Le stelle nel cielo

Le stelle nel cielo
fiabe inglesi raccolte da Joseph Jacobs

Questa versione della fiaba “The Stars in the Sky” è tratta dalla raccolta di Joseph Jacobs “English Fairy Tales” ed è stata da me liberamente tradotta dai siti web: – http://www.surlalunefairytales.com/authors/jacobs/moreenglish/starssky.html – http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft34.htm Le immagini sono tratte dal sito http://www.artmagick.com/ e dal sito: http://www.grandmasgraphics.com/index.php L’immagine sotto il titolo è il particolare di un’illustrazione di Stepan Zavrel

’era una volta e c’erano due volte, e c’erano anche tutti i tempi di cui ho memoria, una piccola fanciulla che piangeva ogni giorno per avere le stelle del cielo con cui giocare.
Non desiderava questo, non desiderava quell’altro, ma desiderava le stelle, sempre.
Così un bel giorno la ragazzina decise che sarebbe andata a cercarle.
Camminò, camminò e camminò, fino a che non giunse ad una diga con un mulino.
“Buongiorno a te, diga” – lei disse – sto cercando le stelle nel cielo per giocare. Ne hai vista qualcuna?”
“Oh, sì, bella signorina” – rispose la diga – “Brillano sul mio viso ogni notte e non mi fanno dormire! Salta su e forse ne troverai una!”
Lei saltò e nuotò, nuotò e nuotò, ma non ne vide alcuna.

Così proseguì fino a che non arrivò ad un torrente.
“Buongiorno a te, torrente” – lei disse – “sto cercando le stelle nel cielo per giocare. Ne hai vista qualcuna?”
“Oh, sì, bella fanciulla” – rispose il torrente – “Luccicano sulle mie rive ogni notte. Sguazza nell’acqua e forse ne troverai una.”
Lei sguazzò, sguazzò e sguazzò, ma non ne trovò.
Così continuò il suo cammino, fino a che non incontrò una fata.

“Buongiorno a te, fata” – lei disse – ” sto cercando le stelle nel cielo per giocare. Ne hai vista qualcuna?”
“Oh, sì, bella bimba” – rispose la fata – “Splendono sul prato la notte! Danza insieme a noi e forse le vedrai!”
Lei ballò, ballò e ballò, ma stelle proprio non ce n’erano…
La piccolina si sentì assai triste e delusa, e pianse:
“Oh, povera me! Ho nuotato, ho sguazzato, ho danzato, ma non ho trovato niente. Dolce fatina, se non mi aiuterai, non incontrerò mai le stelle del cielo per giocare!”
La fata bisbigliò qualcosa alle sorelle, una di loro si avvicinò alla fanciulla e, prendendole la mano, le disse:
”Se non fai ritorno da tua madre, allora va’ ancora avanti e prendi la strada a destra. Chiedi a Quattro Piedi di condurti da Nessun Piede, e di’ a Nessun Piede di portarti fin sulla scala che non ha scalini, e ti sarà possibile salirla.”
“Oh, allora sarò tra le stelle del cielo?”, esclamò felice la ragazzina.
“Se non sarai lì, sarai da qualche altra parte”, rispose la fata, che riprese a danzare con le compagne.
La piccolina s’incamminò con una luce di speranza nel cuore, e passo dopo passo giunse ad un cavallo sellato, legato a un albero.
“Buongiorno a te, cavallino” – lo salutò la bimba – ”sto cercando le stelle nel cielo per giocare. Mi dai un passaggio? Le mie ossa sono tutte indolenzite…”
” No di certo” – replicò il cavallo – “ non so nulla delle stelle nel cielo, e sono qui al servizio delle fate, e non per mia volontà.”
“Beh”’ – obiettò lei – “vengo proprio dalle fate, e loro mi hanno raccomandato di dire a Quattro Piedi di portarmi da Nessun Piede.”
“Allora è un’altra storia” – disse l’animale – “Salta su e cavalca con me.”
E cavalcarono, cavalcarono e cavalcarono, finché non uscirono dalla foresta e si ritrovarono in riva al mare.
Sull’acqua davanti a loro c’era un sentiero largo e scintillante, che scivolava sulle onde e saliva su nel cielo, ed era di tutti i colori del mondo: blu, rosso e verde, meraviglioso da guardare.
“Adesso devi scendere” – disse il cavallo – “Ti ho portato fino alla fine della terra, e questo è tutto ciò che Quattro Piedi può fare per te. Ora devo tornare dal mio popolo.”
“Ma” – replicò la ragazzina – “Dov’è Nessun Piede e dov’è la scala senza scalini?”
“Non so” – ribatté il cavallo – “Non è affar mio. Arrivederci, mia bella fanciulla”, e se ne andò.
La bimba rimase in piedi a fissare il mare, quando uno strano tipo di pesce si avvicinò ai suoi piedi.
“Buongiorno a te, grande pesce” – lei riverì – ”sto cercando le stelle nel cielo e la scala per salirvi. Mi puoi mostrare la via?”
‘No” – fece il pesce – “Non posso, a meno che tu non mi riferisca le parole delle fate.”
“Sì, in effetti, – rispose pronta lei -”le fate mi dissero che Quattro Piedi mi avrebbe condotto da Nessun Piede, e Nessun Piede mi avrebbe portato fino alla scala senza scalini.”
“Ah, beh” – disse il pesce – “allora è tutto a posto. Sali sulla mia schiena e tieniti forte.”

 

E – splash! – il pesce si tuffò nell’acqua, lungo il percorso d’argento, verso un arco brillante. E più si avvicinavano, è più quello luccicava, tanto che la fanciulla dovette ripararsi gli occhi per il forte splendore.
Quando gli furono ad un passo, ella intravide una strada ampia e luminosa, che s’innalzava nel cielo, e in lontananza, in fondo in fondo, si potevano vedere danzare dei puntini luminosi.
“Sei arrivata” – disse il pesce – “Tu adesso puoi salire la scala, ma tienti forte. Ti garantisco che salirla non è come salire le scale di casa tua; non si era mai vista una ragazzina viaggiare a piedi!”
Detto ciò, con uno spruzzo il pesce si allontanò nel mare.
Lei si arrampicò, si arrampicò e si arrampicò, ma non avanzava nemmeno di un passo:
vedeva la luce davanti ed intorno a sé, e l’acqua dietro, ma più si affannava, e più ricadeva giù nel freddo e nel buio.
Ma la bimba si arrampicava e si arrampicava, tanto che ormai le girava forte la testa ed era tutta un brivido, bagnata e stordita dalla paura; ma ancora si arrampicava, fino a che, intontita e stanca, si lasciò andare e affondò sempre più giù.
Sbattè forte su una trave di legno e si ritrovò seduta sola nel suo letto, piangendo e lamentandosi.