Cenerentola

Cenerentola
Jacob and Wilhelm Grimm

George Cruikshank, 1854

 Questa versione della fiaba di Cenerentola è stata da me “elaborata” tenendo conto delle versioni
-in Inglese, del 1812 e del 1875, al sito http://www.pitt.edu/~dash/grimmtales.html
-in Inglese, del 1884, al sito http://www.surlalunefairytales.com/authors/grimms.html#CONTENTS
-in Italiano, dal libro Le fiabe del focolare, di Jakob e Wilhelm Grimm, Einaudi
Le immagini sono tratte dal sito:http://www.surlalunefairytales.com/authors/grimms.html#CONTENTS

La moglie d’un ricco uomo si ammalò e, quando sentì che il suo destino stava per compiersi, chiamò la sua unica figlia al suo capezzale e le disse:”Mia adorata, resta sempre così, dolce e buona, e Dio ti proteggerà per sempre, vedrai, ed io ti guarderò dall’Alto e ti sarò vicina”. Pronunciate queste parole, la donna chiuse gli occhi e morì. La fanciulla si recava ogni giorno alla tomba della madre e piangeva, e, fedele alla promessa fatta, si manteneva dolce e buona. All’arrivo dell’Inverno, la neve coprì la tomba con un drappo bianco, e quando il sole primaverile lo rimosse, il padre della nostra fanciulla si risposò. La seconda moglie portò con sé, nella casa, anche le sue due figlie. Le ragazze erano davvero belle, con dei visi luminosi ma dei cuori cattivi e cupi. Per la povera figliastra ebbe inizio un triste periodo. :”Perché quella stupida oca siede in salotto con noi? – dicevano le ragazze – “Se vuole mangiare, se lo dovrà guadagnare. Vai via di qui, sguattera!” Fu così che le portarono via i suoi bei vestiti, l’obbligarono ad indossare un grembiulaccio vecchio e grigio e degli zoccoli. :”Ha proprio l’aspetto d’una principessa dignitosa! E come è ben agghindata! – così le ragazze sghignazzavano, lasciando la fanciulla sola in cucina. Lì doveva fare dei lavori durissimi per tutto il giorno: alzarsi prima che spuntasse il giorno, portae l’acqua, accendere il fuoco, cucinare e lavare. E se non bastasse, le sorellastre si adoperavano in ogni modo per combinarle delle cattiverie. Per giunta le sorelle gliene facevano di tutti i colori, la schernivano e le versavano ceci e lenticchie nella cenere, sicché‚ doveva raccoglierli a uno a uno. La sera, dopo aver lavorato si sentiva tanto stanca, ma per lei non c’era il letto. Le toccava dormire per terra vicino alla cenere. E poiché era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.

Herbert Cole, 1906

Accadde un giorno che il padre dovesse recarsi alla fiera, ed egli chiese alle sue due figliastre cosa volessero in regalo. “Bei vestiti,” disse una. “Perle e gioielli,” disse l’altra. “E tu, Cenerentola,” disse il padre, “che cosa vuoi?” “Padre mio, spezzate il primo ramoscello che vi sfiora il cappello sulla via del ritorno.” Così egli comprò bei vestiti, perle e gioielli per le due figliastre. Sulla via del ritorno, mentre cavalcava in una verde boscaglia, un ramo di nocciolo lo sfiorò e gli fece cadere il cappello. Allora egli spezzò il ramoscello di nocciolo e lo portò con sé. Una volta giunto a casa, l’uomo dette alle figliastre ciò che avevano chiesto e a Cenerentola il rametto di nocciolo. La figlia lo ringraziò, poi si recò sulla tomba della cara madre e piantò lì il ramoscello. Cenerentola pianse calde lacrime, pianse così tanto da annaffiarlo. Il ramoscello crebbe e divenne un bell’albero. Cenerentola andava a trovare il suo albero tre volte al giorno, e al riparo sotto ai suoi rami piangeva e pregava. Sull’albero giungeva anche, tre volte al giorno, un uccellino bianco e ogni volta che la fanciulla esprimeva un desiderio, l’uccellino lasciava cadere giù dai rami ciò che lei aveva desiderato. Capitò che il Re proclamasse una festa che doveva durare tre giorni. Erano invitate tutte le belle ragazze della regione, affinché suo figlio, il Principe, potesse scegliersi una sposa tra quelle. Quando le sorellastre udirono che anche loro erano state invitate, il loro umore salì alle stelle. Chiamarono Cenerentola ordinando:”Acconciaci i capelli. Puliscici le scarpe ed allaccia bene le fibbie. Andremo alla festa del Re, al castello!” Cenerentola obbedì piangendo, perché desiderava anche lei andare al ballo con loro. Chiese il permesso alla matrigna. :”Tu, Cenerentola?” – ella esclamò – “Tu, sempre coperta di sporco e di polvere, proprio tu vuoi andare alla festa del Re? Ma se non ha niente da metterti? Come pretendi di recarti al ballo?!” Ma Cenerentola insisteva, così la matrigna replicò:”Ti ho gettato un piatto di lenticchie tra la cenere. Se le raccoglierai tutte entro due ore, avrai il permesso di venire con noi”. La fanciulla andò nel giardino sul retro della casa e chiamò: “Oh, mie dolci colombelle, e voi, tortorelle, e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a raccogliere le lenticchie:
Quelle buone nel paiolo,
le cattive laggiù nel suolo.”
Due candide colombelle entrarono dalla finestra della cucina, e di seguito le tortorelle, e infine svolazzando arrivarono tutti gli uccellini dal cielo e leggeri si posarono intorno alle ceneri. Le colombelle annuirono con la testolina e incominciarono a raccogliere “pic, pic, pic, pic”. Ed anche gli altri iniziarono a raccogliere “pic, pic, pic, pic”.

Frederick Hall (1860-1948)

Raccolsero tutti i grani buoni nel paiolo. A malapena era trascorsa un’ora e avevano già finito, così se ne volarono via. La fanciulla, davvero felice, mostrò il paiolo alla matrigna, pensando che adesso avrebbe ottenuto il permesso per andare alla festa del Re con loro. Ma la matrigna disse: “No, Cenerentola; non hai vestiti e non sai ballare; tutti rideranno di te.” Cenerentola si mise a piangere, e allora la matrigna replicò: “Se in un’ora riuscirai per me a raccogliere dalla cenere due paioli pieni di lenticchie, verrai con noi.” E pensava: “Non ci riuscirà mai.” La fanciulla andò nel giardino sul retro della casa e chiamò: “Oh, mie dolci colombelle, e voi, tortorelle, e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a raccogliere le lenticchie:
Quelle buone nel paiolo,
le cattive laggiù nel suolo .”
Due candide colombelle entrarono dalla finestra della cucina, e di seguito le tortorelle, e infine svolazzando arrivarono tutti gli uccellini dal cielo e leggeri si posarono intorno alle ceneri. Le colombelle annuirono con la testolina e incominciarono a raccogliere “pic, pic, pic, pic”. Ed anche gli altri iniziarono a raccogliere “pic, pic, pic, pic”. Raccolsero tutti i grani buoni nei paioli. A malapena era trascorsa mezz’ora e avevano già finito, così se ne volarono via. La fanciulla, davvero felice, mostrò i paioli alla matrigna, pensando che adesso avrebbe ottenuto il permesso per andare alla festa del Re con loro. Ma la matrigna disse: “Non c’è verso, non vieni, perché non hai vestiti e non sai ballare. Ci vergogneremmo di te.” Con queste parole si voltò e se ne andò di fretta le sue due orgogliose figlie. Rimasta sola in casa, Cenerentola andò alla tomba della madre, sotto il nocciolo, e piangendo esclamò:
“Scrollati e trema, mia pianticella,
con l’oro e l’argento, orsù, fammi bella!”
Allora l’uccello le gettò dai rami un abito d’oro e d’argento e scarpette ricamate con seta ed argento. Cenerentola lesta indossò l’abito e andò alla festa. Le sorellastre e la matrigna non la riconobbero. Pensarono che fosse una principessa straniera, tanto era bella in quell’abito dorato. Non pensarono minimamente a Cenerentola, perché la credevano seduta a casa tra la cenere, intenta a raccogliere le lenticchie. Il Principe si avvicinò e le prese la mano e poi danzò con lei. E non volle ballare con nessun’altra. Non le lasciò mai la mano e se qualcuno la invitava a ballare, egli replicava: “E’ la mia ballerina.” Cenerentola danzò fino a sera, poi volle andare a casa. Ma il Principe disse: “Vengo ad accompagnarti,” perché voleva vedere da dove veniva la bella fanciulla. Ma ella gli sfuggì e saltò nella colombaia. Il Principe allora aspettò che ritornasse il padre (di Cenerentola) e gli disse che la fanciulla sconosciuta era saltata nella colombaia. Il vecchio uomo pensò: Che sia Cenerentola?” Si fece portare un’ascia e un piccone, così buttò giù la colombaia, ma dentro non c’era nessuno. Quando rientrarono in casa, Cenerentola giaceva sulla cenere, con i suoi soliti vestiti sporchi. Una fioca, piccola lampada ad olio bruciava nel camino. Cenerentola era saltata velocemente fuori dalla colombaia ed era corsa al nocciolo. Là si era tolta il bel vestito e lo aveva lasciato sulla tomba, e l’uccello lo aveva portato via.

Helen Stratton, 1903

Così, nel suo grembiule grigio, era tornata alla cenere della cucina. Il giorno dopo, quando la festa ricominciò, e i genitori e le sue sorellastre erano di nuovo andate via, Cenerentola andò dal nocciolo e disse:
“Scrollati e trema, mia pianticella,
con l’oro e l’argento, orsù, fammi bella!”

Elenore Abbott, 1920

Allora l’uccello le gettò un abito ancora più bello del giorno prima. Quando Cenerentola comparve alla festa con quel vestito, tutti rimasero attoniti per la sua bellezza. Il Principe l’aveva aspettata, la prese per mano e danzò soltanto con lei. Quando altri la invitavano a ballare, lui replicava: “Questa è la mia ballerina.” Quando giunse la sera, ella se ne andò, ma il Principe la seguì per sapere in che dimora abitasse. Cenerentola però fuggì via ed entrò nel giardino nel retro della sua casa. Là c’era un bellissimo albero da cui pendevano delle pere magnifiche. Ella si arrampicò su per i rami come un agile scoiattolo e il Principe non capiva dove fosse sparita. Aspettò che arrivasse suo padre (di Cenerentola) e gli disse:” La fanciulla sconosciuta mi è sfuggita e credo che si sia arrampicata su quel pero.” Il padre pensò: “Che sia Cenerentola?” Si fece portare l’ascia e abbatté l’albero, ma sopra non c’era nessuno. Quando entrarono in cucina, Cenerentola era distesa come al solito sulla cenere, poiché era saltata giù dall’altra parte dell’albero, aveva riportato il bell’abito all’uccello sul nocciolo, e aveva indossato il suo grembiule grigio. Il terzo giorno, quando i genitori e le sorelle se ne furono andati, Cenerentola tornò di nuovo alla tomba della madre e disse al nocciolo:
“Scrollati e trema, mia pianticella,
con l’oro e l’argento, orsù, fammi bella!”
Questa volta l’uccello le gettò un vestito talmente bello e lussuoso, come non ne aveva ancora visti, e le scarpette erano d’oro puro. Quando giunse alla festa indossando quest’abito, la gente non aveva parole tanta era la meraviglia. Il Principe ballò solo con lei; e se qualcuno la invitava a ballare, egli replicava: “E’ la mia ballerina.” Quando fu sera Cenerentola se ne andò, il Principe tentò di accompagnarla, ma ella fuggì via così di fretta che lui non riuscì a seguirla.

Anne Anderson, 1935

Ma lui le aveva teso una trappola: il Principe aveva fatto stendere della pece su tutta la scala.

John D. Batten, 1916

Quando Cenerentola corse via, la sua scarpetta sinistra rimase appiccicata nella pece. Il Principe la raccolse: era piccola aggraziata e tutta d’oro puro. Il mattino dopo egli con la scarpetta tra le mani, andò dall’uomo (il padre di Cenerentola) e gli disse:”Nessuna potrà essere mia moglie, eccetto colei che calzerà in modo perfetto questa scarpetta d’oro.” Le due sorelle gioirono nel sentire tali parole, perché avevano un bel piedino. Alla presenza della madre, la maggiore prese la scarpetta e la portò nella sua camera per provarla. Ma non potè indossarla perché il suo dito grande non ci entrava dentro e quindi la scarpetta per lei era troppo piccola. Allora la madre le porse un coltello e disse: “Tagliati il dito. Quando sarai regina non avrai più bisogno di andare a piedi.” La fanciulla si recise il dito, forzò il piede nella scarpa, soffocando il dolore e andò dal Principe.

John D. Batten, 1916

Egli la mise sul destriero, poiché era come sua sposa e partì con lei. Ma dovettero passare davanti alla tomba e là, sul nocciolo, stavano le due colombelle, che gridarono:
“Cola sangue dalla scarpina!
Non è giusta la sposina!
Hai avuto troppa fretta!
Per il suo piede è troppo stretta!”
Egli le guardò il piede e vide scorrere il sangue. Voltò il suo destriero e riportò a casa la falsa sposa, dicendo che non era quella giusta e che l’altra sorella avrebbe dovuto provare la scarpetta. La sorella più giovane andò nella sua camera e riuscì a infilare le dita nella scarpa, ma il calcagno era troppo grosso. Allora la madre le porse un coltello e le disse: “Tagliati un pezzo di calcagno! Quando sarai regina non avrai bisogno di andare a piedi.” La fanciulla si tagliò un pezzo di calcagno, forzò il piede nella scarpa, soffocando il dolore e andò dal Principe. Egli la fece salire sul suo destriero, come sua sposa e andò via con lei. Quando passarono davanti al nocciolo, le due colombelle tra i rami gridarono:
“Cola sangue dalla scarpina!
Non è giusta la sposina!
Hai avuto troppa fretta!
Per il suo piede è troppo stretta!”
Il Principe le guardò il piede e vide tanto sangue scorrere dalla scarpa e la sua calza bianca macchiata di rosso. Allora voltò il suo destriero e riportò a casa la falsa sposa. :“Nemmeno questa è quella giusta,” disse. “Non avete un’altra figlia?” – “No,” rispose l’uomo, “c’è soltanto una piccola brutta Cenerentola che ho avuto dalla mia prima moglie, ma non è possibile che la sposa sia lei.” Il Principe gli disse di mandarla a prendere, ma la matrigna rispose: “Oh no, è troppo sporca, non si può vedere.” Ma egli insisté e loro dovettero chiamare Cenerentola. Ella prima si lavò le mani e il viso, poi andò e si inchinò davanti al Principe, che le porse la scarpetta d’oro. Cenerentola si sedette sullo sgabello, si sfilò dal piede la pesante scarpa di legno, e indossò la scarpetta, che le calzava a pennello.

Walter Crane, 1882

Quando si alzò, il Principe la vide in viso e riconobbe la bellissima fanciulla che aveva danzato con lui. Esclamò: “Questa è la vera sposa!” La matrigna e le due sorellastre erano scioccate e pallide dalla rabbia. Ma il Principe mise Cenerentola sul suo destriero e se ne andò con lei. Quando passarono davanti al nocciolo, le due colombelle bianche gridarono:
“Non c’è sangue nella scarpina!
Allora è giusta la sposina!
Questa volta ci hai dato retta!
Per il suo piede è certo perfetta!”
E, dopo aver pronunciato queste parole, volarono giù e si posarono sulle spalle di Cenerentola, una a destra e l’altra a sinistra, e lì rimasero.

George Cruikshank, 1854

Quando il matrimonio con il Principe stava per essere celebrato, giunsero le due false sorelle, che volevano rendersi benvolute da Cenerentola e condividere la sua fortuna. Appena gli sposi arrivarono in chiesa, la sorella maggiore li affiancò al lato destro e la minore al lato sinistro. Ma le colombelle cavarono un occhio a ciascuna. Dopo, quando essi uscirono dalla chiesa, la maggiore era sul lato sinistro e la minore a destra, e le colombe cavarono a ciascuna l’altro occhio. E così, per essere state tanto false e malvagie, le sorellastre furono punite a vita con la cecità.

George Cruikshank, 1854