Il “Salone dei Mesi” di Palazzo Schifanoia

Il Palazzo Schifanoia a Ferrara fu realizzato, nel 1385, per volere d’Alberto V d’Este, quale piccolo rifugio destinato alle cene e agli svaghi dei signori della città:
il nome “Schifanoia” deriva infatti da “Schifar” ovvero “Schivar la noia”, allontanare la seccatura degli obblighi incombenti di governo.
L’edificio, inizialmente costituito da un solo piano, tra 1465 e il 1470, sotto la signoria di Borso d’Este (1451 – 1471), venne ristrutturato con l’aggiunta di un grandioso portale a bassorilievo e sopraelevato.
Nel 1452 infatti Borso d’Este, in seguito alla sua investitura del titolo di Duca per i feudi imperiali di Modena e Reggio Emilia dall’Imperatore Federico III, commissionò all’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini l’ampliamento del palazzo con un piano adibito ad appartamento ducale, dotato di una sala di rappresentanza affrescata con il tema del Ciclo dei Mesi.
Con sorprendente rapidità, tra il luglio 1469 e il marzo 1470, diversi pittori ferraresi della scuola di Cosmé Tura, tra cui Francesco del Cossa (l’ unico pittore di sicura attribuzione), crearono il grandioso ciclo di affreschi che abbellisce le pareti del Salone dei Mesi, lungo 24 metri, largo 11 e alto 7,5.

Panoramica del Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia, Ferrara

E. Zolla (Le meraviglie della natura) così descrive la stanza:
”Nel salone rettangolare si stava come Dio al centro del tempo circolare, i dodici scomparti celebravano, con i dodici segni zodiacali, i tre decani di ciascuno….Novità del Ciclo di Schifanoia è la rappresentazione, sulla fascia di mezzo dell’affresco, dei decani, delle tre parti di ogni segno zodiacale.
Il principio triadico così esprime e analizza ogni mese. Esso serviva a precisare particolareggiatamente le membra a cui le singole parti dell’anno rispondevano, e il loro carattere cosmico. Gli ermetici perciò ne facevano un gran conto.”
In effetti le pareti risultano divise tramite colonne dipinte in 12 scomparti, ognuno dei quali raffigura un mese (ne restano integri soltanto sette);
a sua volta, ciascun scomparto è suddiviso in tre fasce orizzontali, in cui troviamo raffigurati
-nella parte più alta, i Trionfi (dal nome dell’omonimo poema del Petrarca ) delle divinità mitologiche su magnifici carri, mentre intorno il popolo è impegnato nei lavori che la protezione del dio del mese e del relativo segno astrale rende propizi;
-nella parte mediana, i Segni dello Zodiaco con tre Decani per ciascun mese(vedi Nota 1): secondo Zolla, ogni Decano rappresentava, nel mondo antico mediterraneo, il campo specifico delle singole parti del corpo; ad esempio, nei testi ermetici, ai tre decani del segno dell’Ariete corrispondono rispettivamente la testa, il naso, le orecchie;
-nella parte inferiore, lo stesso Borso d’Este circondato da membri della sua corte in una serie di attività di amministrazione o di svago.
La disposizione verticale, dall’alto verso il basso, è tesa a mostrare l’influsso delle divinità planetarie sulla vita quotidiana, attraverso l’interpretazione dei segni zodiacali, i quali vengono individuati come uno strumento per-dell’uomo volto a cogliere il volere divino.
Ma addentriamoci adesso, con l’aiuto del commento prezioso offerto da Zolla, nell’osservazione di ciascuno dei sette mesi rimasti.

Allegoria di Marzo, segno dell’Ariete: il trionfo di Minerva.
Nella fascia superiore dell’affresco è rappresentato il trionfo di Minerva: la dea procede su di un carro decorato, trainato da due cavalli bianchi. Ai lati del carro vediamo, sulla destra, un gruppo di saggi che leggono e discutono, mentre sulla sinistra troviamo un gruppo di donne intente nell’arte della tessitura. In basso, Borso, dopo impegni di giudicatura, s’avvia alla caccia, mentre i suoi contadini potano le pergole.

Allegoria di Marzo – dall’alto verso il basso: il trionfo di Minerva, i tre decani, il duca di Borso e la sua corte.
Allegoria di Marzo: fascia superiore
Allegoria di Marzo: fascia superiore
Allegoria di Marzo: fascia superiore

Commenta Zolla:
“Sulla fascia più alta trionfa Minerva. Vola in cielo una civetta, l’uccello esperto nell’arte di astutamente combattere per aria arrovesciata sulle ali e sulla coda dispiegate, come l’avvoltoio.
Il cocchio trionfale è trainato da liocorni, che nei trattati alchemici figurano lo Spirito o la “vita nova” (così nel Mylius), e sono simbolo equivalente, notò C.G. Jung, al “leone verde”….
Il primo decano era dato per marziale ed audace. Qui è configurato come un moro dall’aria truce e la veste sbrindellata, impugnante un lembo della corda che gli cinge la vita…Secondo la ricostruzione di Aby Warburg, egli era il sacrificatore sacerdotale con l’ascia bipenne, l’inauguratore dell’anno; secondo il Cosma (nota: Cosma di Gerusalemme), il dio decano è Aidoneo, Plutone.
Il secondo decano qui è una donzella di regale eleganza, in veste di porpora. Secondo il Cosma è Persefone, in procinto di cercarsi vestiti monili, prole…
Il terzo decano è venereo, giocoso, gaudioso…qui diventato un giovanotto che tiene un cerchio e un bastoncino da giocoliere o domatore….Secondo il Cosma, è il decano di Eros, nel Medioevo è dedicato alla siderurgia.”

Allegoria di Marzo: decano centrale.
Allegoria di Marzo: decano di sinistra.
Allegoria di Marzo: decano di destra.
Allegoria di Marzo: la potatura

Allegoria di Aprile, segno del Toro: il trionfo di Venere.
Venere celebra il suo trionfo su carro trainato da cigni; il carro avanza scorrendo sulle acque di un fiume.
La dea dell’amore festeggia la sua vittoria su Marte, raffigurato nella sua armatura, incatenato ed inginocchiato.
Sullo sfondo, tra rocce fantastiche, si vedono le tre Grazie, mentre sul prato vicino alla riva giocano bianchi conigli, simbolo di fertilità. Intorno al carro gruppi di giovani raffinati fanno musica e parlano d’amore.

Allegoria di Aprile: l’intero mese
Allegoria di Aprile: fascia superiore e centrale

 

Allegoria di Aprile: fascia superiore

Zolla scrive:
“Secondo il Cosma, il primo decano è la Grazia, Charis, ritenuta mercuriale e sapienziale….
Il secondo decano è lunare, e secondo Cosma corrispondeva alle Ore.”
Zolla ritiene che la figura ferrarese, impugnante una chiave (la chiave della Primavera) e seminuda con la testa avvolta in un cercine, alluda alla “sublimazione della materia filosofale dopo la sua putrefazione ed il suo annerimento.”
Il terzo decano è “saturnino e vile, raffigurato come essere ferino accompagnato da un cavallo e da un canino. Regge nel palmo di una mano un drago alato e impugna con l’altra un’asta.”

Allegoria di Aprile: decano centrale

 

Allegoria di Aprile: decano di sinistra

 

Allegoria di Aprile: fascia inferiore

 

Allegoria di Aprile: fascia inferiore

 

Allegoria di Aprile: fascia inferiore

 

Allegoria di Aprile: fascia inferiore

 

Allegoria di Aprile: fascia inferiore

Allegoria di Maggio, segno dei Gemelli: il trionfo di Apollo.
Apollo avanza sul carro tenendo in mano il Sole ed un arco, scortato da un corvo e da un cigno (i profetici). Aurora guida il carro e i diversi colori dei cavalli indicano le parti del giorno. Sullo sfondo si scorgono le nove Muse; mentre vicino al carro si muovono uno stuolo di puttini gemelli.

 

Allegoria di Maggio: fascia superiore e mediana
Allegoria di Maggio: fascia superore Il primo decano della costellazione è:”di Tetide. E’ giovale ed esperta di molte arti… A Ferrara l’incarna un consigliere aulico atteggiato in posa magistrale davanti ad un paggio inginocchiato….Il secondo decano era di Cibele, marziale, alacre. ..Il terzo è un arciere col suo turcasso. Doveva essere per Cosma la Giustizia pratica.”

Allegoria di Giugno, segno del Cancro: il trionfo di Mercurio
Il segno è simboleggiato da una grande aragosta. Nella fascia dei trionfi, spicca un carro tirato da due aquile sul quale si scorge – seppur deteriorata – la figura di Mercurio. Il dio dei commerci è tra dotti, musici, bottegai intenti negli affari.
Il primo decano del segno è venereo e giocondo; per Cosma era la Vittoria.
Il secondo era mercuriale, ilare, generoso: qui a Ferrara è “una dea che giudica forse l’anima che nel Cancro s’incarna.”
Il terzo decano appartiene ad Ecate:” è lunare, rissoso, iracondo, cagnesco.”

Allegoria di Giugno: fascia superiore e mediana

Allegoria di Luglio, segno del Leone: il trionfo di Giove.
Sul carro del trionfo, trainato dai leoni, troviamo Giove e Cibele, dea della fecondità. Ad un lato del carro scorgiamo un gruppo di sacerdoti, dall’altro un corteo nuziale. Sullo sfondo appare una scena di vita monastica.

Allegoria di Luglio: fascia superiore e mediana

Zolla ipotizza che in questa raffigurazione le due divinità si ritrovino congiunte:
”Perché questo è il Giove dell’”Asclepius”: Ermete Trismegisto dice che “Giove chiamiamo colui che sta fra cielo e terra; terra e mare domina Giove Plutonio, nutritore degli esseri viventi mortali e fruttiferi ; mercé queste potenze vegetano i frutti, gli arbusti, la terra.”
Il primo decano è saturnino; in Egitto era Tifone crudele a cavalcioni di un coccodrillo. Per Cosma era Efesto. Qui è un uomo in abito talare fra le fronde di un albero, un cane e una tortora….
Il secondo decano è sotto il segno di Giove, mentre il terzo era Se rapide, marziale, ma altresì benefico, socievole….A Ferrara è un essere ferino che sbrana – pare – della carne.”

Allegoria di Agosto, segno della Vergine: il trionfo di Cerere.
Nella fascia dei trionfi si trova Cerere, dea delle messi, su un carro trainato da draghi, che l’aiutarono nella ricerca di Proserpina.
Attorno alla dea è raffigurato il lavoro dei campi e scene di mercato. Sullo sfondo si scorge proprio il rapimento di Proserpina, con le sue dame che si disperano.

Allegoria di Agosto: fascia superiore e mediana

Il primo decano della Vergine è “solare, Iside (o Temi, secondo il Cosma) col manipolo di spighe in mano…il secondo decano presiede alla scrittura e all’arte metrica, ed è venereo ed avido di ricchezze…Il terzo decano è qui orante, quasi in atto di ringraziamento per il raccolto. Per Cosma il decano è di Vesta.”

Allegoria di Agosto: primo decano, Iside.

Allegoria di Settembre, segno della Bilancia: trionfo di Vulcano.
Avanza Vulcano sul carro della Concupiscenza trainato da scimmie.

Allegoria di Settembre: fascia superiore e mediana.

Sulla sinistra, nella fucina del dio, si vedono, intenti al lavoro, i Ciclopi. All’ingresso della fucina è appesa uno scudo in cui sono rappresentati Romolo e Remo allattati dalla lupa; esso rimanda alla scena posta sulla destra: l’unione di Marte con la ninfa Ilia, dalla quale vennero alla luce i fondatori di Roma.

Allegoria di Settembre: particolare della fucina di Vulcano

Secondo Zolla, questo: “è il mese più adatto a significare l’opera trasmutatoria, ottenuta mercè il concubito degli elementi opposti e complementari.
Il glifo della Bilancia era stato usato dal Geber per indicare l’equilibrio degli elementi nella Pietra.
E’ anche comune il tema di Mercurio in piedi su una sfera (il mondo caotico, l’inizio della Pietra) che regge in mano la bilancia.
Il primo decano, lunare, dal Cosma è attribuito alle Erinni; il secondo nell’antico Egitto era saturnino, un uomo dormiente nel seno della Vergine, ovvero la contemplazione….Il terzo decano egizio era sotto Giove: un uomo alle prese con uno scarabeo e un porco, simboli di gola e lussuria…. Nelle corrispondenze di Ermete Trismegisto questi tre decani segnano rispettivamente gli orifizi dei genitali dei testicoli.”

 

Allegoria di Settembre: fascia superiore. Le immagini sono tratte dal sito: http://www.wga.hu/index.html

 

NOTA 1.
Alfredo Cattabiani, nel suo prezioso “Planetario”, al paragrafo dedicato all’astronomia-astrologia egizia, così scrive sui decani:
“Quanto all’astrologia egizia, essa ebbe una sua originalità, di cui sono una eco i 36 decani che integrarono l’astrologia tradizionale ellenica insieme con le 36 costellazioni, dette “sphaera barbarica”, che si aggiunsero alle 12 dello zodiaco greco-babilonese, indicate come “sphaera graecanica”.
Nel “Corpus hermeticum”, la cui stesura risale al II sec. d.C., si descrivevano quelle 36 potenti figure collocate a metà tra il grande cerchio che delimita il cosmo e il cerchio zodiacale…
I decani, trasportati lungo lo zodiaco, spingevano il movimento dei sette cerchi corrispondenti ai pianeti e dominavano, ciascuno, dieci gradi dello zodiaco, presiedendo ad ogni cosa, a ogni essere, vegliando sull’armonia del Tutto tramite i demoni.
Sono rappresentati nel planisfero di Denderah…eseguito all’incirca nel 36 a.C. (nota: Denderah, in Egitto. Ora conservato al Museo del Louvre).”

Lo zodiaco di Denderah: i decani sono raffigurati nella fascia più esterna

Le immagini sono tratte dai siti:
http://www.geocities.com/astrologysources/classicalegypt/dendera/
http://web.arte.unipi.it/salvatori/didattica/vecchiprog/storiadeltempo/opuscolo.htm