John Donne

John Donne

La vita

John Donne nacque a Londra nel 1572, da una facoltosa famiglia cattolica. Dal 1583 al 1589 studiò prima all’Università di Oxford poi a Cambridge, senza peraltro conseguire alcun diploma.
Dal 1592 al 1594 frequentò gli studi di legge presso l’Istituto Lincoln’s Inn e sembrava destinato alla carriera legale o diplomatica.
Nel 1593 il fratello Henry, incarcerato nella prigione di Newgate per aver dato alloggio ad un prete cattolico, morì di peste.
Dal 1596 al 1598 egli partecipò ad una spedizione navale contro la Spagna.
Al suo ritorno fu assunto come segretario privato di Sir Thomas Egerton.
In questi anni scrisse la maggior parte delle sue poesie d’amore e dei suoi versi erotici, raccolti nei volumi ” Satires, and Songs and Sonnets”.
Nel 1601 sposò segretamente Anne More, di diciassette anni, figlia del Governatore della Torre di Londra e Cancelliere dell’ordine della Giarrettiera Sir George More, nonché nipote di Lady Egerton.
Nel febbraio dell’anno dopo Donne svelò il matrimonio segreto: disapprovato da amici, parenti e da Sir More stesso, venne licenziato e imprigionato con i testimoni delle nozze.
Rimase in prigione fino ad aprile, dopo di che fu costretto a lasciare Londra con la moglie.
Dal 1603 al 1610 visse nel villaggio di Micham, vicino Londra. Per Donne furono anni di isolamento sociale e di instabilità finanziaria, esacerbate anche dalla nascita di numerosi figli.
Egli comunque continuò a scrivere e nel 1607 pubblicò “The Divine Poems”.
Partecipò inoltre attivamente alla propaganda anticattolica, pur rifiutando di prendere gli ordini nella chiesa anglicana.
Nel 1608 scrisse segretamente il suo noto trattato in difesa del suicidio, “Biathanatos” (pubblicato postumo nel 1644) e fece stampare il trattato “Pseudo-Martyr”, in cui criticava l’eccessiva vocazione al martirio dei cattolici, ma si dichiarava allo stesso tempo propenso alla tolleranza nei loro confronti.
Tra il 1611 e il 1612, nel corso di un viaggio in Francia, Germania e Belgio, compose “An Anatomy of the World” e “The Progress of the Soul” (quest’ultimo in memoria della defunta figlia morta di Sir Robert Drury, che accompagnava nel viaggio).
Nel 1615 Donne fu ordinato prete della Chiesa Anglicana ed assunse successivamente l’incarico di Cappellano Reale.
Nel 1621 fu nominato decano della Cattedrale di Saint Paul.
Nel 1617 morì, a 33 anni e dopo aver dato alla luce il loro dodicesimo figlio, l’amata moglie Anne.
Nel 1621 Donne fu nominato decano della Cattedrale di Saint Paul ; ottenne ben presto prestigio e popolarità come predicatore, pronunciando sermoni ritenuti tra i più brillanti ed eloquenti dell’epoca.
Le sue prediche creative e carismatiche fecero di Donne una presenza altamente influente a Londra.
Nel 1624 pubblicò le sue preghiere private “Devotions upon Emergent Occasions”, composte durante un periodo di grave malattia.
Morì nel 1631, al culmine della fama per il suo stile vivace , intenso e paradossale.

Le poesie

ELEGIA XX: ALLA SUA SIGNORA ANDANDO A LETTO
Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo,
finchè mi affanno resterò in affanno.
Spesso il nemico avendo il suo nemico in vista
dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte.
Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco,
ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello.
Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini,
così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare.
Slacciati, perchè quell’accordo armonioso
mi dice di esser già l’ora di recarsi a letto.
Via quel busto felice, che invidio,
perchè può starti così stretto.
E via la gonna che svela una tanto bella condizione,
come quando dai campi fioriti l’ombra dei colli si fugge.
Via il diadema tenace, ed esso mostri
il diadema fluente dei capelli che da te si leva:
e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero
in questo sacro tempio dell’amore, su questo soffice letto.
In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti
essere accolti dagli uomini; Angelo, conduci insieme a te
un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene
cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo
questi Angeli da uno spirito malvagio,
quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne.
Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare
avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto.
Oh mia America! Mia nuova terra scoperta,
mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina,
miniera di pietre preziose, mio Impero,
come sono benedetto in questo mio scoprirti!
Entrare in questi ceppi significa essere liberi;
dove metto la mia mano sarà il mio suggello.
Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute,
come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare
per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate
sono come i miei dorati pomi d’Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini,
tali che quando l’occhio di uno stupido s’illumina a una gemma
la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni.
Come dipinti, o come gaie rilegature di libri
fatte per i profani, così sono le vesti delle donne;
in sè le donne sono libri mistici che solo noi,
fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati.
E poichè io sono chiamato a conoscere tanto,
liberamente mostrati come a una levatrice;
getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini:
all’innocenza nessuna penitenza è mai dovuta.
Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque,
per coprirti che altro ti occorre più di un uomo

ELEGY XX: TO HIS MISTRESS GOING TO BED
COME, madam, come, all rest my powers defy ;
Until I labour, I in labour lie.
The foe ofttimes, having the foe in sight,
Is tired with standing, though he never fight.
Off with that girdle, like heaven’s zone glittering,
But a far fairer world encompassing.
Unpin that spangled breast-plate, which you wear,
That th’ eyes of busy fools may be stopp’d there.
Unlace yourself, for that harmonious chime
Tells me from you that now it is bed-time.
Off with that happy busk, which I envy,
That still can be, and still can stand so nigh.
Your gown going off such beauteous state reveals,
As when from flowery meads th’ hill’s shadow steals.
Off with your wiry coronet, and show
The hairy diadems which on you do grow.
Off with your hose and shoes ; then softly tread
In this love’s hallow’d temple, this soft bed.
In such white robes heaven’s angels used to be
Revealed to men ; thou, angel, bring’st with thee
A heaven-like Mahomet’s paradise ; and though
I’ll spirits walk in white, we easily know
By this these angels from an evil sprite ;
Those set our hairs, but these our flesh upright.
Licence my roving hands, and let them go
Before, behind, between, above, below.
O, my America, my Newfoundland,
My kingdom, safest when with one man mann’d,
My mine of precious stones, my empery ;
How am I blest in thus discovering thee !
To enter in these bonds, is to be free ;
Then, where my hand is set, my soul shall be.
Full nakedness ! All joys are due to thee ;
As souls unbodied, bodies unclothed must be
To taste whole joys.
Gems which you women use
Are like Atlanta’s ball cast in men’s views ;
That, when a fool’s eye lighteth on a gem,
His earthly soul might court that, not them.
Like pictures, or like books’ gay coverings made
For laymen, are all women thus array’d.
Themselves are only mystic books, which we
-Whom their imputed grace will dignify-
Must see reveal’d. Then, since that I may know,
As liberally as to thy midwife show
Thyself ; cast all, yea, this white linen hence ;
There is no penance due to innocence :
To teach thee, I am naked first ; why then,
What needst thou have more covering than a man?

IL SOGNO
Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.

THE DREAM
DEAR love, for nothing less than thee
Would I have broke this happy dream;
It was a theme
For reason, much too strong for fantasy.
Therefore thou waked’st me wisely; yet
My dream thou brokest not, but continued’st it.
Thou art so true that thoughts of thee suffice
To make dreams truths, and fables histories;
Enter these arms, for since thou thought’st it best,
Not to dream all my dream, let’s act the rest.
As lightning, or a taper’s light,
Thine eyes, and not thy noise waked me;
Yet I thought thee
-For thou lovest truth-an angel, at first sight;
But when I saw thou saw’st my heart,
And knew’st my thoughts beyond an angel’s art,
When thou knew’st what I dreamt, when thou knew’st when
Excess of joy would wake me, and camest then,
I must confess, it could not choose but be
Profane, to think thee any thing but thee.
Coming and staying show’d thee, thee,
But rising makes me doubt, that now
Thou art not thou.That love is weak where fear’s as strong as he;
‘Tis not all spirit, pure and brave,
If mixture it of fear, shame, honour have;
Perchance as torches, which must ready be,
Men light and put out, so thou deal’st with me;
Thou camest to kindle, go’st to come; then I
Will dream that hope again, but else would die.

INFINITA’ DEGLI AMANTI
Se ancora non ho tutto il tuo amore,
tutto, cara, non lo avrò mai.
Non un solo sospiro ho da esalare
né una lacrima mi esca ormai.
Tutto il tesoro per averti, pianto
sospiri lettere voti ho esaurito.
Ma niente mi è dovuto più di quanto
nel nostro accordo abbiamo stabilito.
Se il tuo dono d’amore non fu perciò
pieno, che un po’ ne viene a me, un po’
ad altri, cara, tutta mai ti avrò.

Se invece tutto me lo hai dato,
era tutto quello che avevi allora;
e se poi nel tuo cuore s’é creato
nuovo amore per altri ch’hanno ancora
riserve intere alle mie superiori
di voti sospiri lettere e pianto,
il nuovo amore forse dà timori
nuovi, ché tu non l’hai giurato intanto.
E invece lo fu, se era dono di tutto.
Mi appartiene il tuo cuore e ogni frutto
che produce, cara, mi spetta tutto.

Ma tutto non vorrei averlo ancora,
chi ha tutto più niente ha da avere.
Dacché ogni giorno il mio amore cresce, ora
nuovi compensi in serbo hai da tenere.
Non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore: quando
potessi, non l’avresti dato mai.
Ecco i misteri dell’amore, che andando
resta il tuo cuore, lo perdi e ce l’hai.
Di questo mutar cuore senza frutti
c’è modo migliore: unirli anzitutto,
saremo così uno, e un mutuo Tutto.

LOVERS INFINITENESS
If yet I have not all thy love,
Dear, I shall never have it all;
I cannot breathe one other sigh, to move,
Nor can intreat one other tear to fall;
And all my treasure, which should purchase thee–
Sighs, tears, and oaths, and letters–I have spent.
Yet no more can be due to me,
Than at the bargain made was meant;
If then thy gift of love were partial,
That some to me, some should to others fall,
Dear, I shall never have thee all.

Or if then thou gavest me all,
All was but all, which thou hadst then;
But if in thy heart, since, there be or shall
New love created be, by other men,
Which have their stocks entire, and can in tears, In sighs, in oaths, and letters, outbid me,
This new love may beget new fears,
For this love was not vow’d by thee.
And yet it was, thy gift being general;
The ground, thy heart, is mine; whatever shall
Grow there, dear, I should have it all.

Yet I would not have all yet,
He that hath all can have no more;
And since my love doth every day admit
New growth, thou shouldst have new rewards in store;
Thou canst not every day give me thy heart,
If thou canst give it, then thou never gavest it;
Love’s riddles are, that though thy heart depart,
It stays at home, and thou with losing savest it;
But we will have a way more liberal,
Than changing hearts, to join them; so we shall
Be one, and one another’s all.