, patì la morte sulla croce,
e la sua distruzione è stata la nostra redenzione,
e il suo travaglio la nostra serenità,
così Dio ingannò il Diavolo con un adeguato camuffamento;
anima e corpo furono una cosa sola, così Dio e l’uomo,
e questo è il significato dell’animale che ho descritto.

Pierre de Beauvais: “Bestiaire “(1210-1218 )

Pierre de Beauvais: “Bestiaire “(1210-1218 )
« Il existe une bête qui est appelé en grec « monocheros », c’est à dire en latin « unicorne ».
Physiologue dit que la nature de la licorne est telle qu’elle est de petite taille et qu’elle ressemble
à un chevreau. Elle possède une corne au milieu de la tête, et elle est si féroce qu’aucun homme
ne peut s’emparer d’elle, si ce n’est de la manière que je vais vous dire :
les chasseurs conduisent une jeune fille vierge à l’endroit où demeure la licorne
et ils la laissent assise sur un siège, seule dans le bois.
Aussitôt que la licorne voit la jeune fille, elle vient s’endormir sur ses genoux.
C’est de cette manière que les chasseurs peuvent s’emparer d’elle
et la conduire dans les palais des rois.
De la même manière, Notre Seigneur Jésus – Christ, licorne céleste, descendit dans le sein de la Vierge,
et à cause de cette chair qu’il avait revêtue pour nous il fut pris par les Juifs et conduit devant Pilate.»

Stefano Protonotaro, Assai mi placeria (1261 circa)
Assai mi placeria
se zo fosse ch’Amore
avesse in sè sentore
di ‘ntendere e d’audire:
ch’eo li rimembreria,
como fa servidore
per fiate a suo segnore,
meo luntano servire;
e fariali a savire
lo mal di ch’eo non m’oso lamentare
a quella che ‘l meo cor non pò ubriare.
M’Amor non veo, e de lei so temente,
per che meo male adesso è plu pungente.
Amor sempre mi vede
ed àmi in suo podire,
m’eo non posso vedire
sua propia figura.
M’eo so ben di tal fede,
poi c’Amor pò ferire,
che ben pote guarire
secondo sua natura.
Zo è che m’asigura,
per ch’eo mi dono a la sua volontate
como cervo cacciato, mante fiate,
che, quando l’omo li crida plu forte,
torna ver lui non dubitando morte.
Non deveria dottare
d’Amor veracemente,
poi liale ubidente
li fu da quello giorno
che mi seppe mostrare
la gioi che sempre ò ‘n mente,
che m’à distrettamente
tutto ligato intorno,
come fa l’unicorno
d’una pulzella vergine dorata,
ch’è da li cacciatori amaistrata,
de la qual dolzemente si ‘nnamura,
sì che lo liga e quegli no nde cura.
Poi che m’appe ligato,
isò gli ocli e sorrise,
sì c’a morte mi mise,
come lo badalisco
c’ancide che gli è dato;
cum soi ogli m’ancise!
La mia mort’ è cortise
ch’eo moro e poi rivisco,
Oy Deo, che forte visco
mi par che s sia [a]preso a le mie ale!
Chè viver nè morire non mi vale,
com’om che ‘n mare vedesi perire
e camperia potesse in terra gire.
Terra mi fora porto
di vita e seguranza;
ma merzede e dottanza
mi ristringe e fa muto,
da poi mi sono accorto
d’Amor chi no m’avanza;
chè per lunga astetanza
lo giudeo è perduto.
E s’eo non agio aiuto
d’Amor che m’ave e tene in sua pregione,
non so che corte mi faza rasone.
Faragio como penetenzïale,
che spera bene sofferendo male.

R.M. Rilke: da “Sonetti ad Orfeo”
E’ questo l’animale che non c’è.
Non lo sapevano, eppure l’hanno amato
– l’andatura, la forma, la criniera,
fino alla mite luce dello sguardo.
Certo, non era. Ma amandolo, divenne
un animale puro. Gli fu lasciato spazio.
E in quello spazio chiaro conquistato
senza bisogno d’essere, levò leggero il capo.
Non lo nutrivano di biada,
ma sempre e solo dell’esser possibile
e forza tale gli diede il possibile
che crebbe un corno sulla nuda
fronte, e fu unicorno.
Si avvicinò, bianco, a una vergine
e fu nello specchio d’argento, ed in lei.

 

Paragrafo 3. Gli arazzi della Caccia all’Unicorno
Questa serie di sette arazzi, conservati al Cloisters (sezione dedicata all’arte e all’architettura medievale europea del Metropolitan Museum of Arts di New York) e risalenti al 1500 circa, per pregio e bellezza sono secondi solo a quelli della Dame à la Licorne del Musée de Cluny.
Le immagini sottostanti sono dettagli e/o frammenti degli arazzi.

1. L’inizio della caccia: i cacciatori sono nella foresta con i levrieri e le lance.

2. L’unicorno purifica con il suo corno le acque avvelenate: il serpente, come vuole la tradizione, ha inquinato le acque con il suo veleno (il Peccato). Il corno dell’Unicorno ha proprietà taumaturgiche, purificatrici. Gli altri animali attendono per dissetarsi.
3. L’unicorno salta nell’acqua per eludere i cacciatori e i cani
4. L’unicorno si difende strenuamente.
5. L’unicorno è blandito e poi tradito dalla fanciulla: incapaci di catturarlo con la forza, i cacciatori chiamano la fanciulla affinché lo seduca con i suoi modi. La fanciulla lo accarezza ma di nascosto segnala ai cacciatori il momento giusto per prenderlo. Allegoricamente, così come l’unicorno “si arrende e consegna” la sua forza/potenza e si lascia addomesticare dalla fanciulla, Cristo “si arrende e consegna” la sua “potente natura divina” e diventa “umano” attraverso la Vergine Maria
6. L’unicorno è ucciso e condotto al castello.
7. L’unicorno in cattività: l’unicorno è risorto. Pur incatenato e intrappolato, l’animale sembra essere contento e ritornato alla sua originaria bellezza

Paragrafo 4. La vergine e l’unicorno in Oriente
Franco Cardini (docente di Storia Medievale, Università di Firenze) e Marco Restelli (“Il ciclo dell’unicorno”) concordano nell’individuare nel racconto “la seduzione di Rishyashringa” del Mahabarata (ma anche del Ramayana) e nella storia di “Enkidu” dell’epopea Gilgamesh l’archetipo della “vergine e dell’unicorno”.
Circa “la seduzione di Rishyashringa” : Rishyasringa (“Corno di Gazzella”) è un giovane eremita allevato nella foresta dal padre (il saggio e munito di corno Ekasringa =”Unicorno”) e dalla madre (una cerva), isolato quindi dalla società e ignaro delle donne, che non ha mai visto.
Il regno di Anga viene colpito da una terribile siccità; al re, Romapada, viene detto che solo l’arrivo in città di un uomo casto e puro avrebbe posto termine a tanta aridità. La sola persona al mondo che risulta avere queste qualità è Rishyasringa. Quindi Rishyasringa deve essere condotto in città. Ma come convincerlo?
Il re invia nella foresta giovan donne per tentare di sedurlo. E’ costretto infine ad inviare sua figlia, la principessa Santha, che convince l’eremita, introducendolo alla normale vita sociale.
Rishyasringa viene condotto in città e la siccità ha dunque termine. L’eremita sposerà infine la Principessa.
Riporto una parte del Ramayana (forse 3000 a.C.):

BALA KANDA
Il giorno dopo Sumantra, rivolgendosi al re mentre discutevano della preparazione del sacrificio, volle raccontare una storia.
“Vorrei raccontarti la vecchia storia di come Sanat-Kumara predisse che un grande re sarebbe apparso nella tua dinastia e che sarebbe stato tuo figlio. Sanat-Kumara disse:
“Kasyapa ha un figlio, Vibhandaka, il quale a sua volta avrà un fi-glio che si chiamerà Rishyasringa. Il giovane sarà un gioiello di eremita, con tutte le migliori qualità di un rinunciato, e osserverà con precisione e devozione tutti i più severi voti della vita di un brahmacari. E ci sarà un re chiamato Lomapada che commetterà delle atrocità, e a causa di queste il suo regno sarà colpito da una terribile siccità. I suoi sudditi patiranno molti stenti. La calamità, gli sarà detto, sarebbe cessata solo se il giovane saggio Rishyasringa fosse venuto a visitare il suo regno. Così il re sarà costretto a mandare nell’eremo delle bellissime donne, esperte nell’arte della seduzione, per convincerlo a venire con loro, a seguirle fino alle terre di Lomapada.
“I saggi generalmente non amano visitare città affollate e chiassose, per cui Lomapada non vedeva altra soluzione che quella di attirarlo con l’inganno. E nel momento in cui Vibhandaka non sarà presente, le ragazze sedurranno l’ignaro asceta. Così Rishyasringa verrà nel regno di Lomapada e la siccità terminerà. E per placare la rabbia del padre, Lomapada darà sua figlia Shanta in sposa a Rishyasringa.”
(Sanat Kumara continuò la narrazione).

Rishyasringa entra in città

GILGAMESH
“Enkidu” è un è un personaggio della mitologia sumera, creato con il fango dalla dea Aruru per dare un compagno a Gilgamesh.
E’ descritto come un uomo uomo selvaggio, allevato da animali. L’incontro con Shamkat ( prostituta sacra di Isthar) lo introduce alla civiltà

Dall’epopea di Gilgamesh (1200 a.C. circa):
-Il cacciatore e Shamkat (113-205)-
……
Disse Gilgamesh a lui, al cacciatore:
Va’, cacciatore, e prendi con te Shamkat la prostituta!
Quando il branco si avvicinera’ alla pozza d’acqua,
lei si levi le vesti per mostrare le sue grazie.
……
Egli la vedra’ e si accostera’ con lei.
………
Shamkat lo vide, l’uomo primordiale,
il giovane la cui selvaggia virilita’ viene dal profondo
della steppa.
Il cacciatore disse: “E’ lui, o Shamkat, denuda il tuo seno,
allarga le tue gambe perche’ egli possa penetrarti.
Non lo respingere, abbraccialo forte,
egli ti vedra’ e si avvicinera’ a te.
Sciogli le tue vesti affinche’ egli possa giacere sopra di te;
dona a lui, l’uomo primordiale, l’arte della donna.
….
Shamkat denudo’ il suo seno, apri’ le sue gambe
ed egli penetro’ in lei.
Essa non lo respinse, lo abbraccio’ fortemente,
apri’ le sue vesti ed egli giacque su di lei.
Essa dono’ a lui, l’uomo primordiale, l’arte della donna,
………………
Dopo essersi saziato del suo fascino,
volse lo sguardo al suo bestiame:
le gazzelle guardano Enkidu e fuggono,
gli animali della steppa si tengono lontani da lui.
Enkidu era diverso, una volta che il suo corpo
era stato purificato:
le sue gambe, che tenevano il passo delle bestie,
erano diventate rigide;
Enkidu non aveva piu’ forze, non poteva piu’ correre
come prima;
egli pero’ aveva ottenuto l’intelligenza; il suo sapere
era divenuto vasto.
Egli desistette e si accovaccio’ ai piedi della prostituta.
La prostituta lo guardo’ attentamente,
e cio’ che gli diceva la prostituta egli andava ascoltando
attentamente.
Ella, allora, parlo’ a lui, a Enkidu:
“Tu sei divenuto buono, o Enkidu, sei diventato simile
a un dio.
Perche’ vuoi scorrazzare ancora nella steppa con le bestie
selvagge?
Vieni! Lasciati condurre a Uruk, all’ovile,
alla pura Casa, l’abitazione di An ed Ishtar,
………
-Enkidu presso i pastori (1-53)-
………………….
Il consiglio di Shamkat penetro’ nel suo cuore.
Essa si tolse una veste e lo ricopri’,
con una seconda veste ella si ricopri’.
Ella lo prende per mano e lo guida come fanno gli dei.
Alla capanna dei pastori, il posto dove c’era l’ovile,
i pastori si accalcano attorno a lui.

Essi discutevano fra di loro dicendo:
“Il giovane ha fattezze simili a quelle di Gilgamesh
la sua forma e’ eccelsa, la sua struttura e’ forte.
Non e’ forse Enkidu, colui che e’ nato dalla montagna?
Come il firmamento di An la sua forza e’ incontrastata”.

Pane posero davanti a lui,
liquore posero davanti a lui,
ma Enkidu non mangio’ il pane, egli aguzzo’ gli occhi
e guardo’ attentamente,
Enkidu non sapeva mangiare pane,
bere liquori egli non sapeva.
La prostituta apri’ la sua bocca e parlo’ a Enkidu:
“Mangia il pane, o Enkidu! Esso e’ adatto alla divinita’
Bevi il liquore, esso e’ adatto alla regalita’”.
Enkidu mangio’ il pane finche’ non fu sazio.
……………..

In entrambi i racconti e nelle leggende medievali occidentali si possono cogliere delle similitudini narrative e di significato:
-l’unicorno-uomo è selvaggio, istintivo, inconsapevole; vive nella Natura in uno stato di spontanea-ascetica-incontrollata libertà;
-l’incontro con una donna (gli opposti Vergine-Prostituta Sacra non devono stupire poiché nell’archetipo femminile e nel mito sono correlati) che ha il compito trasformare l’istintualità primitiva dell’uomo, “civilizzarlo”; il femminile quindi come mediatore dalla Natura alla Cultura (si pensi anche alla funzione di guida spirituale della donna nella “letteratura cortese”) ;
-la conduzione al palazzo del re, alla Civiltà.

Paragrafo 5. I luoghi della Vergine , ovvero il Tempio di Demetra a Eleusi, ovvero lo “Spirito di Terra”.

«Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù.»
Inno omerico a Demetra.

Kore-Persefone in fuga ad Eleusi
Demetra
Ade, dio degli Inferi
Persefone e Zagreo
Mappa del sito archeologico del santuario di Eleusi
1.Tempio di Demetra:
2.Piccoli Propilei
3.Pozzo della Vergine o Callicoro , dove Demetra pianse per la scomparsa di Kore
4.La bocca dell’Inferno dove Ade rapì Kore
5.Telesterion
6.Telesterion
7.Telesterion
8.Anaktoron

Paragrafo 6. L’archetipo della Vergine
Quando mi sono addentrata nella selva dell’Archetipo della Vergine non pensavo di aver poi molto da scoprire, poiché era un’immagine a me nota da diversi anni.
Invece più andavo avanti nella lettura dei testi e più le idee mi si confondevano; la rappresentazione che di lei mi ero costruita mano a mano assumeva contorni sempre meno netti e più ambigui, sfuggenti.
La mia idea iniziale è che la Vergine raccogliesse in sé qualità assai positive, specialmente per una persona creatrice (sia essa maschio o femmina): l’atteggiamento di virginale freschezza di fronte alle cose, al mondo, all’atto creativo; integrità e purezza innanzi ad ogni forma di esperienza. Quindi un sinonimo di forte anticonvenzionalità associata ad una possibilità infinita di fecondità.
Una meraviglia!
Ma l’atteggiamento virginale ha come insidia l’inaccessibilità, la chiusura, la solitudine, la sterilità, l’isolamento, ovvero l’Ombra della Vergine (per dirla in termini junghiani).
Un bell’impiccio davvero…
Ma iniziamo dal principio…
Intendo chiarire che il termine “Vergine” in psicologia, mitografia, antropologia viene utilizzato nel suo significato antico ed originario:
parqšnoj (parthenos),di origine ignota, sostantivo maschile/femminile= una vergine, cioè fanciulla non sposata.
Vergine quindi non significa casta, ma significa “ancora non accasata”, appartenente ancora a sé stessa.
John Layard, antropologo e psicologo:“Il termine greco non si riferiva ad una condizione biolologica (casta) ma ad una condizione legale (sposata o no)”.
E.Harding, psicologa junghiana:“Il termine verginità si riferisce ad una qualità , ad uno stato soggettivo, ad un atteggiamento psicologico o non ad un fatto esterno o fisiologico. Quindi vergine è “colei che non ha marito”, che appartiene solo a sé stessa, che ha il diritto di disporre della propria persona secondo un concetto primitivo-originario di libertà.”
Robert Briffault,antropologo e storico: “Il termine vergine è usato in quelle accezioni nel suo senso primitivo per denotare lo Stato “nubile” e connotare esattamente il contrario di ciò che il termine ha finito per implicare. La vergine ishtar viene spesso chiamata “la prostituta” ed essa stessa dice:”io sono la prostituta pietosa”. Ishtar indossa il “velo” o “ posin” che, come tra gli Ebrei, era contrassegno sia delle vergini che delle prostitute. Le ierodule, o prostitute sacre dei suoi templi, erano chiamate anche le”sacre vergini”…I bambini nati al di fuori del matrimonio chiamati “parthenioi”, “nati vergini”. Lo stesso termine vergine non ha il significato che gli attribuiamo; la corretta espressione latina per la vergine non toccata (non deflorata) non “virgo” ma “virgo intacta”. La stessa Afrodite era una vergine”.
Vergine era la Grande Madre o Dea Bianca o Triplice Dea ( 30000 al 3000 a.C), “l’Ineffabile”, contraria al matrimonio, intimamente connessa al ciclo lunare e a quello agricolo.
Le sue sacerdotesse (ierodule o prostitute sacre, vedi l’epopea di Gilgamesh) erano donne con grandi poteri che venivano trasmessi per via matrilineare; la procreazione avveniva in orge sacre o durante accoppiamenti occasionali con uomini verso cui le donne non mantenevano alcun legame; un uomo all’anno, denominato “il figlio”, veniva sacrificato e quindi smembrato sui campi per assicurarne la fertilità.
Vergini erano Iside, Ishtar, Artemide, Atena, Afrodite, Demetra.
E proprio nel rapporto Vergine-Grande Madre troviamo il significato originale, autentico dell’archetipo virginale.
La Grande Madre infatti altri non è che Madre Terra, Madre Natura:
-Fulcanelli:” Madre da mater=materia; la Vergine Nera rappresenta la “terra primitiva”;
-R.Graves, nel tentativo di fornire una ricostruzione verosimile della dea bianca cita una preghiera latina tratta da un erbario inglese del XII secolo (pag. 84, la Dea Bianca): ”terra, dea divina, madre natura, che generi ogni cosa e fai sempre riapparie il sole di cui hai fatto dono alle genti. Guardiana del cielo, del mare e di tutti gli dei; per il tuo influsso tutta la natura si acquieta e sprofonda nel sonno…E di nuovo quando ti aggrada tu mandi innanzi la lieta luce del giorno e doni
Nutrimento alla vita con la tua eterna promessa; e quando lo spirito ell’uomo trapassa è a te che ritorna. A buon diritto invero tu sei detta Grande Madre degli Dei; Vittoria è il tuo nome divino. Tu sei la fonte della forza delle nazioni e degli dei; senza di te nulla può nascere o raggiungere la perfezione; tu sei possente, Regina degli Dei. O Dea, io ti adoro come divina, io invoco il tuo nome,; degnati di concedermi ciò che ti chiedo, in modo ch’io possa in cambio colmare di grazie la tua divinità, con la fede che ti è dovuta.”
(Un ritratto assai simile è dato anche da Apuleio, nell’Asino d’oro)
-infine si pensi anche al nome Demetra : Damater=Demeter=Madre Terra.
Quindi Vergine-Dea intesa nel senso di “Natura incontaminata, potente, fertile e feconda”.
Si pensi ad es. alla “foresta vergine”: un luogo in cui le potenti forze della Natura non sono toccate-intralciate e quindi si serba intatta rispetto all’uomo.
John Layard:”La foresta vergine suscita un senso di reverenza, in quanto è la manifestazione della Natura feconda, santa e inviolabile.
E’ così che La Grande Madre viene sempre rappresentata come vergine , a dispetto del fatto che ha molti amanti ed è madre di tanti figli.
Ed è qui evidente la connessione tra Vergine e Prostituta Sacra, poiché la prostituta è l’archetipo della donna libera, la donna non costretta dalle leggi imposte dagli uomini. La Grande Madre Terra, nell’accezione di Prostituta Sacra, è la “generosa e prodiga”, colei che offre cose buone a tutti gli uomini che devono chiedere, anche se la richiesta comporta fatica e sudore per scavare, arare, concimare, seminare il suolo.
Essa è l’Anima fondamentale, la sacerdotessa del tempio che sposa il dio e concede favori agli uomini che la venerano, raggiungendo anch’essi uno stato semi-divino.
Su questo piano spirituale si trova anche la Madonna, che riempie generosamente gli uomini di doni e che dimostra prodigalità nell’elargire i suoi favori divini.
Ella infatti è nella psiche una Vergine Immacolata , FECONDA NELLA INCONDIZIONATA FECONDITA’ DELLA NATURA, proiettata nella sfera spirituale.”
L’uomo non può che essere stupito, intimorito ed incantato dalla forza e dalla misteriosità della Natura (penso anche ad un uomo di fronte alla maternità della sua donna) ; ella cela un segreto e da sempre gli uomini hanno cercato di “s-velarlo”. E’ il segreto della vita e della morte.
Vergine e Grande Madre anche nell’accezione, come si è visto, di “prodiga, elargitrice di doni”, i frutti della terra (e si pensi ad una madre che allatta-nutre il figlio) e questo è il senso dell’archetipo della prostituta sacra.
Da un punto di vista psicologico (e spirituale) la verginità è l’integrità nelle azioni,l’ incontaminazione-la purezza dell’Anima.
(E in questo significato diventa importante per l’uomo: si pensi alla figura della donna intesa come Sophia-guida spirituale)
La donna-vergine non dipende dal rapporto con l’uomo-marito, e i suoi atti non dipendono dal bisogno di conciliarsi con esso; ella porta la natura- divinità per conto suo, in sé.
Harding:”E’ una-in-sé stessa; fa ciò che fa non per il desiderio di piacere, di essere gradita o approvata, non per brama di potere su un altro, per catturarne l’interesse o l’amore, ma perché ciò che essa fa è vero.
Le sue azioni spesso non sono convenzionali. Non si adatta alla convenienza. Essa è ciò che è perché quello è ciò che essa è.”
E’ quindi una donna autonoma , spontanea ed inconsueta, che guarda il mondo come se lo vedesse-lo sperimentasse per la prima volta ogni giorno.
Gli uomini sono attirati e sedotti da questo tipo di donna perché esse sembrano –e talvolta sono- inviolabili.
Appaiono come custodi di un segreto impenetrabile: e lo sono davvero, possiedono la Natura in sé.
Ma la Natura non è né buona né cattiva, semplicemente è, quindi accade che tali donne non siano né buone né cattive, ma inconsapevoli e incapaci di nutrire un vero e reale affetto (Kore, che Omero chiama “vergine sacra” insieme ad Artemide, era esente dalle passioni che muovevano le altre divinità, era esente da Eros).
Solo se un uomo saprà davvero rompere il cerchio della loro impenetrabilità, quindi solo per amore, riusciranno a provare sentimenti e diventeranno donne. Esattamente ciò che accade a Kore e a Psiche.
L’insidia della “verginità” è che il “recinto” rimanga chiuso per sempre: in questo caso “verginità” diventa sinonimo di “inaccessibilità” e di “autoreferenzialità”.
Intrattenersi troppo su un atteggiamento “virginale” a lungo andare significa in definitiva rifiutare la fertilità e nasconde l’intimo desiderio che il tempo si fermi, non trascorra; la Vergine immola così lo sviluppo e la maturità sull’altare di un’eterna fanciullezza.
Credo di poter, per adesso, terminare qui. Forse l’esposizione non è perfettamente lineare e nitida, ma cercare di accostarsi ad un archetipo è un po’ come scavare tra resti archeologici: qua e là rinvieni frammenti e con essi tenti di raffigurarti l’immagine complessiva.

La Diana di Efeso era rappresentata con numerose mammelle ed era denominata Artemis polymastos, la madre universale che allatta l’intera umanità

Vergine e Madre insieme: chi mai
udì tal cosa prima o dopo,
se non in Voi allora? Chi lo intese?
Voi madre e figlia, Voi sposa siete
di quello che stretto al petto tengono
le vostre braccia. Che cosa non può il cielo?
Vergine, orto prezioso, alto e inaccessibile,
ricco ramo del tronco di Jesse,
che fiorì sì miracolosamente,
custodia preziosissima della Fede,
di cui Voi sola sosteneste tutto il peso,
quando l’uno e l’altro sole persero la loro luce”
F. de Sade Miranda, Canzone a nostra Signora

Tiziano: Atteone osa s-velare la Vergine Diana

Paragrafo 7. Raggio di Sole che feconda la Terra
Rammentando la mia ipotesi iniziale, cioè unicorno=raggio di sole fecondante/elemento maschile e vergine=terra/elemento femminile, voglio presentare l’accostamento di una serie di immagini che, a parer mio, confermano tale ipotesi.
Le immagini propongono la coppia sia in un contesto “pagano”, legato all’idea ctonia della fertilità, sia in un contesto più “spirituale”, connesso alla speranza di una vita dopo la morte e quindi all’idea di resurrezione.
Vi è infine una terza interpretazione, quella a carattere psicologico ( che personalmente ritengo di maggiore interesse) secondo la quale l’elemento solare fecondante, nella sua più alta espressione, rappresenta per il femminile il Logos, che Neumann definisce come”spirito solare maschile transpersonale” ed identifica con “la volontà, l’attività, la Coscienza”.
E’ utile inoltre ricordare che l’elemento maschile è rappresentato dal gruppo di simboli “sole, calore,corno, toro, unicorno, raggio, Dio Padre-Cristo-Spirito Santo, e l’elemento femminile dall’insieme “terra, luna, acqua, umidità, recinto, grotta, cavità, vaso, grembo,Vergine, Madre, Maria,Chiesa.”

Pozzo sacro nuragico di Tatinu (Nuxis)
Sito archeologico del pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino, Sardegna

I pozzi sacri, chiamati anche templi a pozzo, venivano costruiti nei pressi di una fonte ed erano i luoghi in cui i nuragici praticavano il culto delle acque, elemento fondamentale della loro religione.
La costruzione , scavata nelle profondità della terra (nel ventre della Grande Madre) aveva un foro sulla sommità , una presa di luce, orientata in modo che
-durante gli equinozi il sole illuminasse la scalinata e giungesse fino all’acqua (il primo raggio di sole fecondava la costruzione in pietra a forma di apparato genitale femminile)
e
– ogni 18 anni e mezzo, cioe’ ogni anno lunare, la luna andasse ad illuminare la persona posizionata in una particolare nicchia del pozzo.
Si univano così in Hierosgamos gli elementi Naturali maschili e femminili.

Riporto un brano del saggio di Andrea De Pascalis sul “Parmigianino e l’Alchimia” in cui si afferma che IL Lapis, o Pietra Filosofale, nasce dall’Acqua.
“Ed è anche vero che il simbolismo dell’alchimia latina prese assai presto ispirazione da quello cristiano, stabilendo tra l’altro il parallelismo tra il Cristo nato dalla Vergine Maria e la Pietra Filosofale nata dall’Acqua Mercuriale. Ma il parallelismo tra il vaso alchemico e la matrice di una divinità femminile è molto più antico, poiché già nell’alchimia ellenistica si era stabilito il parallelismo tra il vaso alchemico e l’utero di Iside. (29) All’alchimia ellenistica appartiene l’espressione “La terra vergine (il Lapis) sarà trovata nella vagina della vergine”.
Dal link:
http://www.airesis.net/ArsRegia/ars%20regia%201/De%20Pascalis%202.htm

Sito archeologico del pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino, Sardegna

Il sito di Newgrange, Irlanda: nel terrapieno è scavato un corridoio lungo 19 metri che conduce alla camera sepolcrale a forma di croce.
Il giorno del solstizio d’inverno, il 21 dicembre, intorno alle nove del mattino, il sole, passando attraverso il corridoio, arriva ad illuminare la camera sepolcrale, per circa 20 minuti.
In questo caso l’azione del sole sulla terra-tomba simboleggia la Resurrezione.
La Threshold Stone, la famosa pietra d’entrata di Newgrange, con i motivi a losanga e a spirale , simboli femminili
Chiesa di San Leonardo di Siponto:
ad ogni solstizio d’estate, il 21 giugno, al mezzogiorno astronomico, il sole è perfettamente sulla direttrice, penetra con un solo raggio all’interno della Chiesa attraverso un piccolo rosone posto in una cupola e va a cadere sul pavimento al centro di due pilastri che sorreggono la navata centrale in prossimità del portale laterale. Il fenomeno è stato concepito con molta precisione, abbinando calcoli astronomici a quelli architettonici al momento della costruzione dell’Abbazia. Simili artifizi si possono osservare in altre Chiese, come ad esempio nella Cattedrale di Chartres in Francia, dove la luce passa attraverso un foro praticato in una vetrata.
Raggio di Sole=Spirito Santo Chiesa=Maria
ALLEGORIA DELL’ANNUNCIAZIONE di Giovanni Maria Falconetto (1468 – 1535)
Madonna e Unicorno
Unicorno che purifica le acqua (1480-1485)
Guillaume Fillastre, Toison d’or, Paris, XVe-XVIe siècles
Jean Duvet (1485-ca 1570), La Licorne purifie l’eau d’une source
Danae e la Pioggia d’oro. Dettaglio da un vaso ateniese, 500-450 circa a.C., St. Petersburg, State Hermitage Museum
Tiziano: Danae e la Pioggia d’oro

Paragrafo 8. Raggi di Sole…

Mitra e il culto del Sol Invictus, “sole invincibile”, che indica il 21 Dicembre, solstizio invernale
Moneta romana del terzo secolo d.C.: nell’iscrizione leggiamo “SOLI INVICTO”
Shamash (Babbar, Utu), dio del Sole babilonese
Ruota del Sole nel tempio di Kararak, India
Carlo Crivelli (ca.1430-1495), Annunciazione, National Gallery, Londra
Cattedrale di Parma: Antonio Bresciani dipinge, per la chiesa di San Paolo, il quadro raffigurante la Conversione di San Paolo, ora conservato nella cappella di San Paolo nel transetto Sud della Cattedrale; 1796

Paagrafo 9. L’Unicorno, animale fecondo e purificatore
Aggiungo alle già proposte leggende sull’Unicorno, altre storie tratte dallo studio
“Between Mesopotamia and India: some remarks about the Unicorn cycle in Iran” del Prof. Antonio Panaino, docente di Filologia Iranica e Preside della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna – sede di Ravenna – (colgo l’occasione per ringraziare nuovamente il Prof. Panaino per l’attenzione e l’aiuto accordatomi fornendomi il suo pregevole elaborato). La libera traduzione del testo Inglese è mia.

Da i “Kyranides”, una raccolta di testi attribuita ad Ermete Trimegisto (la descrizione sottostante fa riferimento in modo specifico al rinoceronte):
1.il rinoceronte è un quadrupede che somiglia ad un cervo, con un unico enorme corno al posto del naso. Questo animale non può essere catturato in nessun altro modo se non con la dolcezza e la bellezza delle donne. Il rinoceronte infatti è un animale passionale.
2.La pietra che si trova dentro al suo naso o corno, se indossata scaccia via i demoni.
3.I suoi testicoli o il suo organo sessuale, se presi come bevanda, stimolano i rapporti tra uomo e donna.

Aelian “Historia animalium” (ma probabilmente il passo si riconduce ad una descrizione di Megastene):
“e in queste stesse regioni ci dicono esista un animale con un solo corno, che chiamano Cartazonus.
E’ grosso come un cavallo adulto, ha la criniera del cavallo, i capelli rossicci ed è molto agile. Le sue zampe, come quelle degli elefanti, non sono articolate e ha la coda simile a quella del maiale.
Fra i sopraccigli ha un corno sporgente; non è liscio (il corno) ma è a spirale e nero.
Si dice che questo corno sia anche straordinariamente appuntito. E mi dicono che la sua voce è la più dissonante e potente tra tutti gli animali.
Quando gli altri animali gli si avvicinano è gentile; con quelli della sua stessa specie è però piuttosto litigioso. Si dice che non soltanto i maschi combattano l’uno contro l’altro con i corni, ma che mostrino lo stesso comportamento con le femmine, e che prolunghino estenuosamente la lotta a lungo, fino alla morte del rivale sconfitto.
Il punto è che la forza è in ogni parte del corpo di quest’animale e il suo corno gli dà un potere invincibile.
Gli piace brucare in zone solitarie dove può starsene in solitudine, ma nella stagione degli accoppiamenti diventa gentile e maschio e femmina brucano insieme fianco a fianco.
Poi, quando la stagione termina e la femmina è gravida, il maschio Cartazonus dell’India ritorna alle sue abitudini selvagge e solitarie.
Si dice che i puledri, quando sono ancor giovani, vengano catturati dal Re dei Prassi ed esibiti per la loro forza in combattimenti pubblici, ma nessuno ricorda che sia mai stato catturato un esemplare adulto.

Dal Bundahisn – vedi nota n.1 – (traduzione dal libro “Psicologia e Alchimia” di C.G.Jung con integrazioni-correzioni che ho tratto dal testo del Prof.Panaino):
“dell’asino a tre gambe si dice sta nel mezzo del vasto oceano, e che i suoi piedi son tre, sei gli occhi, nove paia di testicoli (vedi nota 2), e due le orecchie, uno il corno, la tesa di un blu scuro, che il corpo è bianco, il suo cibo spirituale, e che è santo. E due dei suoi sei occhi sono al posto degli occhi, due in cima alla testa e due sulla gobba; con quei sei occhi così acuti, trionfa e distrugge.
Delle nove paia di testicoli, tre sono nella testa, tre sulla gobba e tre nella parte interna dei fianchi; e ognuno di essi è grande circa una casetta, e l’asino stesso è grande come il monte Alvand.
Ciascuno dei suoi tre piedi, quand’è posato al suolo, è come un gregge di mille pecore che riposino insieme; e la circonferenza di ogni pasturale è così grande che mille uomini con mille cavalli possano passarvi dentro. Quanto alle due orecchie, potrebbero avviluppare Mazendaran.
Il corno unico è simile all’oro, è cavo e mille ramificazioni son cresciute su di esso, grandi e piccine, certe adatte ad un cammello, altre a un cavallo, a un bue o ad un asino.
Con questo corno esso vincerà e dissiperà tutta la vile corruzione dovuta agli sforzi di nocive creature.
Quando quest’asino bagnerà la testa nell’oceano, le sue orecchie semineranno il terrore, e tutta l’acqua del vasto oceano fremerà agitata, e la riva di Ganad tremerà.
Quando emetterà un grido, tutte le creature acquatiche femmine, le creature di Ahura Mazda (nota 3), rimarranno gravide; e tutte le creature acquatiche nocive gravide, udendo quel grido, abortiranno.
Quando urinerà nell’oceano, tutta l’acqua del are che è nelle sette regioni a terra sarà purificata, così come è detto:”O asino a tre zampe! Se tu non fossi stato creato per l’acqua, tutta l’acqua del mare sarebbe perita per la contaminazione apportata dal veleno dello Spirito del Male nella sua acqua, con la morte delle creature di Ahura Mazda.”
Tistar si impadronisce più completamente dell’acqua dell’oceano con l’aiuto dell’asino a tre zampe.
Dell’ambra grigia si dice anche che è lo sterco dell’asino a tre zampe; perché, se c’è molto cibo spirituale, allora anche l’umidità del nutrimento liquido, attraverso le vene che appartengono al corpo, finisce nell’urina e lo sterco è espulso. ”

Nota n.1 : il Bundahisn (=Creazione) è un insieme di testi iraniani ed indiani, facenti parte delle scritture sacre dello Zoroastrismo.

Nota n.2: nel testo di Jung la parola Gund viene tradotta con il termine “bocca”; nel suo studio il Prof. Panaino evidenzia che invece “gund” va tradotto con “testicoli”.

Nota n.3: Ahura Mazda= dio principale dello Zoroastrismo. Mitra è uno “yazata”, o creatura spirituale, creata da Ahura Mazda per contrastare gli Spiriti del Male.

Paragrafo 10. Una Vergine iranica
Inseguendo la scia della Vergine e delle fecondazioni spirituali, mi sono imbattuta nella figura di Saoshyant e del suo miracoloso concepimento.
Detto in modo molto esemplificativo, Saoshyant è il “Salvatore” dello Zoroastrismo, colui che, nato da una vergine della genia del profeta Zoroastro, permetterà alle forze del Bene di trionfare sulle forze del Male.
Si parla di lui nel “Denkard”, vasta enciclopedia del nono secolo dello Zoroastrismo, che costituisce la più preziosa fonte di informazione su questa religione dopo gli Avesta.
I capitoli che riporto sono appunto tratti dal Denkard e tradotti da me dall’Inglese (e forse in alcuni punti risulteranno oscuri o imprecisi).

Dal sito: http://www.avesta.org/avesta.html – DENKARD, libro 7, capitolo decimo -Il millennio di Aushedar-mah-
1. Della Meraviglia che seguirà la fine del millennio di Aushedar e l’arrivo di Aushedar-mah, fino al termine del millennio di Aushedar-mah e all’arrivo di Soshyant, e sulle vicende di questo stesso periodo.
2.La Meraviglia di Aushedar-mah circa la sua nascita, la sua gloria, le sue parole e le sue azioni; la durata del Sole nel cielo per venti giorni; la crescita del latte nel bestiame che arriverà al suo massimo, proprio come è detto, e se una mucca adulta produce latte per dieci uomini, egli porterà così tanto latte da soddisfarne cento;
anche la fame e la sete saranno vinte, e con una singola razione si potrà essere soddisfatti per tre notti e chi mangerà una coscia di montone sarà sazio per tre giorni e tre notti;
3.Vi sarà meno decadenza e la vita sarà più lunga, aumenterà l’umiltà e la pace, miglioreranno la liberalità e il piacere nel mondo.
4.Così come è rivelato, quando i primi dieci inverni dell’ultimo millennio trascorreranno, allora gli adoratori di Mazda domanderanno:”Abbiamo davvero meno preoccupazioni di prima, per il buon ricavato dal bestiame, così che cibo e vestiti ci sono meno necessari?
L’amore, a causa di quegli armenti, ci è donato più di quanto non lo fosse prima? Nonostante l’età, i nostri capelli crescono meno sfibrati?
I pensieri, le parole, le azioni delle nostre donne e dei nostri bambini sono migliori d quanto non lo fossero prima?”
5. E non è forse accaduto che egli sia ritenuto incapace di danneggiare e punire un bambino nella sua crescita? Non è forse vero che il demonio della classe Karap, ed essi sono totalmente distrutti da esso con pensieri demoniaci , pensa senza giustizia e privo di simpatia per la giustizia?
6.Qui vicino, nel disordine delle esistenze, accade ciò che sentimmo dagli Antichi, nell’ascoltare i rivelatori di verità adoratori di Mazda?
E ora, anche quando i nostri numeri riescono bene a mantenere il decreto divino, noi santifichiamo la giustizia rumorosamente e strenuamente?
7.Questo è detto, persino che nessuno morirà nell’ultimo millennio, altri che quelli che colpiscono con l’arma del patibolo, e quelli che morirono nella vecchia era.
8.Quando 53 anni di quel millennio rimarranno, dolcezza e gentilezza nel latte e nella verdura saranno così complete che, a causa della libertà dell’umanità dalla carenza di carne, si smetterà di mangiare carne e il cibo prediletto sarà latte e verdura.
9.Quando rimarranno 3 anni l’umanità cesserà anche di bere latte e gli unici cibi saranno acqua e verdure.
10.E nel suo millennio (di Aushedar-mah) le catene di Zohak si romperanno, il risveglio di Keresaspo per la sconfitta di Zohak, l’arrivo di Kay Khusro e dei suoi compagni per assistere Soshyant nella produzione del rinnovamento dell’universo e nei provvedimenti per l’umanità secondo le leggi Gathic; nel suo millennio si manifesteranno anche molte altre meraviglie.
11.Ed è detto anche:”Quando quel millennio sarà interamente trascorso, che è il secondo della religione dei seguaci di Mazda, cosa sarà dopo il primo secolo?”
12.E Ohrmazd così parlò:”Il sole si nasconderà”.
13.”E cosa accadrà dopo il secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono e decimo secolo?”
14. E Ohrmazd così parlò:”Il sole si nasconderà”.
15.E quando non ancora 30 inverni del decimo secolo saranno trascorsi, quella Vergine, Gobak-abu, camminerà sull’acqua;
lei che sarà la madre di quel predestinato Soshyant che sarà colui che trascinerà via le forze distruttive,
e la sua stirpe è quella dei Vohu-roko-i Frahanyan della famiglia di Isadvastar, figlio di Zartosht che è il quarto di Arang.
16.”Quella Vergine, colei che è Superiore a Tutto e così tutto sovrasta, poiché attraverso la sua gravidanza ella porta colui che tutto sovrasta, sia le afflizioni causate dai demoni che quelle causate dall’umanità”
17.Lei si siederà nell’acqua, quando compirà 15 anni, e in lei verrà introdotto “colui che viene chiamato il Benefattore Trionfante, e il suo titolo sarà Creatore di Corpi, così come Benefattore e benefici dell’intera esistenza incarnata, così come un Creatore ha il possesso del corpo e della vita, come delle suppliche circa il fastidio dell’esistenza incarnata e umana.”
18. Sia prima che dopo la gravidanza ella non si sarà congiunta con uomini. 19.Quando quell’uomo (Soshyant) avrà 30 anni, il sole per 30 giorni e 30 notti brillerà in alto allo zenith, e giungerà nel luogo assegnatogli.

DENKARD, libro 7, capitolo undici – Soshyant e il Rinnovamento –
1. Sulla Meraviglia che accadrà dopo la fine del millennio di Aushedar-mah e l’arrivo del Benefattore Trionfante, fino alla fine del 57esimo anno di Soshyant e la produzione di un rinnovamento delle esistenze.
2.Sulle meraviglie di Soshyant , magnificente e glorioso, si dice che “quando la venuta dell’ultima rotazione delle rotazioni stagionali di Aushedar-mah avverrà, l’uomo Soshyant nascerà e il cui cibo è spirituale e il corpo solare (il suo corpo sarà raggiante come il sole)”; ed è detto inoltre:”egli osserverà ogni cosa con i suoi potenti 6 occhi, e vedrà i rimedi per la persecuzione delle forze demoniache.
3.E inoltre, con lui sarà il trionfo della gloria Kayan “che il potente Faridoon sorresse quando fu sconfitto da lui; anche Kay Khosraw lo sorresse quando Tur Frangrasiyak fu colpito da lui; anche Frangrasiyak sorresse quando Drve Zenigak fu colpito da lui; e Drve Zenigak lo sorreggerà quando tu lo attrai verso la giustizia, e attraverso esso egli trascinerà via i demoni dal mondo della giustizia.”
4.E ancora, nel suo 57esimo compleanno avverrà l’annientamento delle forze del Male della razza dalle due gambe e delle altre, e il soggiogamento delle malattie e della vecchiaia, della morte e delle persecuzioni, e della tirannia del demonio, dell’apostasia, della depravazione; là crescerà una vegetazione perenne e il dono originale dell’allegria; e ci saranno 17 anni dieta vegetale, 30 anni di dieta a base di acqua, 10 anni di cibo spirituale.
5.E tutto lo splendore, la gloria, il potere che emergeranno in tutto lo splendore, gloria e potere, di Soshyant ricadranno su quelli che saranno con lui , e molti degli esseri umani inferiori saranno risvegliati splendidi e potenti; e attraverso il loro potere e la loro gloria le truppe del male saranno sconfitte.
6.E tutto il genere umano sarà unito nella religione di Ohrmazd, per volontà del Creatore, il comando di quell’apostolo, e gli sforzi dei suoi seguaci.
7.Al termine dei 57 anni il male e Ahriman saranno annientati, e giungerà il rinnovamento per le future esistenze, e l’intero creato avrà purezza e perfetto splendore.
8.Proprio come ci dice la rivelazione:”Quando il millennio sarà interamente trascorso, cioè il terzo della religione degli adoratri di Mazda, colui che gli adoratori di Mazda chiamano Trionfante avanzerà dalle acque Kanyisa con mille seguaci e con fanciulle dai comportamenti casti, ed egli sgominerà popoli tirannici e li annienterà.
9.Poi gli adoratori di Mazda colpiranno e nessuno colpirà loro.
10.Poi gli adoratori di Mazda solleciteranno il desiderio di un rinnovamento nelle esistenze, Signore unico sempre esistito e sempre benefattore.
11.”Poi Io, che sono Ohrmazd, produrrò il rinnovamento secondo il desiderio tra le esistenze, Signore unico sempre esistito e sempre benefattore”.

Paragrafo 11. Raggio di Sole – Luce come manifestazione simbolica di Dio

DIVINA COMMEDIA Paradiso: Canto XXX
O isplendor di Dio, per cu’ io vidi
l’alto triunfo del regno verace,
dammi virtù a dir com’io il vidi!

Lume è là sù che visibile face
lo creatore a quella creatura
che solo in lui vedere ha la sua pace.

E’ si distende in circular figura,
in tanto che la sua circunferenza
sarebbe al sol troppo larga cintura.

Fassi di raggio tutta sua parvenza
reflesso al sommo del mobile primo,
che prende quindi vivere e potenza.

E come clivo in acqua di suo imo
si specchia, quasi per vedersi addorno,
quando è nel verde e ne’ fioretti opimo,

sì, soprastando al lume intorno intorno,
vidi specchiarsi in più di mille soglie
quanto di noi là sù fatto ha ritorno.

Sandro Botticelli, Paradiso, Canto XXX, 1490

DIVINA COMMEDIA Paradiso: Canto XXVIII
E com’io mi rivolsi e furon tocchi
li miei da ciò che pare in quel volume,
quandunque nel suo giro ben s’adocchi,

un punto vidi che raggiava lume
acuto sì, che ‘l viso ch’elli affoca
chiuder conviensi per lo forte acume;

e quale stella par quinci più poca,
parrebbe luna, locata con esso
come stella con stella si collòca.

Forse cotanto quanto pare appresso
alo cigner la luce che ‘l dipigne
quando ‘l vapor che ‘l porta più è spesso,

distante intorno al punto un cerchio d’igne
si girava sì ratto, ch’avria vinto
quel moto che più tosto il mondo cigne;

e questo era d’un altro circumcinto,
e quel dal terzo, e ‘l terzo poi dal quarto,
dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.

Sopra seguiva il settimo sì sparto
già di larghezza, che ‘l messo di Iuno
intero a contenerlo sarebbe arto.

 

Gustave Doré (1832 – 1883): Paradiso, Canto XXVIII

Paragrafo 12. Santa Sara, Vergine Nera
La Festa di Santa Sara, Vergine Nera, 24 e 25 Maggio
di Claudio Gandolfo da IL GIORNALE DI BRESCIA, dal sito http://www.utoughifanclub.it /sito/musica/storia%20mitologia/SARA.HTM

“Ogni anno a fine maggio migliaia di rom confluiscono in Camargue, alle Saintes Maries de la mer, provenienti da tutta Europa.
Musiche tzigane, danze gitane, processioni: per giorni sacro e profano si mescolano in un’unica kermesse.
“Viva la Santa Sara! Viva le Sante Marie!”.
Diecimila zingari, molti vestiti in variopinti costumi tradizionali, gridano la loro devozione alla loro patrona: santa Sara.
E’ il 24 maggio in Camargue, Francia.
L’aria è tersa, la luce ha un fulgore abbacinante. Qui ci sono colori ed atmosfere speciali che hanno attirato Van Gogh
e il fior fiore degli impressionisti di fine Ottocento.
La campagna è punteggiata di mandrie di cavalli e di tori che pascolano allo stato brado.
Gli stagni pullulano di fenicotteri rosa.
Natura selvaggia, spazi senza confini.
Dove, se non qui, può darsi convegno le “peuple du voyage”, il popolo in perenne cammino? Ci sono rom, gitani, tzigani, manouches, sinti, in una parola, tutti i rami di quell’immensa famiglia, mossasi duemila anni fa dal Pakistan e dall’India, e che noi oggi, con termine generico, chiamiamo zingari.
Sono qui o per sciogliere un voto, o per far battezzare i nuovi nati, oppure, e sono i più, semplicemente per esternare la loro fede cristiana, che le “peuple du voyage” ha abbracciato da tempo immemorabile.
Forse fin dai primordi.
E’ festa grande e c’è grande movimento, il 24 maggio a Les Saintes Maries de la mer, capitale della Camargue, 30 Km a sud di Arles.
Non vengono qui a caso gli zingari.
Narra la leggenda (non priva di verosimiglianza storica) che dopo la crocifissione di Gesù, per sottrarsi alle prime persecuzioni, fuggirono insieme dalla Palestina Maria Salomè, madre degli apostoli Giovanni e Giacomo, Maria “Jacobè”, sorella della Madonna, Maria Maddalena Marta, Trofima e Lazzaro il resuscitato, poi divenuto, secondo la tradizione, primo vescovo di Marsiglia.
Si imbarcarono in Terra Santa, su un natante privo di remi e di vele e, guidati dalla mano di Dio, approdarono miracolosamente sul delta del Rodano, proprio davanti all’attuale villaggio delle Saintes Maries de la mer.
Il gruppo si disperse, ma qui si fermarono Maria Jacobè e Maria Salomè, assieme alla loro serva nera, Sara,forse di etnia rom.
E’ in loro onore che oggi il paese si chiama Le Sante Marie del mare.
I resti delle pie donne riposano in uno scrigno custodito nella chiesa-fortezza locale: un edificio molto particolare, che risale addirittura ai tempi di Carlo Magno (810 d.C.).
Quelli che sono reputati i resti delle Sante, furono ritrovati nel 1486, durante scavi sotto l’altare maggiore.
Analizzati di recente col metodo del carbonio, sono risultati appartenere a donne di probabile origine orientale, vissute nel primo secolo.
Un’impressionante concordanza con la tradizione.
Fin dai primi secoli della nostra era il popolo rom scelse Santa Sara, Sara la Khalì (Sara la Nera) come propria patrona e da lungo tempo la onora con un pellegrinaggio che tocca il culmine il 24 maggio di ogni anno.
Gli zingari arrivano da tutta Europa. A migliaia.
Uno spettacolo.
Fino a una cinquantina di anni fa comparivano sui carrozzoni variopinti tirati dai cavalli.
Oggi usano modernissime roulottes. Ma l’atmosfera non è cambiata di molto.
Fanno la parte del leone gli tzigani dell’est con i loro impareggiabili violini e, soprattutto, i gitani spagnoli.
Cominciano a farsi vedere tre o quattro giorni prima delle festa.
La sera, nel clima dolce della primavera trionfante, si radunano nel piazzale della chiesa-fortezza e, dividendosi a gruppi, si esibiscono in estemporanei quadri di flamenco.
Ci sono tutti gli ingredienti: palmas, cajon, cantaores, chitarristi e bailaores.
Per primi arrivano i chitarristi: due, tre, anche quattro.
Di solito bravissimi. Poi si aggiunge il “cantaor” essenziale perché lo spettacolo prenda vita.
Gorgheggia arzigogolanti nenie che raccontano di passioni, di amori travolgenti e di morte.
Quindi si forma il gruppo che “tiene” le palmas, per marcare il ritmo (il compas), battendo opportunatamente le mani in tempo e in controtempo.
A volte c’è anche un percussionista che batte un improvvisato “cajon” (tamburo).
Il tocco finale lo danno i bailaores: ballerini e danzatrici, gente comune, ma di grande arte, che si stacca dal pubblico e si esibisce secondo quanto detta il personale talento.
Lo spettacolo va avanti fino a notte fonda, in vari angoli della piazza.
I gruppi flamencheri si formano spontaneamente e spontaneamente si sciolgono.
Tutto avviene attorno alla chiesa come se idealmente la “santa Sara” fosse chiamata a presiedere le musiche, le danze e i canti.
Ma il giorno trionfale della santa è il 24. Presenti i vescovi delle diocesi vicine ad Arles, di Marsiglia e talvolta anche di Avignone, la cassa preziosa con i resti di Sara e delle due Marie viene tolta dalla nicchia della chiesa e portata in processione fino sulla spiaggia.
Anzi, fino dentro al mare, là, nel punto in cui duemila anni fa approdò la barca proveniente dalla Palestina.
Il corteo che si snoda dalla chiesa fino al mare è formato da tutti gli zingari convenuti: otto, forse dieci mila tutti gli anni.
Guardia d’onore della processione sono gli uomini di Camargue a cavallo, con i loro abiti tradizionali e le donne “arlesiane” (di Arles) con i costumi tipici ricamati a pizzi e trine.
La cerimonia si ripete anche il giorno seguente.
Poi la sera del 25, le migliaia di roulottes che assediavano il villaggio, quasi per incanto svaniscono.
Il popolo rom si mette di nuovo in viaggio, di nuovo per le vie del mondo, forse alla ricerca di un luogo perfetto, di un assoluto che non troverà mai.
Passata la festa, anche la Camargue torna ai suoi ritmi usuali, con i suoi cavalli e i suoi tori allo stato brado, con i suoi fenicotteri rosa in lento movimento negli stagni, con la sua luce accecante, con i suoi spazi infiniti…….”

Paragrafo 15. Corno e raggio di sole: ipotesi di simboli con medesima valenza semantica ed etimologica.

Corno di Unicorno, esposto al museo di Cluny
Tapezzeria francese del 1480 circa raffigurante l’Annunciazione

Al fine di stabilire un definitivo collegamento tra corno e simbolo solare connesso all’idea di fertilità-fecondazione-rigenerazione è opportuno evidenziare che per alcune popolazioni orientali
“CORNA” , “ RAGGIO” e “CORONA” derivano da identica radice etimologica: KRN.
In ebraico: Keren=raggio ed anche corno;
Keren Or= Raggio di Luce.
L’aggettivo Karnaim=Cornuto è attributo a divinità della fertilità come Ashtoreth (a Sidone, in Fenicia, Astarte era raffigurata incoronata da una testa di toro e il nome biblico “Ashteroth Karnaim” , Gn.14,5, ricordato nella Genesi come il luogo della battaglia tra Chedorlaomer e i Refaim, si chiamava così poiché ospitava probabilmente un santuario in cui la dea era rappresentata con le corna).
Nell’antichità moltissime divinità maschili con connotazioni solari erano raffigurati con uno o due corna; la mia ipotesi è che si abbinasse una fertilità ctonia, di terra, ad una fertilità “cosmologica”, di cielo, legata al cambiamento stagionale; inoltre un raggio di sole stilizzato in effetti somiglia molto ad un corno; successivamente il linguaggio allegorico Cristiano ha mutuato questi simboli (corno-raggio di sole) pagani trasferendoli su un piano esclusivamente spirituale (vedi ad es. il passaggio dal selvaggio/reale rinoceronte-bufalo-toro ad un più mitico-favoloso-mistico, ma ugualmente potente, Unicorno, che nella lingua ecclesiastica è sia Cristo che Spirito Santo).
Riporto a testimonianza una serie di antiche divinità solari, dotate appunto di corno-corna quale attributo volto a sottolinearne la fertilità-la potenza riproduttiva.

BAAL
In Medio Oriente Baal Karnaim significa letteralmente “signore delle corna”, e Baal è il dio del sole.
Baal, lett. “Signore”, era un’importante e composita divinità siro-cananea: dio fallico delle fertilità, personificazione del Sole benefico, dio supremo che esaudisce i desideri e assicura la prosperità.
“Il ciclo di Baal e d sua sorella Anat (Astarte) è formato da una serie di vicende non sempre coerenti, risalenti forse al XIV secolo a.C., legati al culto della fertilità.Nel culto cananeo Baal è l’aiutante della dea. E’ fertilizzatore, datore di vita, rigeneratore, ristoratore. Nella mitologia cananea egli compare come il distruttore del drago cosmico e caotico Zabil Yammu, il serpente del mare. Con questa vittoria egli diviene la figura di primo piano del pantheon siro-cananeo, ponendo sullo sfondo quello che era il dio supremo, El. Baal è il salvatore del cosmo, ma ad un certo punto viene ucciso dal suo avversario Mot, il signore dell’oscuro mondo sotterraneo e delle forze sinistre della morte, della sterilità e della siccità, nel calore dell’estate senza pioggia. E mentre Baal si trova nelle regioni sotterranee, la vegetazione languisce. Quando alla fine la potente sorella-sposa Anat lo fa uscire dal mondo ctonio e lo ricolloca nella sua funzione, la siccità finisce, e la fecondità ritorna sulla terra. Come compagno di Anat, Baal rappresenta l’elemento fecondatore maschile. Anat, di cui Baal è la controparte maschile, ha un carattere tellurico-lunare. Come la pioggia è il principio maschile, così la terra-luna è l’elemento femminile divino che presiede alla regolarità dei cicli naturali fecondi.” (Fabio Brotto)

Baal raffigurato con un solo corno, che curiosamente lo rende molto simile all’immagine dell’unicorno…Nel caso specifico, probabilmente il corno unico è un simbolo fallico e sta a significare il potere di generare la Vita

APOLLO
Apollo, in quanto dio degli Iperborei (nota 1), era Karneios, cioè “irradiante” e “ potente’ e il suo simbolo più caratteristico è proprio quello delle corna.
A Delo oltre alla pietra cubica che rappresentava la montagna simbolo di potenza e di elevazione, sorgeva un altro altare, chiamato Keraton, formato di corna di buoi e di capre solidamente unite. Le corna, dunque, come la corona, sono l’insegna del potere e del rango elevato e la raffigurazione dei raggi luminosi, a loro volta attributi di potenza sacerdotale e regale.
Il tempio di Apollo a Thera è dedicato al culto di Karneio Apollo; tale culto si ritiene risalga alla fondazione della città nell’VIII secolo a.C.

 

Conio raffigurante Apollo Karneio

KRISHNA KARNA
L’identico appellativo di “irradiante” lo troviamo nel Krishna Karna Indù, dove Karna rappresenta appunto l’aggettivo solare.
Di Karna (figlio del Sole) si narra nel Mahabharata (nota 2.): Vivasvan, il deva del sole, fecondò in modo miracoloso la vergine Kunti, e Karna fu appunto il suo figlio maggiore (nota 3). Quindi in quest’esempio viene evidenziato il tema: sole ed azione fecondante.

CERNUNNOS
Cernunnos è un altro esempio di associazione corna-sole-fertilità : Dio delle foreste e degli animali selvatici, , il suo nome significa “colui che ha le corna” o “colui che ha le corna appuntite”. La sua figura è fortemente sessuale in quanto Cernunnos simboleggia la forza, la virilità e la fertilità.
La prima immagine conosciuta di Cernunnos è l’incisione rupestre di Paspardo, in Val Camonica, del IV secolo a.C., nella quale il dio è ritratto con le corna di un cervo, porta un torquis ad ogni braccio ed è accompagnato da un serpente con corna d’ariete e da un piccolo fedele col pene eretto.
In altre rappresentazioni egli ha un serpente al posto di un braccio e dalla sacca che tiene in grembo cadono monete o semi, simboli anch’essi di abbondanza e fertilità.

Conio rappresentante Cernunnos: da notare tra le corna il disco-ruota solare con i raggi irradiati
Cernunnos, da un particolare del Gundestrup cauldron, vaso d’argento decorato risalente al I o II sec. a.C.: da notare le corna di cervo del dio. Nella simbologia ecclesiastica Cristo sarà paragonato ad un cervo.

PASHUPATI
Il corrispettivo Indu di Cernunnos è Pashupati, anch’egli dio solare degli Animali. Pashupati è una delle manifestazioni di Shiva ed è rappresentato con le lunghe corna, appunto.

Pashupati, the Lord of Animals, Mohenjo-daro (Indus Valley), circa 2000 a.C.

MITHRA
Mithra merita un successivo ulteriore approfondimento in quanto il suo culto è connesso con una serie di importanti simbologie: la nascita da una pietra (la pietra, come la grotta, è un simbolo femminile), il sacrificio del toro (tauroctonia), il governo dei pianeti ed del movimento del cosmo.
In relazione alla tema in questione (sole-fecondazione), diversi sono gli aspetti rilevanti di questa divinità (alcune di queste caratteristiche vengono nominate e descritte nell’Inno a Mitra” , vedi nota 4):
-Mithra, dio dell’aria e della luce (vedi nota 4), e poiché la luce è accompagnata dal calore, dio della vegetazione e della crescita (nell’iconografia di Mitra che uccide il toro, nella coda dell’animale sono rappresentate delle spighe di grano, a simboleggiare la forza vitale che si libera dal toro morente a favore delle piante verdi.; da notare il sangue associato all’idea di fertilità della terra);
-Mithra come yazata (gli esseri spirituali creati da Ahura Mazda per aiutarlo nella distruzione del male e nell’amministrazione del mondo) è incaricato di proteggere i giusti dalle forze demoniache di Ahriman. E’ quindi una divinità di verità, giustizia e legalità, incaricato di proteggere i patti e i contratti. Questo aspetto è interessante perché in seguito il profeta Malachia scriverà “Dio è Sole di giustizia con raggi benefici”.
-dio degli armenti: nell ‘”Inno a Mitra” lo yazata è chiamato “signore degli ampi pascoli” ;
-dio solare, il cui culto nella Grecia e nella Roma antiche, dal I secolo a.C. al V secolo d.C. circa , fu mescolato ai culti di altre divinità solari (Apollo, Helios) e alla festività del “Deus Sol Invictus”, che ricorreva il 21 Dicembre, giorno del soltizio invernale, in cui si festeggiava la fine del giorno breve e il ritorno dell’ascesa del Sole, a simboleggiare la ripresa della vita e la fecondità della Terra. Rinascita quindi della Luce, aumento del Calore e rinnovamento-rigenerazone.

Alcuni di questi motivi si ritroveranno nella tradizione Cristiana:
-Dio pastore delle anime(Davide, Salmo 23: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.);
-Dio della Giustizia, onnipresente, onnisciente, ordinatore di tutti gli accadimenti del cosmo, dispensatore di fertilità ed abbondanza (Davide, Salmo 24 : Con i prodigi della tua giustizia, tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza, speranza dei confini della terra e dei mari lontani.Tu rendi saldi i monti con la tua cinto di potenza.Tu fai tacere il fragore del mare, il fragore dei suoi flutti, tu plachi il tumulto dei popoli.Gli abitanti degli estremi confini stupiscono davanti ai tuoi prodigi: di gioia fai gridare la terra, le soglie dell’oriente e dell’occidente.Tu visiti la terra e la disseti:la ricolmi delle sue ricchezze.Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu fai crescere il frumento per gli uomini.Così prepari la terra:Ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.Coroni l’anno con i tuoi benefici, al tuo passaggio stilla l’abbondanza. Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza. I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di grano; tutto canta e grida di gioia);
-Dio della luce, del rinnovamento e della rinascita, festeggiato il 25 Dicembre.
-Dio del sacrificio (Giovanni, cap.5: [5]E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? [6]Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue..)

Mitra, con la torcia e un pugnale. La torcia rappresenta la luce che egli porta nel mondo con la sua nascita e il pugnale è lo strumento attraverso il quale verrà eseguito il sacrificio del toro sacro che salverà il mondo dalla sterilità. E’ circondato dallo Zodiaco poiché presiede l’ordine cosmico.

 

Mitra : in quanto Deus Sol Invictus raffigurato con la Corona solare

Riporto qui sotto una ulteriore serie di motivi-simboli riconducibili al tema corno-raggio di sole-fecondità spirituale
Nel libro di Graves “La Dea Bianca”, a pag.239, viene proposta la “Canzone di Armegin”, considerata un inno liturgico risalente al 1268 a.C. e dedicata ad una “divinità onnipotente ed onnipresente”.

– Canzone di Armegin –
“Io sono il vento che soffia sul mare,
Io sono l’onda dell’Oceano;
Io sono il mormorio dell’onda;
Io sono il Bue delle 7 battaglie;
Io sono l’avvoltoio sulla scogliera;
Io sono il Raggio di Sole;
Io sono la pù bella delle piante;
Io sono il Cinghiale selvaggio coraggioso;
Io sono il salmone nel fiume;
Io sono il lago della pianura;
Io sono l’abilità del Demiurgo;
Io sono la Parola della Conoscenza;
Io sono la lancia che dà battaglia;
Io sono Dio che crea il fuoco del pensiero nella testa degli uomini;
Chi illumina tutte le montagne, se non io?
Chi predice le età della luna, se non io?
Chi sa dove il sole tramonta, se non io?
Attribuita al Bardo Armegin

-Song of Armegin –
I am the Wind that blows over the sea,
I am the Wave of the Ocean;
I am the Murmur of the billows;
I am the Ox of the Seven Combats;
I am the Vulture upon the rock;
I am a Ray of the Sun;
I am the fairest of Plants;
I am a Wild Boar in valour;
I am a Salmon in the Water;
I am a Lake in the plain;
I am the Craft of the artificer;
I am a Word of Science:
I am the Spear-point that gives battle;
I am the god that creates in the head of man the fire of thought.
Who is it that enlightens the assembly upon the mountain, if not I?
Who telleth the ages of the moon, if not I?
Who showeth the place where the sun goes to rest, if not I?
– attributed to the Bard Amergin

Nelle glosse riportate accanto al testo (di cui si hanno varie versioni pressoché simili) si spiegano le varie similtudini-metafore, tra cui:
raggio di sole=purezza
bue=forza
cinghiale=valore di un capo.

Altro punto di rilievo: in una versione della canzone il bue viene sostituito con il cervo e Graves afferma (pag.254) che:“il culto del cervo e quello del toro erano evidentemente uniti, ma dei due è più probabile che l’animale pù regale fosse il primo”.
(Egli sottolinea anche la stretta somiglianza fra il verso “Io sono il Bue delle 7 battaglie” e il culto mitraico, in cui Mitra è venerato come “toro dalle sette lotte” e 7 sono i gradi di iniziazione per diventare “soldati di Mitra”)
Note, a mio parere, interessantissime se viste alla luce del simbolismo cristiano successivo.
Nell’allegorismo ecclesiastico infatti troviamo i seguenti parallelismi:
-Cristo è cervo (gli esegeti cristiani sono stati attratti dalla diffusa credenza secondo la quale il cervo sente una profonda avversità per il serpente) o unicorno per mitezza-purezza e in quanto vittima sacrificale; ma è anche “toro” per potenza;
-Cristo è anche “sole di giustizia”;
-lo Spirito Santo è “effluvio di Dio” in forma di “sole” o di “raggio solare” o di “unicorno fecondante”

A conferma riporto le seguenti citazioni tratte dalla tradizione scritta e dalla iconografia religiosa:
1. Tertulliano, alludendo al Cristo, così scrive:”Di Toro è la Sua bellezza, corno dell’unicorno son le sue corna.” (Tertulliano, “Adversus judaeos”cap.10). Paragona inoltre a ferocia dell’unicorno al rigore del Cristo in quanto giudice, e il suo corno alla croce. (vedi nota 5)
Ancora Tertulliano, nella “Risposta agli Ebrei”(vedi nota 6), cap.X, scrive:”Per Giuseppe Cristo è inoltre benedetto da suo padre in questo modo:”La sua gloria è quella di un toro; le sue corna , le corna di un unicorno; …”.
Naturalmente non si intende nessun reale rinoceronte o minotauro. Ma Cristo è “toro” a causa di sue due caratteristiche, la ferocia e la Giustizia; e la gentilezza e la saggezza; Cristo-toro le cui corna sono le estremità della croce;…mentre il punto centrale della trave (nota: credo si intenda l’incrocio) è chamato “unicorno”.
2. Atenagora di Atene (II secolo d.C., apologista cristiano d’origine greca ), nella “Supplica intorno ai cristiani”, scrive che lo Spirito Santo “è effluvio di Dio, che emana e ritorna come raggio solare”.
3. Zaccaria scrive:“Per noi egli (Cristo) ha alzato un corno di salvezza nella casa di Davide”
4.E Malachia:”per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia con raggi benefici e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla”
5. Onorio di Autun (Speculum de mysteriis Ecclesiae), “«Per mezzo di questo animale (l’unicorno) viene rappresentato il Cristo, e per mezzo del suo corno la sua indomabile forza. Colui che si posò in grembo alla Vergine, fu catturato dai cacciatori; ovvero fu scoperto in forma umana dai suoi amatori».
6. Dionigi Areopagita, De coelesti hierarchia 15,8:”il bue indica forza e potenza, capacità di “arare”, cioè di scavare solchi intellettuali che ricevono le piogge feconde del cielo; le corna sono simbolo della forza conservatrice e invincibile.
7. Guillaume le Clerc di Normandia (XIIIe siècle), Bestiaire divin:” «Cette bête extraordinaire (l’unicorno), qui possède une corne sur la tête, représente Notre Seigneur Jésus-Christ, notre sauveur. Il est la licorne céleste qui est venue se loger dans le sein de la Vierge, qui est d’une si grande bonté. En elle, ilr evêtit forme d’homme, et c’est ainsi qu’il se montra aux yeux du monde .»

8.Chiesa di S.Eustachio, Roma (nota 7)

Sant’Eustachio

9. mosaico della Cattedrale di Trani: la raffigurazione di un cervo e di una cerva ai lati dell’albero della vita, simbolo del bene, allude alla capacità dei due animali di purificarsi

10.Rappresentazione di Cristo come dio solare Helio-Sol Invictus sul carro trionfale del sole: mosaico del terzo sec. delle grotte Vaticane sotto la Basilica di S.Pietro.

11.Mosè, che quando scende dal monte Sinai dove ha ricevuto la Tavola dei Comandamenti da Dio ha la testa circondata di luce, viene raffigurato sia da Michelangelo che da Chagall con due corni, a sottolineare la medesima valenza semantica ed etimologica.

Michelangelo, Mosé
Marc Chagall, Mosé riceve le tavole della legge
Marc Chagall, Moses Blesses Joshua, from the Story of Exodus, 1966
Moses and the Burning Bush

12. Due rappresentazioni della Santa Trinità in cui l’Unicorno è lo Spirito Santo.
-La prima è un’illustrazione de “Le profezie papali” attribuita a Gioacchino da Fiore, dodicesimo sec.;
-la seconda è tratta dal “Explanatio Imaginum” di Scaliger, 1570;

NOTE
nota 1. Gli Iperborei, popolo che i riteneva dimorasse nell’estremo Settentrione, sono menzionati presso numerosi autori dell’antichità latina e greca: Ecateo di Mileto, Erodono, Ecateo di Abdera, Eschilo, Diodoro Siculo, Luciano, Stradone, Virgilio, Plnio il Vecchio.

nota 2. Il Mahabharata (Grande racconto di Bharata): è il più grande poema epico dell’India antica. Composto in un periodo temporalmente molto esteso, collocabile tra IV secolo a.C. e IV secolo d.C. , narra il conflitto tra i cugini Kaurava e Pandava, entrambi discendenti da Bharata.

nota 3. Dal Mahabharata: 12 Kunti e il figlio del sole
“Erano passati diversi mesi dalla partenza del saggio, quando una mattina Kunti, nel veder sorgere il sole, rimase incantata dalla bellezza di quell’astro celeste. Si chiese quanto dovesse essere bello il deva che governava un pianeta così caldo e affascinante, e provò un forte desiderio di vederlo personalmente. Fu allora che le venne in mente il mantra che Durvasa le aveva insegnato, e impulsivamente lo recitò, pensando a Vivasvan. Appena un attimo dopo la stanza fu inondata da una luce abbagliante e lì Kunti, protetta dal mantra stesso, si trovò di fronte al tanto adorato deva. Ma subito la ragazza si rese conto di essersi com-portata troppo superficialmente chiamando davanti a sé una divinità solo per un gioco infantile così, dopo avergli offerto delle preghiere, si scusò con lui.
“Non devi scusarti affatto,” rispose Vivasvan sorridendo, “poiché la tua avvenenza è tale che può attrarre anche un abitante dei pianeti superiori. Ora io sono qui, pronto a soddisfare ogni tuo desiderio.”
Kunti impiegò del tempo prima di capire la verità, e quando la apprese si sentì disperata.
“Come posso io generare un figlio?” disse fra le lacrime. “Non sono ancora sposata, e se facessi una cosa del genere nessuno mi vorrebbe più.”
“Non preoccuparti per questo,” rispose il deva, “poiché nostro figlio nascerà immediatamente dopo la nostra unione e tu non perderai la verginità.”
Così nacque Karna.
Al momento della nascita indossava un’armatura naturale e due meravigliosi orecchini, che erano un tutt’uno col corpo. Kunti, estasiata dalla straordinaria bellezza e grazia del bambino, sentì nascere in sé un grande amore materno; pure la ragione le impose di non lasciarsi trasportare dai sentimenti per cui, ponendolo in una cesta, lo abbandonò alla corrente del Gange, facendolo sorvegliare a distanza da una ragazza.“

Kunti

nota 4: Khorda Avesta

10. MIHR YASHT (“Hymn to Mithra”)
…………
Unto Mithra, the lord of wide pastures, who has a thousand ears, ten thousand eyes, a Yazata invoked by his own name, and unto Rama Hvastra,1
Be propitiation, with sacrifice, prayer, propitiation, and glorification.
Yatha ahu vairyo: The will of the Lord is the law of holiness….
……..
‘The ruffian who lies unto Mithra3 brings death unto the whole country, injuring as much the faithful world as a hundred evil-doers4 could do. Break not the contract, O Spitama! neither the one that thou hadst entered into with one of the unfaithful, nor the one that thou hadst entered into with one of the faithful who is one of thy own faith.5 For Mithra stands for both the faithful and the unfaithful.
….
‘Mithra, the lord of wide pastures, gives swiftness to the horses of those who lie not unto Mithra.
‘Fire, the son of Ahura Mazda, gives the straightest way to those who lie not unto Mithra.
‘The good, strong, beneficent Fravashis of the faithful give a virtuous offspring to those who lie not unto Mithra.
‘For his brightness and glory, I will offer unto him a sacrifice worth being heard, namely, unto Mithra, the lord of wide pastures.
‘We offer up libations unto Mithra, the lord of wide pastures, who gives a happy dwelling and a good dwelling to the Aryan nations.
‘May he come to us for help! May he come to us for ease! May he come to us for joy! May he come to us for mercy! May he come to us for health! May he come to us for victory! May he come to us for good conscience!6 May he come to us for bliss!7 he, the awful and overpowering, worthy of sacrifice and prayer, not to be deceived anywhere in the whole of the material world, Mithra, the lord of wide pastures.
‘I will offer up libations unto him, the strong Yazata, the powerful Mithra, most beneficent to the creatures: I will apply unto him with charity8 and prayers: I will offer up a sacrifice worth being heard unto him, Mithra, the lord of wide pastures, with the Haoma and meat, with the baresma, with the wisdom of the tongue, with the holy spells, with the speech, with the deeds, with the libations, and with the rightly-spoken words.
…..
‘We sacrifice unto Mithra, the lord of wide pastures, who is truth-speaking, a chief in assemblies, with a thousand ears, well-shapen, with ten thousand eyes, high, with full knowledge,10 strong, sleepless, and ever awake;1
…….
‘He who moves along all the karshwars, a Yazata unseen, and brings glory; he who moves along all the karshwars, a Yazata unseen, and brings sovereignty; and increases21 strength for victory to those who, with a pious intent, holily offer him libations.
…….
‘We sacrifice unto Mithra, the lord of wide pastures, …. sleepless, and ever awake,
‘Who is lordly, deep, strong, and weal-giving; a chief in assemblies, pleased with prayers,28 high, holily clever, the incarnate Word, a warrior with strong arms.
….
‘Who upholds the columns of the lofty house and makes its pillars31 solid; who gives herds of oxen and male children to that house in which he has been satisfied; he breaks to pieces those in which he has been offended.
………
‘We sacrifice unto Mithra, the lord of wide pastures, …. sleepless, and ever awake;
‘Firm-legged62, a watcher fully awake; valiant, a chief in assemblies; making the waters flow forward; listening to appeals; making the waters run and the plants grow up; ruling over the karshwars63; delivering64; happy65; undeceivable; endowed with many senses66; a creature of wisdom;
……

nota 5: Tertulliano, “Adversus judaeos”, cap.10
“Nam et benedicitur a patre in haec verba Ioseph: Tauri decor eius, cornua unicornis cornua eius; in eis nationes ventilabit pariter ad summum usque terrae. Non utique rhinoceros destinabatur unicornis nec minotaurus bicornis, sed Christus in illo significabatur, taurus ob utramque dispositionem, aliis ferus ut iudex aliis mansuetus ut salvator, cuius cornua essent crucis extima — nam et in antemna navis quae crucis pars est hoc extremitates eius vocantur —, unicornis autem medio stipite palus. [8] Hac denique virtute crucis et hoc more cornutus universas gentes et nunc ventilat per fidem auferens a terra in caelum et tunc ventilabit per iudicium deiciens de caelo in terram. Idem erit et alibi taurus apud eandem scripturam.”

nota 6: Tertulliano “An Answer to the Jews”
Chapter X.-Concerning the Passion of Christ, and Its Old Testament Predictions and Adumbrations.
For Joseph is withal blest by his father206 after this form: “His glory (is that) of a bull; his horns, the horns of an unicorn; on them shall he toss nations alike unto the very extremity of the earth.” Of course no one-horned rhinoceros was there pointed to, nor any two-horned minotaur. But Christ was therein signified: “bull,” by reason of each of His two characters,-to some fierce, as Judge; to others gentle, as Saviour; whose “horns” were to be the extremities of the cross. For even in a ship’s yard-which is part of a cross-this is the name by which the extremities are called; while the central pole of the mast is a “unicorn.” By this power, in fact, of the cross, and in this manner horned, He does now, on the one hand, “toss” universal nations through faith, wafting them away from earth to heaven; and will one day, on the other, “toss” them through judgment, casting them down from heaven to earth.

nota 7: S.Eustachio. Il simbolo araldico risale ad una leggenda cristiana. Placido, capitano delle milizie sotto Traiano, nell’andare a caccia sui monti della Mentorella sopra Tivoli, s’imbattè in un cervo che fra le ramose corna portava il volto del Redentore. Scosso dal miracolo, Placido si convertì e, battezzato, prese il nome di Eustachio.

Paragrafo 16. Gilbert Durand e il simbolo del Corno
G. Durand, ne “Le strutture antropologiche dell’immaginario”, colloca il CORNO nel REGIME DIURNO, tra i simboli ascensionali e diairetici (“diairetico» da ‘diairesis’, ‘divisione’, vedi nota 1), gruppo che si oppone ai simboli di “caduta” (vertigine, vortice, sole nero, labirinto, tartaro, inferno, fogna, intestino,ecc.).
Per D. la verticalizzazione del corpo umano induce nell’uomo una serie di idee simboliche in cui la TESTA rappresenta la “sommità”, l’”elevazione”.
La Testa (e quindi tutti i suoi elementi costitutivi: fronte, occhi, arcate sopraciliari, ecc.) rappresenta “il centro e il principio di vita, di forza fisica e psichica, il ricettacolo dello spirito e della saggezza.”
D. evidenzia una reciprocità simbolica tra la testa ed il membro virile in erezione, entrambi rappresentativi della simbologia microcosmica (microcosmica perché ricondotta alla dimensione umana) della potenza.
E il corno, per la forma allungata/eretta e per la posizione frontale sulla testa,
raccoglie ambedue le caratteristiche.
M.Bonaparte nota che in ebraico QUEREN significa sia “corno” che “potenza-forza”, come in sanscrito SRNGA e in latino CORNU.
Ma il corno è anche una poderosa arma Naturale, ed in quanto tale, associato alle peculiarità già dette, unifica l’Onnipotenza con l’aggressività positiva: potenza aggressiva del Bene contro il Male.
A conferma di ciò, D. cita le numerose divinità-personaggi “cornuti”:
Yama, Baal, Mosé, Bacco latino, ecc.

Nota 1. Nella dialettica il termine “diairetico” indica l’azione di “distinzione”
del pensiero attraverso il “disgiungere” le parti di un concetto o di un discorso.
Troviamo in un passo del Fedro di Platone una descrizione del metodo diairetico:
“FEDRO : E l’ altro procedimento , Socrate , qual é ?
SOCRATE : Il poter nuovamente dividere per specie , seguendo le articolazioni naturali , senza tentare di spezzare alcuna parte come farebbe un cattivo macellaio , ma fare come fecero poco fa i due discorsi che assunsero come unica specie comune la follia mentale . E come da un unico corpo nascono per natura parti doppie e omonime , chiamate le une ” sinistre ” , le altre ” destre ” , così anche i due discorsi hanno considerato la follia come un’ unica specie presente in noi naturalmente . Il primo , tagliando la parte sinistra e poi suddividendola ulteriormente , non ebbe termine prima di aver trovato fra le parti tagliate un amore chiamato ” sinistro ” e di averlo criticato a buon diritto . Il secondo discorso , invece , dopo averci condotto nella parte destra della mania e avervi trovato un amore uguale all’ altro nel nome , ma di natura divina , ponendolo avanti , lo lodò come fonte dei nostri beni più grandi . “

Paragrafo 17. Passaggio da due ad un solo corno
Ha un significato il passaggio da due corna ad un solo corno, cioé dal cervo-toro-bue all’unicorno? Direi di sì.
R.Caillos, ne Il mito del liocorno introduce l’ipotesi che l’unico corno, spiraliforme, sia il prodotto della fusione di due corni in uno solo.
Lambspritick nel “De Lapide philosophica”: “…avendo il Cervo due corna e l’Unicorno uno – il Cervo viene a rappresentare la Dualità, mentre l’Unicorno è simbolo dell’Unità. “
Anche il già citato Tertulliano assegnava ad un “corno/estremità della croce” qualità “tremende” (giustizia e ferocia) e all’altro attributi più miti (gentilezza e saggezza); l’incrocio, il punto di unione dei bracci della croce, viene chiamato appunto “unicorno”.
Concludo con il mio amato Jung, in Alchimia e Psicologia:”Il corno, in quanto segno di forza e potenza, ha carattere maschile; è però contemporaneamente anche un calice che, in quanto recipiente, ha significato femminile. Si tratta dunque di un SIMBOLO UNIFICATORE CHE ESPRIME LA POLARITA’ DELL’ARCHETIPO”.
Per concludere…

Mi sembra chiaro quindi che riti-divinità-culti-simboli inizialmente ctonii, legati al mondo agreste ed animale, si sono gradualmente distanziati sempre di più dall’elemento naturale verso una visione più ampia e trascendente della vita umana, per essere infine ripresi-mutuati dal Cristianesimo.
Dall’idea pagana di fertilità-fecondazione della terra legata alla rinascita del sole-della luce-del calore si passa ad un’idea di fecondità spirituale: lo Spirito Santo feconda la Vergine Maria, ed il figlio generato è “il Figlio di Dio”.
Figlio di Dio che in realtà è Dio stesso, come ci dice l’apostolo Giovanni, 1-14 :”E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. ”
Cristo è il Verbo, dunque. Cristo è anche colui che sconfigge la Morte, il Buio, è “luce nell’oscurità”.
E porta la Luce Divina attraverso il “veicolo” dell’Amore e del Sacrificio di sé.
Non mi addentro sulla rilevanza religiosa della sua figura. Mi limito ad osservare che, sul piano
della psicologia femminile, quest’ultimo livello spirituale/di “significato” rappresenta il più alto grado di manifestazione dell’Animus, o parte maschile, secondo Jung.
Benché diversi analisti junghiani contemporanei contraddicano questa differenziazione-sdoppiamento tra “animus maschile” ed “anima femminile” a favore di tesi più unitarie, a mio parere c’è invece una differenza di genere tra coscienza-inconscio maschile e femminile.
Sono concorde con Jung (“L’uomo e i suoi simboli”): “L’animus per la donna rappresenta l’AZIONE , lo spirito d’iniziativa, il coraggio, l’obiettivtà e la maturità spirituale. ..L’Animus passa attraverso un processo di sviluppo di 4 stadi:
-in principio si manifesta come la personificazione di un puro potere psichico, un uomo-muscolo (per es. un attore, un campione d’atletica);
-al secondo stadio rivela spirito d’iniziativa e capacità d svolgere un’azione pianificata;
-al terzo, l’Animus diviene la “parola”, manifestandosi spesso nelle vesti di un sacerdote o di un professore
-infine, nella sua quarta realizzazione, l’Animus è l’incarnazione del SIGNIFICANTE.
A quest’altissimo livello assume la funzione di mediatore dell’esperienza religiosa, mentre la vita si apre alla pienezza di nuovi significati. La donna acquista fermezza spirituale, una sorta di invisibile sostegno interno, che la compensa della sua fragilità esteriore.”
Personalmente ritengo che la disposizione femminile “erotica” all’unione, alla non-differenziazione, al mescolamento, all’empatia, non può che trarre beneficio dalla disposizione maschile alla Luce, alla coscienza, alla DIFFERENZIAZIONE, alla separazione-distacco, alla razionalità, all’intelletto.
Mi rendo conto che risulto molto poco moderna, ma per me esistono realmente due principi archetipici opposti del sentire-percepire:
Eros, che valorizza la ricezione e la soggettività, è ricettivo e creativo come il grembo materno e la terra;
Logos ncarna la legge, la parola, il potere, il significato e l’oggettività.
Sono anche però del parere che un individuo possa sviluppare-coltivare entrambi i principi.
L’archetipo dell’Unicorno per me rappresenta in definitiva la fecondazione spirituale della donna da parte del maschile e la nascita di una sua propria “luce interiore, guida spirituale”.