Biblioteca Storica

Biblioteca Storica

“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges

1.IL KHORDA AVESTA (Libro delle preghiere comuni)

L’Avesta, similmente alla Bibbia, è una raccolta di diversi testi sacri dello Zoroastrismo, scritti nel corso di un lungo periodo (a partire dal XVIII secolo a.C) e in svariate lingue.
Il Khorda Avesta (“Avesta corto”), parte dell’Avesta, è un insieme di inni, preghiere, formule, prescrizioni che potevano esser usate da qualsiasi fedele. La lingua è quella Medio-persiana o “Pahlavi”.
Mia libera traduzione dall’Inglese al sito:
http://www.avesta.org/avesta.html

“Mah Niyayesh” – (Litany to the Moon) – Inno alla Luna –
0. In nome di Dio. Possa la maestà e la Gloria di Ormazd, generoso Signore, crescere sempre di più. (Qua) possa giungere la Luna purificatrice, lo Yazad della Luna. Di tutti peccati…io mi pento.
1.Rendiamo omaggio a Ahura Mazda. Rendiamo omaggio agli Amesha Spentas. Rendiamo omaggio alla Luna che possiede il seme del Toro. Rendiamo omaggio alla Luna quando la guardiamo. Omaggiamola con lo sguardo.
2.Espiamo per Ahura Mazda…Io prego Asha. Io proclamo la mia fede in Ahurian.
Espiamo alla Luna, glorifichiamo la Luna che possiede il seme del Toro. Al solo creato Toro.
Al toro di molte razze. Poiché esso è il Signore che sta per essere scelto…lascia che colui che sa me lo dica.
3.Rendiamo omaggio a Ahura Mazda. Rendiamo omaggio con lo sguardo.
4.Cosa fa la Luna crescente? Cosa fa la Luna calante? Occorrono quindici giorni perché la Luna cresca, quindici giorni perché la Luna cali. Il suo crescere dura quanto il suo calare. Tanto è il suo calare, quanto il suo crescere. Chi governa le crescite e le diminuizioni della Luna, se non tu?
5.Sacrifichiamo alla Luna che possiede il seme del Toro, il Giusto e Signore di Asha. Ora guardo alla Luna. Ora presento me stesso alla Luna. Ora osservo la brillante Luna. Ora presento me stesso alla brillante Luna. Là stanno gli Amesha Spentas, essi detengono la Gloria. Là stanno gli Amesha Spentas, essi concedono la Gloria sulla terra creata da Ahura.
6.Quando la Luna riscalda con le sue luci, allora le piante color oro sbocciano dalla terra in Primavera.
Noi sacrifichiamo ai giorni di Luna nuova, ai giorni di Luna piena, e nell’intercorrente settimo giorno. Noi sacrifichiamo alla Luna nuova, il Giusto, Signore di Asha. Noi sacrifichiamo alla Luna piena, il Giusto, Signore di Asha. Noi sacrifichiamo all’intercorrente settimo giorno, il Giusto, Signore di Asha.
7.Noi sacrificheremo alla Luna che possiede il seme del Toro, la concedente, raggiante, gloriosa,
in possesso dell’acqua, in possesso del tepore, in possesso del Sapere, possesso dell’abbondanza, in possesso delle ricchezze, in possesso della Saggezza, in possesso della prosperità, in possesso della vegetazione, in possesso del bene, la concedente, la guaritrice.
8.Per il suo splendore e la sua fortuna (del Toro) io gli sacrificherò con celebrazioni udibili da tutti, la Luna che possiede il seme del Toro, e con libagioni. Noi sacrifichiamo alla Luna che possiede il seme del Toro, il Giusto, Signore di Asha, , con il latte contenuto nell’Haoma (nota: pianta che forniva l’ingrediente essenziale per la bevanda rituale)…e profferendo giuste parole.
Celebriamo le Entità maschili e femminili, con i riti che Ahura Mazda conosce, i migliori secondo Asha.
9.ýathâ ahû vairyô (nota: un’invocazione). Io desidero celebrare la Luna, che possiede il seme del Toro, il solo Toro creato, dei bestiami di tutte le razze. Ashem vohû …
10.Dacci forza e vittoria. Dacci approvvigionamenti soddisfacenti di bestiame. Dacci un gran numero di uomini, affidabili, appartenenti all’assemblea, “sconfiggenti” e non sconfitti, “sconfiggenti” l’avversario al primo colpo, “sconfiggenti” i nemici al primo colpo, di chiaro aiuto al benedetto.
11.O Yazads colmi di fortuna! O Yadaz colmi di salute! Apparite con tutta la vostra grandezza, e appaiano quelli che invochiamo. O acque donate davvero la vostra limpida fortuna alle nostre cerimonie.
2.IL KHORDA AVESTA (Libro delle preghiere comuni)

Antiche scritture dello Zoroastrismo. Mia libera traduzione dall’Inglese al sito:
http://www.avesta.org/avesta.html

“Atash Niyayesh” – (Litany to the Fire) – Inno al Fuoco –
0.Con il favore di Ahura Mazda (nota: Ahura Mazda= dio principale dello Zoroastrismo). Omaggio a te, o Fuoco di Ahura Mazda, o ben creato, grande Yazata. (nota: yazata= creatura spirituale, o angelo, creata da Ahura Mazda per contrastare gli Spiriti del Male)
Ashem Vohu…. nel nome di Dio. Possa la maestà e la Gloria di Ormazd, generoso Signore, crescere sempre di più.
(Nota: se si prega a Atash Bahram –Fuoco della Vittoria- recita:”al fuoco Bahram, il grande Fuoco”.)
(Nota: se si prega a Atash Adaran –Fuoco dei Fuochi- recita:”al fuoco Adaran, il grande Fuoco”.)
(Nota: se si prega a Atash Dadgah – il Fuoco delle case- recita:”al fuoco Dadgah, il grande Fuoco”.)
Di tutti i miei peccati…mi pento.
1.Manifestati, O Ahura! Dammi vigore per mezzo di Armaiti (nota:Armaiti = ‘Santa devozione’, Arcangelo che presiede alla terra), forza come buona ricompensa per mezzo del tuo Spirito Santo (nota=Spenta Manyu), O Mazda!
Grande potere per mezzo di Asha (nota: Asha= Miglior Giustizia, o Arcangelo del Perfetto Ordine), supremazia per mezzo di Vohu Manah (nota: Vohu Manah=Buon Pensiero, o Arcangelo della Saggezza).
2. Per il mio sostegno, O lungimirante Uno, possa tu manifestarmi quelle incomparabili cose del tuo Khshathra (nota: Khshathra=Dominio delle scelte, Arcangelo associato ai metalli), O Ahura, che sono la ricompensa di Vohu Manah:
Istruisci le nostre coscienze, O Santa Armaiti, per mezzo di Asha.
3.Così Zaratustra dà in offerta anche la vita del suo stesso corpo, e l’eccellenza di Vohu Manah a Mazda,come pure l’ubbidienza e il potere di azione e di parola ad Asha.
4.Propiziazione ad Ahura Mazda. Omaggio a te, O Fuoco di Ahura Mazda, tu bene-creato, grande Yazata.
Ashem Vohu…
Professo me stesso adoratore di Mazda, seguace di Zaratustra, contrario ai Deva (i Demoni), e accetto la dottrina di Ahura.
(Qui recita la giusta dedica “Gah” -la scansione temporale giornaliera )
Al Fuoco, figlio di Ahura Mazda. A te, O Fuoco, figlio di Ahura Mazda.
5.Al Fuoco, il figlio di Ahura Mazda; alla buona fortuna e alla prosperità, creati da Mazda; alla buona fortuna Arii (nota: in indiano antico= a´rya-, arya´- m. ‘padrone, signore’; arii-ariani= popolo indo-europeo, proveniente dalle steppe dell’Asia centrale, migrato tra il 4.000-3.000 a.C. verso regioni sud-occidentali), creata da Mazda; alla regale buona fortuna, creata da Mazda; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; al saggio Husravah (re iranico), al Lago di Husravah; alla montagna Asnavant, creata da Mazda; al lago Chaechista, creato da Mazda; alla regale buona fortuna, creata da Mazda.
6. Al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; al monte Raevant, creato da Mazda, alla regale buona fortuna, create da Mazda; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; O Fuoco! Sacro guerriero, O Yazata colmo di fortuna, O Yazata colmo di salute; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda, con tutti i fuochi; allo Yazata Nairyosangha (divinità del fuoco), figlio di sovranità (Khshathra). Propiziazione per la cerimonia, adorazione, propiziazione, e lode.
‘Yatha Ahu Vairyo’, lo zaotar (capo dei sacerdoti) dovrebbe dirmi.
‘Atha ratush ashatchit hacha’, l’ Ashavan (Signore di Asha), d’intesa si dovrebbe dire.
7. Io benedico con rispetto ed adorazione la durevole offerta, la gioiosa offerta e la devozionale offerta che ti offriamo, O Fuoco! Figlio di Ahura Mazda.
Degno di sacrificio tu sei, degno di preghiera,
degno di sacrificio tu possa sempre essere, degno di preghiera,
nella dimora degli uomini.
Possa esserci speranza per l’uomo che sacrificherà davvero in tuo onore
con il fuoco nelle sue mani, con il Baresma (nota: un ramo di legno/bacchetta/fascina utilizzato/a nei riti) nelle sue mani,
con il latte nelle sue mani, con il mortaio nelle sue mani.
8. Possa tu essere provvisto di un fuoco adeguato, possa tu essere provvisto di un incenso adatto!
Possa tu essere provvisto del giusto nutrimento! Possa tu essere provvisto dell’uso corretto! Possa tu essere sostenuto da una persona matura! Possa tu essere sorretto da una persona saggia, O Fuoco, figlio di Ahura Mazda.
9. Affinché sia ardente in questa casa, affinché sia sempre ardente in questa casa, affinché sia sempre vivace ed infiammato in questa casa, affinché sia in crescita in questa casa, lungo il corso dei tempi, fino al potente Rinnovamento, compreso il potente, buon Rinnovamento.
10. Dammi, O Fuoco, figlio di Ahura Mazda, immediatamente il benessere, immediatamente il sostentamento; immediatamente la vita, il benessere in abbondanza, la vita in abbondanza; la conoscenza, la santità, una lingua pronta, comprensione per la mia anima; e dopo, una vasta, grande, eterna saggezza.
11. Dammi il coraggio virile, che è sempre allertato, attivo, (per un terzo dei giorni e delle notti), vigile anche quando si sta distesi a letto. Dammi una prole pura, che dà sostegno, che possa governare la regione, beni all’assemblea, per mezzo dello sviluppo, del possesso di buoni lavori,liberati dalla sofferenza, di un buon intelletto, che possa ciò essere esteso alla mia casa, al mio paese, alla mia regione e fama alla mia nazione.
12. Dammi, O Fuoco, figlio di Ahura Mazda, il miglior mondo di giustizia, splendore, felicità, così che esso possa realizzare il mio desiderio, ora e per sempre, così come per ottenere una buona ricompensa e una buona fama e una lunga felicità per la mia anima!
13.Il Fuoco di Ahura Mazda
Dà comando a tutti
Per quelli egli cucina
Pasti la notte e il giorno.
Da tutti egli richiede
Una buona offerta e la volontà di offrire,
e un’offerta devota, O Spitama (nota=Spitama era, nella leggenda, la famiglia originaria di Zaratustra)!
14.Il Fuoco guarda le mani di tutti I passanti. “Cosa l’amico porta all’amico, quello che esce a quello che sta ancora seduto?” Noi sacrifichiamo al Santo Fuoco, il guerriero buono e audace.
15.Poi, se colui che gli porge o il fuoco correttamente portato, o il Baresma correttamente spiegato, o la pianta Hadhanaepata (nota: ci si riferisce agli elementi con cui viene eseguito il rito) , a lui subito, a compimento del suo desiderio, il Fuoco di Ahura Mazda, propiziato, non offeso, dà la sua benedizione:
16. “Possa una moltitudine di armenti accompagnarti,
una moltitudine di uomini per te,
e possa accompagnarti una mente attiva e uno spirito attivo.
Possa tu trascorrere una vita gioiosa
Come pure le notti!”
Questa è la benedizione del Fuoco
su
Chi porta a lui il fuoco,
asciutto, esposto alla luce,
purificato secondo il rito di Asha.
17.(recitare silenziosamente):
Ozmad il Signore, l’Accrescitore dell’Umanità, delle razze dell’Umanità, di tutte le razze, e di tutti coloro che sono buoni! Possa egli portarmi intelligenza, fermezza e felicità, a me che sono un buon Mazdayasnians (seguaci di Mazda, detti anche Magi). Così sia!
(recitare ad alta voce):
Yatha Ahu Vairyo…
O desidero venerazione e adorazione e forza e vigore per il Fuoco, figlio di Ahura Mazda. Per il Fuoco, figlio di Ahura Mazda, alla buona sorte e prosperità create da Mazda, alla buona sorte degli Arii, creati da Mazda; alla regale buona sorte, creata da Mazda; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; al
Saggio Husravah, al lago di Husravah, al monte Asnavant, creati da Mazda; al lago Chaechista, creato da Mazda, alla regale buona sorte, creata da Mazda, Al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; al monte Raevant, creato da Mazda; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda; O Fuoco, sacro guerriero, O Yazata colmo di fortuna, O Yazata colmo di salute; al Fuoco, figlio di Ahura Mazda, con tutti fuochi; allo Yazata Nairyosangha (divinità del fuoco), figlio di sovranità (Khshathra).
Ashem Vohu…
18.
Poi per mezzo di Asha, O Ahura, noi desideriamo il tuo Fuoco forte e potente, che è istruito attraverso Asha, per essere di chiaro aiuto all’alleato, e un danno –ad un tuo cenno- al nemico, O Mazda!
Ashem Vohu….
19. Concedigli le ricchezze…
20. Omaggio al creatore di tutte le creature del mondo, nel giorno (nota: va pronunciato la data in cui viene eseguito il rito) del buon nome, del sacro nome, nel nome di buon auspicio, nel mese del buon auspicio, del Gah (Gah=la scansione temporale giornaliera; ogni Gah ha la sua preghiera)
Propiziamo Ahura Mazda. Omaggiamo te, O Fuoco di Ahura Mazda, O buon creato, grande Yazata.
Ashem Vohu….
Possano il desiderio e la fortuna crescere.
(Se preghi Atash Bahram, recita:
al fuoco Behram, il grande Fuoco)
((Se preghi Atash Adaran, recita:
al fuoco Adaran, il grande Fuoco)
(Se preghi Atash Dadgah,, recita:
al fuoco Dadgah, il grande Fuoco)
(vedi nota sopra)
Possano i potenti e vittoriosi fuochi –Adar (Adar= 1.fuoco, 2.nome dello Yazad che presiede il fuoco, 3.nome del nono giorno del mese nel calendario zoroastriano) Gushasp, Adar Khordad e Adar Burzin Meher e Atashan (nomi dei “grandi fuochi sacri” allo Zoroastrismo, posti in luoghi di culto; fuochi che hanno, come si è inteso, anche significanza spirituale), che sono posti nei giusti luoghi (dad-gah)- aumentare.
Possa la grandezza e la luminosità di Menoi Karko (nota: altro tipo di fuoco), che è potente e vittorioso, aumentare.
Possano aumentare tutti i fuochi che possiedono potere e vittoria.
Possano la conoscenza, la proclamazione, e la gloria della legge e della religione di Mazda essere nelle sette regioni della terra!
Così sia!
Io devo andare là!
Ashem Vohu….
(Recitare volgendosi a Sud):
Al creatore del mondo, alla religione Mazdaica, alla Legge di Zaratustra.
Omaggio a te, a O virtuosa Ardvisura Anahita (nota: Dea Madre), la più fruttuosa, O la Virtuosa.
Ashem Vohu….
Omaggio a te, O buon albero, virtuoso, creato da Mazda.
Ashem Vohu….
Propiziamo Ahura Mazda. Omaggiamo te, O FuocoAhura Mazda, O buon creato, grande Yazata.
Ashem Vohu…!

Il Palazzo Ardeshir Babakan, detto anche Tempio del Fuoco, situato a nord di FIRUZABAD- Iran, è uno dei più importanti monumenti del Periodo Sassanide (224-651 dC).
Il tempio del fuoco di Pir-e-Sabz (detto anche santuario di Chak Chak -nei pressi di Yazd in Iran), sacro allo Zoroastrismo
Il tempio del fuoco di Pir-e-Sabz
Il tempio del fuoco di Pir-e-Sabz
Il tempio del fuoco di Pir-e-Sabz

3.IL KHORDA AVESTA (Libro delle preghiere comuni)

Antiche scritture dello Zoroastrismo. Mia libera traduzione dall’Inglese al sito:
http://www.avesta.org/avesta.html

“Khwarshed Niyayesh” – (Litany to the Sun) – Inno al Sole –
0. Nel nome di Dio. Prego e invoco il creatore Ormazd (nota: Ahura Mazda, dio principale dello Zoroastrismo), il raggiante, glorioso, onnisciente, demiurgo, Signore dei Signori, re su tutti i re, vigile, creatore dell’universo, donatore del nostro pane quotidiano, potente, forte, eterno, colui che perdona misericordioso, amorevole, saggio, santo e fonte di nutrimento.
Possa il suo regno essere eterno.
Possa la maestà e la Gloria di Ormazd, generoso Signore, crescere sempre di più.
Possa giungere l’immortale, il raggiante, il Sole che cavalca veloce (nota: si pensava che il Sole fosse guidato nel cielo da un cocchio trainato da cavalli).
Di tutti i miei peccati…mi pento.
1. Omaggio a te, Ahura Mazda, venuto prima di ogni altra creatura.
Omaggio a voi, Amesha Spentas (nota: letteralmente, “Immortali Beneficenti “, gli esseri spirituali più elevati creati da Ahura Mazda. Gli Amesha Spentas sono arcangeli; seguono gli Yazatas, angeli, e i Fravashis, angeli custodi), tutti in armonia con il Sole.
Possa questo mio omaggio cercare la strada per raggiungere Ahura Mazda, gli Amesha Spentas, i Fravashis dei giusti, e Vayu (nota: Yazad che personifica il vento o l’atmosfera), che segue una sua propria legge per il Lungo Periodo.
2. Propiziazione ad Ahura Mazda.
Gloria ad Asha (nota: Asha= la Miglior Giustizia, o Arcangelo del Perfetto Ordine).
3. Sia gloria ai buoni pensieri, alle buon parole, alle buone azioni e a coloro che in tale modo pensano, parlano, agiscono. Io accetto i buoni pensieri, le buon parole, le buone azioni. Io rinuncio ai cattivi pensieri, alle cattive parole e alle cattive azioni.
4. Offro a voi, O Amesha Spentas, sacrifici e preghiere con pensieri, parole, opere, con tutto me stesso. Gloria ad Asha.
5. Rendo omaggio ad Ahura Mazda.
Rendo omaggio agli Amesha Spentas.
Rendo omaggio a Mithra, signore degli abbondanti armenti.
Rendo omaggio al Sole, che cavalca veloce.
Rendo omaggio a questi due occhi che sono di Ahura Mazda.
Rendo omaggio al Toro.
Rendo omaggio a Gayomard (nota: il Primo Uomo, il primo antenato mortale. Il termine deriva dall’antico persiano gayo “vita” e da maretan, che significa “mortale”).
Rendo omaggio al Fravashi del retto Spitama Zarathushtra (nota= Spitama era, nella leggenda, la famiglia originaria di Zaratustra).
Rendo omaggio all’intera creazione del giusto, retto UNO, che è, è stato e sarà.
(nota: nei riti religiosi zoroastriani ci sono 5 momenti quotidiani per fare la preghiera-Gah e ognuno di questi corrisponde a uno dei 7 Amesha Spentas ).

-Durante l’ Hawan Gah (nota: inizia 36 minuti prima dell’alba e dura fino a mezzagiorno ) recitare:
oltre il corpo per mezzo di Vohuman (nota: uno degli Amesha Spentas, denominato il Buon Pensiero. Presiede il bestiame ), Khshathra (uno degli Amesha Spentas , denominato il Dominio delle Scelte, presiede i metalli ), e Asha in armonia con il mio desiderio.
-Durante la Rapithwin Gah (nota: inizia alle 12:33 fino alle 15:00) recitare:
a queste luci, le più alte luci del cielo.
-Durante la Uzerin Gah (nota: inizia alle 15:33 fino a tramonto) recitare:
alla fine tu (Ahura Mazda) tu giungerai con il tuo Spirito caritatevole.
6. Sacrifichiamo all’immortale, radioso Sole, che cavalca veloce,
Sacrifichiamo a Mithra, signore degli abbondanti armenti,
la cui parola è Verità, che è dell’assemblea,
che ha mille orecchie, che è ben fatto,
che ha diecimila occhi, colui che è magnificato,
che ha vasta conoscenza, colui che è utile
colui che non dorme, il sempre-sveglio.
7. Sacrifichiamo a Mithra,
Signore di tutti i Paesi,
il più glorioso degli Yadazs sovrannaturali
creati da Ahura Mazda.
Che possano venirci in aiuto
Mithra and Ahura, coloro che sono magnificati.
Sacrifichiamo all’immortale,
radioso Sole, che cavalca veloce.
8. Sacrifichiamo a Tishtrya (nota: Yazad che presiede la stella Sirio. Tishtrya governa anche le piogge) dagli occhi profondi. Sacrifichiamo a Tishtrya. Sacrifichiamo per i suoi seguaci.
Sacrifichiamo a Tishtrya, la radiosa e gloriosa.
Sacrifichiamo alla stella Vanant (nota: la stella tutelare dell’ovest che vince il male ), creata da Mazda.
Sacrifichiamo alla stella Tishtrya, la radiosa e gloriosa.
Sacrifichiamo al Cielo, che segue le sue proprie leggi.
Sacrifichiamo al Tempo illimitato.
Sacrifichiamo al Tempo, che segue le sue proprie leggi per il lungo periodo.
Sacrifichiamo al Vento, santo e generoso.
Sacrifichiamo alla Saggezza, la più retta e giusta, creata da Mazda.
Sacrifichiamo alla buona religione Mazdaica.
Sacrifichiamo a Path, che presiede il buon governo.
Sacrifichiamo al raggio d’oro.
Sacrifichiamo al Monte Saokanta, creato da Mazda.
9. Sacrifichiamo ad ogni virtuoso Yazad del mondo spirituale.
Sacrifichiamo ad ogni virtuoso Yazad del mondo materiale.
Sacrifichiamo alla nostra propria anima.
Sacrifichiamo al nostro proprio Fravashi.
Vieni ad aiutarci, O Mazda.
Sacrifichiamo ai buoni, caritatevoli, santi Fravashis della rettitudine.
Sacrifichiamo all’immortale,
radioso Sole, che cavalca veloce.
10. Mi proclamo…di fede Ahurian.

(Qui recita il Gah-preghiera appropriata)

Propiziazione…glorificazione all’immortale,
radioso Sole, che cavalca veloce.
Poiché è il Signore che sta per essere scelto…
11. Sacrifichiamo all’immortale,
radioso Sole, che cavalca veloce.
Quando il Sole riscalda con la sua luce, quando la luce del sole dona il suo calore, là sono gli Yadazs spirituali, a centinaia e migliaia.
Essi raccolgono insieme questa gloria. Distribuiscono questa gloria.
Essi concedono la gloria sulla terra creata da Ahura, con l’aiuto del mondo di Asha, con l’aiuto dell’esistenza materiale di Asha, con l’aiuto del Sole che è immortale radioso e che cavalca veloce.
12. Quando il Sole sorge, la purificazione giunge sulla terra creata da Ahura,
purificazione alle acque che scorrono,
purificazione ai pozzi,
purificazione alle acque dei mari,
purificazione alle acque stagnanti.
La purificazione giunge sulla virtuosa creazione, che è dello Spirito generoso.
13. Se il Sole non sorgesse, allora i Daevas (nota: i Demoni) ucciderebbero tutte le cose che sono nelle sette regioni.
Gli Yazads spirituali non troverebbero sostegno e stabilità nel mondo materiale.
14. Chiunque sacrifichi al Sole, che è immortale, radioso e che cavalca veloce, per resistere all’oscurità, per resistere ai daevas, alla discendenza dell’oscurità, per resistere ai rapinatori, per resistere agli stregoni e alle incantatrici, per resisterre alla morte che si insinua,
egli sacrifica ad Ahura Mazda, sacrifice agli Amesha Spentas, sacrifica alla sua anima.
Si propizia tutti gli Yazads del cielo e della terra
colui che sacrifica al Sole, che è immortale,
radioso e che cavalca veloce.
15. Io sacrificherò a Mithra, signore degli abbondanti armenti, che ha mille orecchie e diecimila occhi.
Sacrificherò alla sua mazza, ben puntata contro il cranio dei Daevas, O Mitra, signore degli abbondanti armenti.
E sacrificherò a quell’amicizia che è la migliore delle amicizie, che è quella tra la Luna e il Sole.
16. Per il suo splendore e la sua fortuna, io sacrificherò a lui (il Sole) con cerimonia udibile e con
Libagioni, O Sole immortale, radioso, che cavalca veloce.
Sacrifichiamo al Sole immortale, radioso, che cavalca veloce, con latte e Haoma (nota: pianta il cui succo forniva l’ingrediente essenziale per una bevanda rituale), con il Barsom (nota: cuscino di erba usato per le cerimonie; in particolare, il sacerdote iranico usava un fascio di sette erbe nei diversi momenti della liturgia), con destrezza di lingua, e con la formula magica, e con la parola, e con i gesti, e con le libagioni, e con le opportune parole recitate.
Chiunque tra gli esseri Ahura Mazda che ha conosciuto qualcosa di meglio con il sacrificio Yasna (nota: uno dei libri dell’Avesta che descrive tutti i rituali e anche il nome della preparazione di un’alta liturgia) in armonia con Asha, ad entrambi quei maschi e quelle femmine noi sacrifichiamo.
(Recitare in silenzio: )
ýathâ ahû vairyô…
Desidero la venerazione e l’adorazione e la potenza e la forza per l’immortale, radioso Sole che cavalca veloce.
17. Benedico il sacrificio… dell’immortale, radioso Sole che cavalca veloce.
18. I sacrifici alle Signore (Ahuranis) di Ahura con le libagioni migliori, con le libagioni più chiare, con le libagioni filtrate da uomini devoti, danno all’uomo lo splendore…e io benedico.
Mille…diecimila rimedi di guarigione.
Vieni ad aiutarmi, O Mazda! …del Tempo di Lunga Durata.
La ricompensa per il merito…così io benedico.
19. Omaggio al creatore di tutte le creature del mondo, nel giorno…(nominare il nome del giorno del mese) del buon nome, del santo nome, del nome propizio, del mese… (nome del mese), della preghiera… (nominare la preghiera-Gah)
Propiziazione…io glorifico Asha.
Possano il lustro e la gloria dell’immortale, radioso Sole che cavalca veloce aumentare sempre più, il coraggioso Sole, vittorioso nel coraggio e nella vittoria.
Possano la conoscenza, la promulgazione e la gloria della Buona Legge e della Religione Mazdaica regnare nelle sette regioni della terra. Così sia. Io devo andare là (nel mondo che ha da venire).
Omaggio al Creatore del mondo, alla Religione Mazdaica, alla Legge di Zaratustra.
Omaggio a te, O virtuosa Ardvisura Anahita (nota: Aredvi Sura Anahita, la forte, l’immacolata, Yazad femminile che personifica l’acqua. Ella risiede nelle regioni stellate), la più generosa.
Omaggio a te buono e generoso Albero, creato da Ormazd!
Sacrifichiamo all’immortale, raggiante Sole che cavalca veloce.
Speriamo ci sia possibile raggiungere l’immortale, raggiante Sole che cavalca veloce.

Ahura Mazda in una tomba reale degli Achemenidi (la prima dinastia dell’Impero Persiano)
Dettaglio dalla cava di Khusrau II a Taq-i Bustan. Qui Khusrau riceve il diadema da Ahura Mazda, a destra, ed anche Anahita, a sinistra, offre un diadema.
Rilievo della cava a Taq-i Bustan che mostra Ardashir II (379-383), al centro, mentre riceve la sua corona da Ahura Mazda. A sinistra c’è Mitra in veste di sacerdote e indossa una corona di raggi solari e ha il “barsam” sacerdotale
Rilievo da Naqsh-i Rustam. Ahura Mazda, sulla destra, tiene il barsam del sacerdozio e offre il diadema ad Ardashir I (224-241), fondatore dell’Impero Sassanide. Ahura Mazda calpesta la testa di Ahriman, il principio del male, mentre Ardashir calpesta Artavazd (Ardavan) (ca. 228 A.D.), ultimo re Persiano. Qui vediamo la legittimazione religiosa della monarchia Sassanide.

 

Barsom (baresman), o fascina dei ramoscelli sacri

4.“Il grande Bundahishn” – La Creazione Primordiale –

(nota: il Bundahishn, detto anche “Zand – agahih”, è uno dei testi più importanti dello Zoroastrismo e riguarda la Creazione del Mondo; esiste una versione iraniana, più ampia, ed una indiana, più breve. Gli scritti risultano essere stati compilati in vari periodi; la maggior parte dei capitoli risalgono all’8° e 9 ° secolo)

– Capitolo XVIII: per ciò che concerne il luogo in cui si trova il fuoco. –
(nota: Il fuoco è il simbolo dominante nello Zoroastrismo; la potenza di Ahura Mazda , il dio creatore, si manifesta tramite il Fuoco)

1. E’ detto nella Scrittura: “Cinque tipi di fuoco sono stati creati:
il fuoco Berezi – savang,
il fuoco Vohufryan,
il fuoco Urvazisht,
il fuoco Vazisht,
e il fuoco Spenisht.”
2. Il fuoco Berezi – savang è il fuoco che brilla al cospetto di Ohrmazd Signore.
3. Il fuoco Vohufryan (è tradotto come “dispensatore di bene”) è quello che è nei corpi degli uomini e degli animali.
4. Il fuoco Urvazisht è quello che è nelle piante.
5. Il fuoco Vazisht è quello che è nella nube, che incontra Spenjagra nel combattimento (nota: causando la pioggia).
6. E il fuoco Spenisht, che (è tradotto come “il Compassionevole”) è quello in uso nel mondo materiale e anche il fuoco del Warharan.
7. Di questi cinque fuochi, uno consuma sia acqua e che cibo, poiché è quello che [è prodotto] nei corpi degli uomini [fino ai testicoli. Il suo compito è digerire il cibo e l’ acqua.]
Un altro fuoco consuma acqua e non consuma il cibo, poiché è quello nelle piante, che vive e cresce attraverso l’acqua.
Un altro fuoco ancora consuma il cibo e non consuma acqua, poiché è quello che si usa nel mondo e anche il fuoco del Warharan.
Un altro Fuoco infine non consuma né acqua né cibo, come il fuoco Vazisht, ed è fuoco “ Berezi – savang”, ed è quello all’interno della terra, delle montagne e delle altre cose.
8. Ohrmazd ha creato all’istante, fin dal momento della Creazione, questi tre fuochi, che sono i Fuochi Farnbag, Gusnasp, e Burzin Mihr, come tre luci, per il guardare/proteggere il mondo.
Questi Fuochi brillano in eterno, nello splendore del loro corpo astrale, in tutto il mondo.
9. E nel regno di Takhmurup, quando gli uomini emigrarono da Xwaniratha verso le altre regioni, sul dorso della vacca “Srisok”, una notte il mare si agitò a causa del vento, e l’altare del fuoco, che era posto sulla schiena della vacca, fu investito dall’acqua e cadde nel mare con il fuoco.
Ma accadde che tutti e tre questi fuochi brillassero, come tre luci, dove era collocato l’altare appena spazzato via, sul dorso della vacca, in modo che vi fosse la luce e che gli uomini potessero attraversare il mare.
10. Jam era solito compiere le sue imprese, durante il suo regno, con l’aiuto di tutti questi tre Fuochi.
Egli collocò il fuoco Farnbag nel suo giusto posto sul monte Khvarehmand in Khvairizem.
Quando Jam fu ucciso, il fuoco Farnbag salvò la gloria di Jam dalle mani di Dahak (Zohak).
11. Nel regno del re Vishtasp, come rivela la Scrittura, si è stabilito di portar via il fuoco Farnbag dallo Khvairizem collocarlo sul monte Roshan, nel paese di Kavulistan, dove è tutt’ora.
12. Il fuoco Gushnasp proteggeva il mondo fino a quando il regno di Kay Khosraw.
Quando Kay Khosraw rase al suolo gli idoli dei templi del Lago Chechast, il Gushnasp era posato sulla criniera del suo cavallo, e dissipò le tenebre e l’ oscurità, e fece luce fino a che tutti gli idoli non furono demoliti.
Egli collocò immediatamente il fuoco sugli altari, nella stessa località, sul monte Asnavand .
Per questo motivo lo chiamano ‘Gushnasp “, perché era poggiato su” la criniera del cavallo”
13. Il fuoco Burzin Mihr fu posto nel mondo per proteggere l’Umanità, fino al regno di re Vishtasp.
14. Quando Zarathustra, dall’anima immortale, portò la Rivelazione, mostrò visibilmente molte cose, al fine di propagare la Rivelazione e di togliere agli uomini ogni dubbio, in modo che Vishtasp e i suoi figli potessero credere nella rivelazione di Dio. Vishtasp collocò il fuoco Burzin Mihr nel suo giusto luogo, sul monte Revand, che si chiama il “Sostegno di Vishtasp”.
15. Questo fuoco materiale è il corpo di tutti e tre i fuochi e di tutti i fuochi Warharan (nota: Il fuoco Warharan è detto anche “la buona dimora”; Warharan è composto da 1001 fuochi appartenenti a sedici diverse classi: 99 corpi-cadaveri di luce infiammati, 80 fuochi tintori, ecc.)
Esso è la manifestazione sulla Terra del Fuoco Celeste, ed è “il sacro centro” a cui ogni fuoco terreno brama far ritorno, per essere nuovamente unito alla sua dimora nativa.
Questa vitalità-splendore dei Fuochi è come il corpo di uomo quando cresce nel grembo della madre: un’anima del mondo spirituale prende sede in quel corpicino, ed è quell’Anima, in verità, che governa il corpo, mentre l’uomo è in vita.
Quando il corpo muore, esso si mescola con la terra, mentre l’Anima ritorna al Mondo spirituale.
16. È anche simile a quando ci si unisce con mille fuochi materiali, bruciando lo “zaothra” (nota 1), e si colloca nel luogo adeguato con il rito che è conosciuto: allora lo spirito si poggia su di esso, dalla gloria degli fuochi come quei tre, anche, quando risiedevano nel fuoco materiale.
Il corpo di anche di altri fuochi Warharan è il fuoco materiale, la loro anima è quella gloria che proviene dal regno sovrannaturale, per stabilirsi su di esso.
Anche ora essi (nota: i fuochi) realizzano, allo stesso modo, la distruzione del “druj” (nota: menzogna) e la protezione degli uomini.
Quando le persone li estingueranno, la gloria ritornerà al mondo spirituale.
17. Per questa ragione essi lo chiamano il fuoco del Warharan, come tutti i fuochi che nel mondo hanno il sostegno di Warharan e la protezione da Srosh (nota: messaggero divino), e gli attribuiscono la loro unanime cooperazione a quella cooperazione con Warharan e
il fuoco Farnbag, che è “Athravan”, sacerdote dei fuochi,
il fuoco Gushnasp che è il guerriero,
e il fuoco Burzin Mihr che è l’agricoltore (nota: infatti contiene nel nome il nome stesso di Mitra, Mihr, che è anche protettore dei raccolti).
Essi sono i protettori del mondo, fino al momento del rinnovo del universo (Frashegird), come si vede quando si muovono e sconfiggono i “demoni” e le “menzogne”.
18. Ci sono molti fuochi Warharan; un sovrano ha collocato nel luogoadeguato ognuno di loro.
19. Come Faridoon (nota: leggendario re persiano) ha collocato il fuoco Vartastar, che è in Bakhlan, nel distretto Pisha.
20. Il fuoco Katakan, che Uzob, figlio di Tuhmasp, collocò in quella regione, per un beneficio che egli aveva invocato.
21. Frasiyav istituì il fuoco Karkoy nel Sigistan, quando esercitava la sua sovranità di Iranshahr.
22. Gli altri fuochi hanno molti nomi, sono un gran numero, e di immensa propiziazione, dal regno di Vishtasp, quando giunse la rivelazione, fino alla fine del Sassanidi, e tutti furono considerati come fuochi Warharan, molti dei quali si estinsero nel regno del Tajis (arabi), e molti altri ancora esistono, essendo ciascuno di essi collocato da un sovrano.
23. Per quanto riguarda il fuoco Paramkar, è evidente che esso brucia senza combustibile (senza essere alimentato). Si vede fumo durante il giorno e fiamme durante la notte.
Questo fuoco, quando ci si getta qualcosa dentro, accetta solo cose pure, e rigetta indietro ciò che è contaminato.
Non è possibile andargli vicino a causa del suo calore, e nessun stregone peccatore osa avvicinarlo. Dicono che sia dal lato della dimora del Vizakan.
24. Si dice che c’è un fuoco dello stesso tipo in Komish che chiamano “fuoco senza nutrimento”. Non è possibile coprirlo con le ceneri. Questo fuoco consuma combustibile quando vi viene messo, ma ugualmente brilla anche quando il combustibile non viene messo.
Alcuni dicono: “Questo è il fuoco Paramkar”.

NOTA 1.
Nello Zoroastrismo Acqua e Fuoco erano elementi sacri, venerati soprattutto dai pastori nomadi dell’Età della Pietra.
Come i proto-Indo-Iranici (2000 a.C. circa), essi adoravano l’Acqua, personificata nella dea Apas, pregando e offrendo lo “zaothra”, che in lingua Avesta significa “offerta” in senso più generale.
Nello Zoroastrismo, lo “zaothra” di acqua era composto da tre ingredienti: latte, linfa o foglie di due piante. Questi ingredienti rappresentavano il regno vegetale e quello animale, regni che si nutrono di acqua.
Così consacrato dalla preghiera, lo “zoathra” si credeva avesse il potere di ritornare a quell’originaria forza vitale che lo aveva creato, per recuperarne la purezza e l’abbondanza. Negli antichi rituali lo “zoathra” era svolto in ogni famiglia nella pozza d’acqua-piscina più vicina o in primavera.
L’altro elemento di culto era, appunto, il Fuoco, essenziale in tutti gli aspetti della vita nella steppa, poiché era usato per riscaldare le dimore, per cuocere gli animali, ecc.
Dai Bramani (nota:una delle quattro caste indiane) era adorato come Agni, il dio del fuoco; gli Zoroastriani lo veneravano come Atar. Essi componevano un fagotto secco arrotolato tre volte, formato da foglie d’erba essiccate, incenso, e piccoli pezzetti di grasso animale e lo offrivano al fuoco.
Questo “fagotto” era lo “zaothra“ al Fuoco, ed era simile a quello all’Acqua.
Il fuoco, come l’acqua, veniva rafforzato dalla offerte dal mondo vegetale e animale; erbe ed incenso erano probabilmente usati tre volte ogni giorno per la preghiera (alba, mezzogiorno, tramonto), mentre il grasso veniva offerto ogni volta che la famiglia cucinava la carne.
Queste offerte di acqua e di fuoco costituivano da parte del sacerdote un atto di culto quotidiano, chiamato “Yasna” (liturgia) dagli Iraniani, “yajna” dagli Indiani (dalla radice “yaz”, sacrificio, culto).

Mia libera traduzione dall’Inglese al sito:
http://www.avesta.org/avesta.html

Selene; kylix (coppa) attribuita al Pittore di Brygos (c. 485 a. C.), conservata all’ Antikensammlung di Berlino

2.“INNI ORFICI” – Inno di Dioniso Bassareo Trieterico –

Vieni, beato Dioniso, nato dal fuoco, con la fronte di toro,
Bassaro e Baccheo, dai molti nomi, onnipotente,
che ti rallegri delle spade e del sangue e delle sante Menadi,
gridando evoè sull’Olimpo, Bacco folle, dal suono rimbombante,
con il tirso come lancia, dall’ira profonda, onorato da tutti gli dei
e dagli uomini mortali, quanti abitano la terra:
vieni, beato, danzante, portando molta gioia a tutti.

Note: Bassareo è Dioniso coperto di una pelliccia di volpe, come lo erano le Menadi di Tracia, le Bassaridi.
Trieterico significa “triennale” e si riferisce al dio festeggiato nelle feste trieteridi.
Queste si celebravano ogni due anni, ma debbono il loro nome al fatto che avevano luogo nel terzo anno, contando come primo l’anno delle trieteridi precedente. Nei versi 3-4-5 Dioniso è celebrato nel suo umore più inquietante, di follia ed esaltazione violenta.

A cura di Gabriella Ricciarelli, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondatori Editore

Dioniso e le bestie; pavimento a mosaico del periodo imperiale romano, conservato al Bardo Museum, Bardo, Tunisia.

3.“INNI ORFICI” – Profumo delle Nuvole –

Nubi aeree, nutrici dei frutti, erranti nel cielo,
di piogge generatrici, spinte dai venti per il cosmo,
tonanti, fiammeggianti, ruggenti, dagli umidi sentieri,
che nel grembo dell’aria avete fragore raccapricciante,
dai venti tirate rapidamente in senso contrario rimbombate,
ora vi prego, vestite di rugiada, bene esposte alle brezze,

Note: in quest’inno le Nuvole sono presentate come divinità del tempo meteorologico, e sono celebrate sia nel loro aspetto terrificante, sia in quello sereno e benefico.

A cura di Gabriella Ricciarelli, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondatori Editore

 

Issione con la ninfa Nefele nelle sembianze di Era; Pierre Paul Rubens (1615), Musée du Louvre, Paris

4.“INNI ORFICI” – Profumo del Mare –

Invoco la sposa di Oceano, Tethys dagli occhi glauchi,
sovrana dal peplo scuro, che fluttua scorrevolmente,
spinta intorno alla terra da brezze profumate.
Con coste e scogli frange gli alti flutti,
serena con quiete corse delicate,
superba delle navi, nutrice di bestie, dagli umidi sentieri,
madre di Cipride, madre delle Nubi scure
e di ogni sorgente ricca di fonti di Ninfe:
ascoltami, o augusta, e soccorri benevola,
mandando, beata, un vento favorevole alle navi che corrono veloci.

Note: è un inno al Mare, nella figura di Tethys, sposa di Oceano.
L’aggettivo “glauco” qui ha un significato incerto: può significare “dagli occhi scintillanti” o “dagli occhi di civetta”. Qui molto probabilmente si fa riferimento agli occhi verde-azzurri (Erodoto, IV 108, I) della dea.
A cura di Gabriella Ricciarelli, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondatori Editore

Teti che cavalca l’ippocampo; pelike (vaso panciuto con due anse) a figure rosse pugliese, periodo circa 425 – 401 a.C., conservata nel Paul Getty Museum, Malibu, California.

5.“INNI ORFICI” – Profumo delle Muse –

Figlie di Memoria e di Zeus dal suono rimbombante,
Muse della Pieria, di gran nome, di splendida fama,
desideratissime dai mortali che assistete, multiformi,
che generate irreprensibile virtù di ogni disciplina,
nutrici dell’anima, donatrici di retto sentire
e sovrane che guidate l’intelligenza potente,
che avete fatto conoscere ai mortali le celebrazioni dei misteri,
e Clio e Euterpe e Talia e Melpomene
e Tersicore e Erato e Polinnia e Urania
con Calliope madre e potente santa dea.
Ma venite, dee, agli iniziati, molto varie, sante,
portando gloria e amabile emulazione celebrata da molti inni.

Note: Pieria è la regione a nord-ovest del Monte Olimpo che Esiodo canta, nella Teogonia, come patria delle Muse. Si attribuisce a Clio la storiografia, a Euterpe la musica dei flauti, a Talia la commedia, a Melpomene i canti funebri e la tragedia, a Tersicore la lira, a Erato la danza, a Polinnia i racconti, a Urania le cognizioni sulle stelle, a Calliope il canto eroico.
A cura di Gabriella Ricciarelli, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondatori Editore

 

Testo in greco dell’Inno
Gustave Moreau, Hesiod and the Muses (1860)

 

 

6.su “ATTIS E CIBELE”:
Attis (Carmen LXIII) di Gaio Valerio Catullo (87 a.C. – 54 a.C.)

Dal sito http://web.ltt.it/www-latino/catullo/canti7.htm

LXIII. Sopra l’alto
Sopra l’alto mare Attis portato da celere barca,
come toccò avidamente il bosco frigio con piede eccitato,
ed entrò nei luoghi ombrosi della dea, attorniati da selve,
tormentato da rabbia furente, perduto nella mente,
si strappò con acuta pietra i pendolii del ventre,
e così come si sentì le membra abbandonate senza l’uomo, 5
ancora macchiando il suolo di sangue vivo,
prese, eccitata, con le nivee mani il leggero timpano,
il tuo timpano, Cibele madre, i tuoi riti,
colpendo con le tenere dita la cava pelle di toro
tremebonda iniziò a cantare con le sue compagne così: 10
” Orsù, Galle, andate insieme agli alti boschi di Cibele,
andate insieme, erranti greggi della signora di Dindimo,
che cercando come esuli luoghi stranieri
seguendo la mia setta, sotto la mia guida, mie compagne
soffriste il rapido mare e le furie del pelago 15
ed eviraste il corpo per il troppo odio di Venere;
allierate l’animo della padrona con corse eccitate.
Cessi l’indugio nella mente attardata: andate insieme, seguitemi
alla casa frigia di Cibele, ai boschi frigi della dea,
dove risuona la voce dei cembali, dove rimbombano i timpani, 20
dove il flautista frigio canta gravemente con flauto ricurvo,
dove le Menadi, che portan l’edera, scuotono con forza il capo,
dove celebrano i santi riti con acuti ululati,
dove è solita quell’errante schiera della dea volteggiare, 25
là è bene che noi corriamo con eccitati tripudi.”
Così insieme cantò Atti, falsa femmina,
Il gruppo subito con lingue tripudianti ulula,
il leggero timpano riecheggia, i cavi cembali crepitano..
Il coro veloce, affrettando il piede, sale su verde Ida. 30
Furibonda insieme ansimando errante guidando l’istinto avanza
Attis, la guida, accompagnata dal timpano per i boschi ombrosi,
come giovenca indomita, evitando il peso del giogo;
le Galle rapide seguono la guida dal piede veloce.
Cosi, quando toccarono la casa di Cibelle, strematucce, 35
per la tropp fatica prendon sonno senza Cerere.
Un pigro sopore, crollando il languore, copre loro gli occhi;
Il rabbioso furore del cuore nella morbida quiete se ne va.
Ma quando il Sole dal volto dorato, con occhi raggianti,
illuminò il bianco etere, i duri suoli, il mare fiero, 40
e cacciò le ombre della notte coi vivaci destrieri sonanti,
allora il Sonno fuggendo veloce abbandonò Attis svegliata;
la divina Pasitea lo accolse nel seno trepidante.
Così dalla morbida quiete senza furore Attis rapida
intanto richiamò nel petto le sue imprese, 45
e nella limpida mente vide dove fosse e senza quali cose,
con animo bruciante di nuovo fece ritorno alle acque.
Qui vedendo il vasto mare con occhi lacrimanti
così miseramente mesta si rivolse alla patria con l’espressione:
“Patria oh, creatrice di me, patria, oh, mia genitrice, 50
io misero lasciandoti, come son soliti gli schiavi fuggitivi
i padroni, portai il piede ai boschi dell’Ida,
per essere nella neve e nelle gelide tane delle fiere,
ed addentrarmi in tutte i loro furibondi covili,
dove mai o in che luoghi penso che tu, patria, sia posta? 55
La stessa pupilla brama per sé dirigere la vista a te,
mentre il cuore è privo di rabbia feroce per breve tempo.
Io forse cacciata dalla mia casa mi porterò in questi boschi?
Sarò lontano dai beni, dagli amici, dai genitori?
Lontano dal foro, dalla palestra, dalo stadio, dai giochi? 60
Misero, ah, misero c’è da piangere, cuore, sempre più.
Quale genere è l’aspetto, io in quale mi sono gettato?
Io donna, io giovane, io efebo, io ragazzo,
io fui il fiore del ginnasio, io ero l’onore della palestra:
per me le porte eran affollate, per me le soglie tiepide 65
per me la casa è inghirlandata di fiorite corone,
quando, sorto il Sole, avessi dovuto lasciare la camera.
Io ora mi trascinerò ministra degli dei e serva di Cibele?
Io saro Menade, io un parte di me, io uomo sterile?
Io abiterò i freddi luoghi, coperti di neve, della verde Ida? 70
Io condurrò la vita sotto le alte colonne della Frigia,
dove è la cerva amante delle selve, dove il cinghiale errante nei boschi?
Ora proprio mi spiace ciò che ho fatto, ormai proprio mi pento.”
Come veloce se n’andò il suono dalle rosee labbrucce
riferendo ad entrambe le orecchie degli dei le nuove notizie, 75
allora Cibele sciogliendo i gioghi uniti ai leoni
e stimolando il nemico del gregge di sinistra, così parla:
“Orsù, disse, su va feroce, fa’ che il furore ivesti costui,
fa’ che per un colpo di furore faccia ritorno nei boschi,
chi troppo liberament brama fuggire i miei domini. 80
Su, sferza la schiena con la coda, soffri le tue sferzate,
fa’ che tutti i luoghi risuonino di muggente fremito
scuoti feroce la rossa criniere sulla muscolosa vervice”:
Così Cibele minacciosa parla e slega i gioghi con la mano.
Egli fiero spronandosi veloce si eccita in cuore, 85
avanza, freme, stritola i virgulti col piede vagante.
Ma come raggiunse gli umidi luoghi del biancheggiante lido,
e vide la tenera Attis vicino alla distesa del mare,
mosse all’attacco. Ella ipazzendo fugge nei fieri boschi;
lì sempre per tutto lo spazio della vita fu serva. 90
Dea, grande dea, Cibele, divina signora di Dindimo,
sia lontano dalla mia casa, padrona, ogni tuo furore:
altri rendi eccitati, altri rendi rabbiosi.

LXIII. Super alta
Super alta vectus Attis celeri rate maria,
Phrygium ut nemus citato cupide pede tetigit,
adiitque opaca silvis redimita loca deae,
stimulatus ibi furenti rabie, vagus animis,
devolsit ilei acuto sibi pondera silice,
itaque ut relicta sensit sibi membra sine viro, 5
etiam recente terrae sola sanguine maculans,
niveis citata cepit manibus leve typanum,
typanum tuum, Cybebe, tua, mater initia,
quatiensque terga tauri teneris cava digitis
canere haec suis adorta est tremebunda comitibus. 10
“agite ite ad alta, Gallae, Cybeles nemora simul,
simul ite, Dindymenae dominae vaga pecora,
aliena quae petentes velut exules loca
sectam meam exsecutae duce me mihi comites
rapidum salum tulistis truculentaque pelagi 15
et corpus evirastis Veneris nimio odio;
hilarate erae citatis erroribus animum.
mora tarda mente cedat: simul ite, sequimini
Phrygiam ad domum Cybebes, Phrygia ad nemora deae,
ubi cymbalum sonat vox, ubi tympana reboant, 20
tibicen ubi canit Phryx curvo grave calamo,
ubi capita Maenades vi iaciunt hederigerae, anafora
ubi sacra sancta acutis ululatibus agitant,
ubi suevit illa divae volitare vaga cohors, 25
quo nos decet citatis celerare tripudiis.”
simul haec comitibus Attis cecinit notha mulier,
thiasus repente linguis trepidantibus ululat,
leve tympanum remugit, cava cymbala recrepant.
viridem citus adit Idam properante pede chorus. 30
furibunda simul anhelans vaga vadit animam agens
comitata tympano Attis per opaca nemora dux,
veluti iuvenca vitans onus indomita iugi; alliteterazione
rapidae ducem sequuntur Gallae properipedem.
itaque, ut domum Cybebes tetigere lassulae, 35
nimio e labore somnum capiunt sine Cerere.
piger his labante languore oculos sopor operit;
abit in quiete molli rabidus furor animi.
sed ubi oris aurei Sol radiantibus oculis
lustravit aethera album, sola dura, mare ferum, 40
pepulitque noctis umbras vegetis sonipedibus,
ibi Somnus excitam Attin fugiens citus abiit;
trepidante eum recepit dea Pasithea sinu.
ita de quiete molli rapida sine rabie
simul ipsa pectore Attis sua facta recoluit, 45
liquidaque mente vidit sine quis ubique foret,
animo aestuante rursum reditum ad vada tetulit.
ibi maria vasta visens lacrimantibus oculis,
patriam allocuta maestast ita voce miseriter.
“patria o mei creatrix, patria o mea genetrix, 50
ego quam miser relinquens, dominos ut erifugae
famuli solent, ad Idae tetuli nemora pedem,
ut aput nivem et ferarum gelida stabula forem,
et earum omnia adirem furibunda latibula,
ubinam aut quibus locis te positam, patria, reor? 55
cupit ipsa pupula ad te sibi derigere aciem,
rabie fera carens dum breve tempus animus est.
egone a mea remota haec ferar in nemora domo?
patria, bonis, amicis, genitoribus abero?
abero foro, palaestra, stadio et gyminasiis? 60
miser a miser, querendum est etiam atque etiam, anime.
quod enim genus figurast, ego non quod obierim?
ego mulier, ego adulescens, ego ephebus, ego puer,
ego gymnasi fui flos, ego eram decus olei:
mihi ianuae frequentes, mihi limina tepida, 65
mihi floridis corollis redimita domus erat,
linquendum ubi esset orto mihi Sole cubiculum.
ego nunc deum ministra et Cybeles famula ferar? anafora
ego Maenas, ego mei pars, ego vir sterilis ero?
ego viridis algida Idae nive amicta loca colam? 70
ego vitam agam sub altis Phrygiae columinibus,
ubi cerva silvicultrix, ubi aper nemorivagus?
iam iam dolet quod egi, iam iamque paenitet.”
roseis ut huic labellis sonitus citus abiit
geminas deorum ad aures nova nuntia referens, 75
ibi iuncta iuga resolvens Cybele leonibus
laevumque pecoris hostem stimulans ita loquitur.
“agedum,” inquit “age ferox i, fac ut hunc furor agitet,
fac uti furoris ictu reditum in nemora ferat,
mea libere nimis qui fugere imperia cupit. 80
age caede terga cauda, tua verbera patere,
fac cuncta mugienti fremitu loca retonent,
rutilam ferox torosa cervice quate iubam.”
ait haec minax Cybebe religatque iuga manu.
ferus ipse sese adhortans rapidum incitat animo, 85
vadit, fremit, refringit virgulta pede vago.
at ubi umida albicantis loca litoris adiit,
teneramque vidit Attin prope marmora pelagi,
facit impetum. illa demens fugit in nemora fera;
ibi semper omne vitae spatium famula fuit. 90
dea, magna dea, Cybebe, dea domina Dindymi,
procul a mea tuos sit furor omnis, era, domo:
alios age incitatos, alios age rabidos.

7.su “ATTIS”:
Pausania (110 – 180 d.C. circa), Descrizione della Grecia.

Mia libera traduzione dal sito: http://www.perseus.tufts.edu/
VII: L’Acaia
9….Quanto ad Attis, io non appresi niente di segreto su di lui e sul suo culto, ma Ermesianatte (nota: prima metà del III secolo a.C.), il poeta elegiaco, narra in una poesia che egli (Attis) era il figlio di Kalaos il frigio e che fin dalla nascita fu un eunuco. Ermesianatte prosegue il racconto dicendo che Attis, dopo che crebbe, si trasferì in Lidia e lì divenne famoso tra i Lidi per i culti orgiastici della Grande Madre (nota: Cibele), e che salì presso di lei ad un tale grado di onore che Zeus, furente contro di lui, inviò un cinghiale per distruggere i terreni coltivati dei Lidi.
10.Di sicuro i Lidi e lo stesso Attis furono uccisi dal cinghiale e si spiega con ciò perché i Galati che abitano a Pessinunte non mangiano carne di maiale selvatico.
Vi è però anche una diversa versione delle vicende di Attis, quella narrata da una leggenda del luogo su di lui. Si dice che Zeus, mentre dormiva, lasciò cadere il suo seme sulla terra, e da lì con il passare del tempo nacque un demone con organi genitali maschili e femminili. Questo demone fu chiamato Agdistis (nota: Cibele). Ma gli dèi, impauriti di Agdistis, gli tagliarono gli organi genitali maschili.
11.Là crebbe un albero di mandorle che maturò un frutto, e, si narra, che la figlia del fiume Sangarios lo raccolse e lo posò sul suo seno: il frutto scomparve improvvisamente e lei rimase incinta. Quando il fanciullo nacque fu abbandonato, ma un caprone si prese cura di lui. Crescendo Attis divenne di una bellezza sovra-umana, e Agdistis si innamorò di lui. Diventato grande, i familiari lo mandarono a Pessinunte per sposare la figlia del re.
12.L’imeneo (nota: canto nuziale) era già stato cantato, quando apparve Agdistis e Attis, impazzito, si tagliò i genitali, e se li tagliò anche chi a lui aveva dato la figlia in matrimonio; ma Agdistis si pentì di ciò che aveva causato ad Attis, e persuase Zeus di concedere che il corpo di Attis mai si sarebbe decomposto o corroso.
13.Queste sono le leggende più popolari che riguardano Attis….

8.su “ATTIS”:
Ovidio (43 a.C. – 18 d.C ) – Le metamorfosi –

dal sito: http://www.miti3000.it/mito/biblio/ovidio/metamorfosi/decimo.htm

Libro Decimo
E voi pure veniste, edere dalle radici aggrovigliate,
e le viti piene di pampini, gli olmi avviluppati di viti,
e ornielli, pìcee, corbezzoli carichi di frutti
rosseggianti, tranquille palme che si danno in premio ai vincitori,
e il pino che si erge con la sua chioma arruffata raccolta in cima,
il pino, caro a Cibele, la madre degli dei, se è vero
che per lei Attis si spogliò del suo corpo per fissarsi in quel tronco.

9.su “ATTIS”:
Ovidio (43 a.C. – 18 d.C ) – I Fasti – libro IV

-vv. 179-222: descrizione del cerimoniale dedicato a Cibele-Magna Mater;
-vv. 223-246: rievocazione del mito di Attis
in latino : http://www.ancienttexts.org/library/latinlibrary/ovid/ovid.fasti.html
in inglese al sito: http://www.tkline.freeserve.co.uk/Fastihome.htm

10.su “ATTIS”:
Giuliano Imperatore ( (332-363 d.C.) – Alla Madre degli dei –

testo tratto da: “Alla madre degli dei” e altri discorsi, a cura di J. Fontaine, C. Prato e A. Marcone, Mondadori – Collana: Fondazione Lorenzo Valla –

…. Chi è dunque Attis o Gallo, chi è la Madre degli dei, e qual è il rituale di questa purificazione?…
Personalmente, sono convinto che questo Gallo e questo Attis sono la sostanza dell’intelligenza feconda e creatrice, la quale genera ogni cosa fino all’ultimo livello della materia e racchiude in sé tutte le ragioni e le cause delle forme materiali…
…Attis, la causa che discende fino alla materia, e crediamo che Attis, oppure Gallo, sia una divinità generatrice…
Il mito racconta di lui che, dopo esser stato esposto presso i gorghi del fiume Gallo, cresceva qui come un fiore e che, divenuto grande e bello, fu amato dalla Madre degli dei.
Ella, dopo avergli concesso ogni cosa, gli pose sul capo il berretto stellato.
Tuttavia, se il nostro cielo che vediamo copre il capo di Attis, non si deve forse interpretare il fiume Gallo come la Galassia? Là infatti si dice che avvenga la mescolanza del corpo passibile con il movimento circolare del quinto corpo impassibile.
Fino a questo limite la Madre degli dei gli permise di saltare e di ballare a questo bellissimo dio intelligente, simile ai raggi del sole, Attis.
Essendo giunto però nella sua progressione fino alle estreme regioni inferiori, racconta il mito che discese nella grotta e giacque con la ninfa, con allusione al principio umido della materia: qui comunque il mito non vuole indicare la materia in sé, ma la causa immateriale ultima, che presiede alla materia.
Dice appunto Eraclito:”Per le anime diventar umide significa morire.”
Così questo Gallo, il dio intelligente che contiene le forme lunari e sublunari, si unisce alla causa preordinata alla materia, non come elementi diversi si uniscono tra loro, ma come un principio che si accosti ad un altro indentico.
Chi è dunque la Madre degli dei?
E’ la sorgente degli dei intelligenti e demiurghi, che governano gli dei visibili, la madre e allo stesso tempo la sposa del grande Zeus, grande dea venuta all’ esistenza subito dopo ed insieme al grande creatore.
E’ la signora di tutta la vita, la causa di ogni generazione che porta con estrema facilità a compimento ciò che è fatto….è la vergine senza madre…la madre di tutti gli dei.
Infatti, avendo ricevuto in sé le cause di tutti gli dei intellegibili sovracosmici, divenne la fonte degli dei intelligenti. …
Il mito vuol dire che essa, la quale in quanto Provvidenza conserva ogni cosa soggetta a nascita e a distruzione, ne ama la causa demiurgica e generatrice, e le ordina di generare preferibilmente nel mondo intelligibile…per perseguire l’unità della salvezza e per evitare la propensione verso la materia…senza lasciarsi trascinare e allettare verso il mondo della generazione.Così il grande Attis era destinato ad essere un creatore ancor più potente, poiché in tutte le cose è più efficace la conversione al meglio che l’inclinazione al peggio…
Attis invece proseguì la sua discesa fino agli estremi limiti della materia. Poiché comunque era necessario arrestare e bloccare la sua corsa verso l’infinito, Coricante, il Grande Helios, che condivide il trono con la Madre, …persuase il leone a rendersi denunziatore.
Chi è dunque il Leone? Sappiamo che ha il calore del fuoco, quale causa che presiede al calore e alla combustione, il cui compito è di combattere contro la ninfa e invidiarle la sua intimità con Attis…e fu lui la causa della mutilazione del giovane, dopo che ebbe denunciato quanto aveva scoperto.
Che cosa è questa mutilazione?
Un freno alla corsa verso l’infinito.
La generazione infatti fu contenuta, ad opera della provvidenza creatrice, in un delimitato numero di forme…
Dunque non è fuori luogo affermare che anche questo Attis sia una sorta di semi-dio…o un dio vero e proprio…
Questo è per noi il grande dio Attis: ecco cosa sono le fughe del re Attis, per le quali si intonano treni, gli occultamenti, le scomparse, le discese nel fondo dell’antro: mi valga come prova il periodo in cui si svolgono.
Così…il taglio dell’albero sacro avviene nello stesso giorno in cui il sole raggiunge il culmine dell’abisso equinoziale; il giorno dopo risuonano le trombe e nel terzo giorno viene recisa la messe sacra ed ineffabile al dio Gallo; quindi, come dicono, ci sono le Ilarie e le feste.
Che questa castrazione…significhi l’arresto della sua corsa all’infinito, è chiaro dal fatto che si taglia l’albero subito dopo che il grande Helios si è fermato, toccato il cerchio equinoziale che rappresenta appunto la sua delimitazione….
Al taglio dell’albero seguono altre cerimonie, di cui alcune sono celebrate secondo i rituali segreti dei misteri, altre con i riti che si possono divulgare.
…Gli dei…ci vogliono insegnare …che dobbiamo raccogliere ed offrire alla dea il frutto migliore della terra, la virtù unita alla pietà, allegoria del buon comportamento terreno.
L’albero infatti cresce dalla terra, ma tende verso l’etere…e produce da sé frutti che ci dona: tale è l’esuberanza di fecondità da lui posseduta.
Il rito invita noi, che, sebbene di natura celeste, siamo stati precipitati sulla terra, a mietere la virtù accompagnata dalla pietà nel campo del nostro buon comportamento terreno, e ad affrettarci a raggiungere la dea ancestrale principio di vita.
… Ecco…gli equinozi sono due, ma si onora di più quello nell’Ariete che di quello nello Scorpione.
…La ragione è evidente…il momento più opportuno sembrava quello in cui il sole comincia ad avvicinarsi a noi subito dopo l’equinozio, quando…il giorno s’allunga….Dobbiamo ritenere che i raggi anagogici del sole hanno uno stretto rapporto con quanti aspirano a liberarsi dalla generazione.
Si rifletta…il sole, con il suo calore vivificante e meraviglioso, trascina ogni cosa sulla terra, la chiama a sé e la fa germogliare, separando i corpi fino all’estrema sottigliezza e alleggerendo ciò che natura tende al basso. ….
Attis dunque fu definito una causa prima e un dio, il diretto creatore del mondo materiale che, nella sua discesa fino al limite estremo, viene arrestato dal movimento creativo del sole, quando questo dio raggiunge il vertice della circonferenza delimitata dell’universo, il cui nome per via dei suoi effetti è equinozio.
Abbiamo detto che la mutilazione significa l’arresto della corsa verso l’infinito, che non può riprodursi se non attraverso il richiamo e la resurrezione di Attis alle cause più antiche ed originarie.
Abbiamo anche detto che lo scopo del rito della purificazione è l’ascesa delle anime.
Quindi la legge sacra in primo luogo non consente di nutrirsi di quei semi che sono sotto la terra: la terra infatti è l’ultimo degli esseri.
Anche Platone dice che in essa si muove il male scacciato dagli dei e spesso negli oracoli gli dei chiamano la terra un rifiuto, e ci esortano a fuggirne….
Per questo a noi è proibito nutrirci dei semi delle piante, ma ci è consentito usare frutti e verdure non però quelli che tendono verso la terra, ma di quelli che dalla terra si elevano in alto, nell’aria.
…durante le feste religiose ci si deve astenere sempre anche dai pesci…perché essi, immergendosi nelle profondità delle acque…sono ancori più ctonii dei semi….
chi aspira a librarsi in alto, oltre l’aria, e ad involarsi oltre le cime stesse del cielo, giustamente dovrebbe astenersi da questi alimenti , e rincorrere e ricercare le tracce di ciò che tende a salire nell’aria e si alza verso le cime scoscese o…guarda verso il cielo. …
E questo “Logos” (nota: la causa finale) non è Attis che poco prima era dissennato, ma che ora è chiamato saggio per la sua mutilazione? ….
11.su “CIBELE”:
Lucrezio (98 a.C. – 55 a.C. ? ) – De Rerum Natura –

dal sito: http://www.filosofico.net/rerumnatura.htm#n2

Libro II (nota: descrive Cibele-Magna Mater come da iconografia classica, il collegio di eunuchi preposto ai culti orgiastici della dèa e le processioni in suo onore)
Perciò Gran Madre degli dèi e madre delle fiere
e genitrice del nostro corpo fu detta essa sola.
Di lei cantarono gli antichi dotti poeti di Grecia
che assisa in trono su un carro guidava due leoni aggiogati,
insegnando così che la vasta terra è sospesa nello spazio
aereo, né può sulla terra stare poggiata la terra.
Aggiogarono al carro le fiere, perché la prole, quantunque
selvaggia, deve ammansirsi, vinta dalle cure dei genitori.
E le cinsero la sommità del capo d’una corona murale,
perché munita di alture sostiene città;
di tale diadema adorna, ora destando sacro orrore incede
attraverso le vaste terre l’immagine della madre divina.
Lei varie genti, secondo l’antico rito,
chiamano Madre Idea, e le danno corteggio di turbe di Frigi,
perché primamente da quella regione dicono che le messi
abbiano cominciato a propagarsi per tutta la terra.
Le assegnano i Galli, perché vogliono significare che coloro
che hanno offeso il nume della Madre e si son mostrati
ingrati verso i genitori, devono essere giudicati indegni
di generare viva progenie alle rive della luce.
Timpani tesi tuonano sotto le palme e concavi cembali
tutt’intorno, e col rauco canto i corni minacciano,
e col frigio ritmo il cavo flauto esalta le menti;
ed essi protendono armi, segni del violento furore,
per potere atterrire gli animi ingrati e gli empi petti
del volgo col timore della maestà della dea.
E così, appena, entrata e tratta attraverso le grandi città,
muta fa dono ai mortali di una tacita salute,
di bronzo e argento ne cospargono il percorso su ogni strada,
arricchendola di larghe offerte, e fanno nevicare fiori di rosa,
ombreggiando la Madre e le turbe che le fan corteggio.
Qui un manipolo di armati, che i Greci chiamano Cureti,
se tra le turbe frigie danza e in ritmo tripudia,
lieto alla vista del sangue, col movimento delle teste
scotendo i terribili pennacchi, rappresenta
i Cureti del Ditte, dei quali si racconta che in Creta
un giorno occultarono quel favoloso vagito di Giove;
quando, bambini intorno a un bambino, con rapida danza,
armati percotevano in ritmo bronzo con bronzo,
perché Saturno non lo scoprisse e maciullasse tra le mascelle,
producendo un’eterna ferita nel petto della Madre.
È per questo che armati accompagnano la Grande Madre,
o perché significano che la dea comanda che con le armi
e il valore siano risoluti a difendere la terra dei padri
e siano pronti a essere presidio e vanto dei loro genitori.

Attis con indosso il berretto frigio. Thymiaterion (incensiere) di terracotta da Tarso, I o II secolo a.C., Louvre

 

12.su “ADONE”:
Apollodoro (180-115 a.C.) – Biblioteca –

III, 14, 4 (a cura di M.Cavalli, Oscar Mondadori) «Adone, invece, era ancora un ragazzo quando, a causa dell’ira di Artemide, durante la caccia fu ferito da un cinghiale e morì. Ma secondo Esiodo, Adone era figlio di Fenice e di Alfesibea; secondo Paniassi, invece, era il figlio che Tiante, re di Assiria, ebbe da sua figlia Smirna. Afrodite, adirata perché Smirna non le tributava gli onori dovuti, fece sì che si innamorasse di suo padre; con l’aiuto della nutrice, la fanciulla dormì dodici notti con il padre, senza che questi la riconoscesse. Ma quando si accorse che era sua figlia, estrasse la spada e la inseguì, e lei, ormai alle strette, pregò gli dèi di renderla invisibile.
E gli dèi ebbero compassione di Smirna e la tramutarono in quella pianta che si chiama appunto “smirna” (nota: si tratta della mirra). Al decimo mese la pianta si spaccò e nacque il bambino di nome Adone: era tanto bello che Afrodite, senza che dèi lo sapessero, lo mise, ancora in fasce, dentro ad una cesta, e lo affidò a Persefone perché lo nascondesse.
Ma Persefone, quando lo vide così bello, non volle più ridarlo ad Afrodite. Allora, per decisione di Zeus, l’anno venne diviso in tre parti: e ordinò CHE Adone stesse da solo per un terzo dell’anno, per un altro terzo con Persefone, e l’ultimo terzo con Afrodite. Ma Adone rimase con lei anche per quella parte dell’anno in cui avrebbe dovuto star solo. E poi, durante una caccia, fu ferito da un cinghiale e morì.”
13.su “ADONE”:
Inno orfico ad Adone (VII-VI sec. a.C.) – Dal testo: Ricciarelli G. (a cura di), Inni Orfico, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori –

– 56, profumo di Adone –
Ascolta me ti prego, demone ottimo, dai molti nomi,
dalla chioma morbida, che ami la solitudine, ricco di amabili canti,
Eubuleo, multiforme, splendida progenie fra tutti,
fanciulla e fanciullo, tu in tutto sempre fiorente, Adonis,
ti spegni e ti accendi nelle belle stagioni ricorrenti,
favorisci la vegetazione, con due corna, molto amato, onorato con lacrime,
dalle belle forme, gioisci delle cacce, dalla chioma folta,
di animo desiderabile, dolce germoglio di Ciprie, virgulto di Eros,
generato nei letti di Persefone dalle amabili trecce,
talora abiti sotto il Tartaro caliginoso,
talora invece porti il corpo maturo di frutti verso l’Olimpo:
vieni, beato, agli iniziati recando frutti della terra.

14.su “ADONE”:
Bione di Smirne ( II secolo a.C.) – Epitaffio di Adone –

sito: http://www.liberliber.it/biblioteca/c/carubia/autori_classici_greci_in_sicilia/html/testi/adone.htm

Piango Adone: “E’ morto il bello Adone”;
“E’ morto il bello Adone”, fanno eco gli Eroti al pianto.
In purpuree coltri, Cipride, più non dormire;
destati, misera, e il petto vestito di viola
percuoti, e di’ a tutti: “E’ morto il bello Adone”.
“Piango Adone”, fanno eco gli Eroti al pianto.
Giace il bello Adone sui monti, il fianco dal dente,
candido dal candido dente ferito, e Cipride
addolora, lieve spirando; e atro sangue gli stilla
per le nivee carni, sotto le ciglia gli occhi si spengono,
mentre la rosa fugge dalle labbra, sopra le quali
muore pur il bacio, che a Cipride mai sarà reso.
A Cipride il bacio piace anche di lui non più vivo,
ma non sa Adone che ella pur morto lo bacia.
“Piango Adone”, fanno eco gli Eroti al pianto.
Cruda ferita ha nel fianco Adone,
ma ferita più grande Citerea porta nel cuore.
Intorno al fanciullo i cani fedeli gemono,
e le Ninfe Oreadi piangono, ma Afrodite,
sciolte le chiome, per le balze va errando
piangente discinta scalza, e i rovi
nel suo andare la lacerano e il sacro sangue colgono.
E acutamente gridando per vaste convalli s’aggira,
l’assiro sposo invocando, chiamando il fanciullo.
E a lei atro sangue presso l’ombelico correva
e il petto arrossava e i fianchi, e i seni
nivei un tempo per Adone si facevano di porpora.
“Ahi ahi, Citerea!”, lamentano gli Eroti.
Insieme col suo amore la divina bellezza ha perduto.
Cipride aveva bellezza, quando era vivo Adone,
ma è morta la bellezza con Adone. “Cipride, ahi ahi!”,
i monti tutti dicono, e le querce “Ahi Adone!”
E i fiumi piangono lo strazio di Afrodite,
e le fonti Adone sui monti lacrimano,
e i fiori per la pena si arrossano, e Citerea
per le balze, per ogni forra pietosamente grida:
“Ahi ahi, Citerea! è morto il bello Adone”.
Di Cipride il misero amore, ahi!, chi non piangerebbe?
Come vide, come intese di Adone l’atroce ferita,
come vide il purpureo sangue nella coscia sconciata,
le braccia tendendo gemeva: “Rimani, Adone:
Adone sventurato, rimani! Che per l’ultima volta ti tocchi,
che ti abbracci e le labbra con le tue labbra io congiunga.
Destati un attimo, Adone, e per l’ultima volta baciami,
tanto baciami quanto vive un bacio:
finché dalla tua anima sulla mia bocca e nel cuore
il tuo anelito fluisca e il dolce incantesimo io attinga
e ne beva l’amore. E conserverò questo bacio
come lo stesso Adone, poi che tu, sventurato, mi fuggi;
fuggi lontano, Adone, e vai nell’Acheronte
odiato e feroce sovrano: e io, l’infelice,
vivo e sono dea, e non ti posso seguire!”.
Accogli, Persefone, il mio sposo: poi che tu sei
molto di me più potente; e ogni cosa bella a te scende.
E io sono sventuratissima, ed ho insaziabile pena,
e piango Adone, che a me morì, e di te ho timore.
Tu muori, amatissimo, e amore come sogno mi volò via,
e vedova è Citerea, e vani nella casa gli Eroti,
e con te andò perduto il mio cinto. Perché temerario andavi
a caccia?
Tu così bello, perché bramasti affrontare una fiera?”
Così pianse Cipride; fanno eco al lamento gli Eroti,
“Ahi ahi Citerea, è morto il bello Adone!”
E la Pafia tante lacrime versa, quanto sangue
versa Adone; e tutti a terra ne nascono fiori:
il sangue genera la rosa, le lacrime l’anemone.
Piango Adone: “E’ morto il bello Adone”.
Nelle selve quell’uomo non piangere più, o Cipride:
a Adone non s’addice un solingo letto di foglie;
abbia ora, o Citerea, il tuo letto il morto Adone:
anche morto è bello, è bello, morto, come dormisse.
Deponilo ora sulle morbide coltri, nelle quali dormiva,
nelle quali con te nella notte dormiva il sacro sonno;
nel letto tutto d’oro: esso ama Adone anche se bruttato.
Su lui getta ghirlande e fiori: tutti con lui;
come egli morì, anche i fiori tutti marciscono.
Cospargilo di siri unguenti, cospargilo di profumi;
periscano tutti i profumi: Adone è morto, il tuo profumo.
Giace il tenero Adone in vesti purpuree,
e intorno a lui piangendo singhiozzano gli Eroti,
che per Adone si recisero le chiome; e chi le frecce,
chi l’arco gettava, chi il dardo e chi la faretra;
e chi sciolse i calzari di Adone, e altri in un lebete
d’oro portano acqua; e chi gli lava i fianchi,
e chi di dietro con le ali fa vento per Adone.
“Ahi ahi, Citerea!” lamentano gli Eroti.
Spense ogni face sulle soglie Imeneo
e la corona nuziale disfece: non più “Imèn,
Imèn” cantava il suo canto, ma diceva
“Ahi ahi!” e “Adone” ancor più che “Imeneo”.
Le Cariti piangono il figlio di Cinira,
“E’ morto il bello Adone” l’una all’altra dicendo,
e “Ahi ahi!” acutamente dicono molto più che “Peana”.
Anche le Muse Adone compiangono, Adone,
e lo invocano cantando, ed egli più non le ode;
non che non voglia, ma Core non lo libera.
Cessa i gemiti, Citerea, quest’oggi, rattieni il pianto;
bisogna che tu ancora pianga, ancora per l’altro anno lagrimi.

J. W. Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900 circa