Aries

Aries
“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges


Illustrazione del segno dell’Ariete nel manoscritto “Der naturen bloeme”, “Il fiore della natura”, enciclopedia di storia naturale di Jacob van Maerlant, 1350 circa. Immagine tratta dal sito http://www.kb.nl/index-en.html

 

Il 21 Marzo il Sole entra nel segno dell’Ariete, data che anticamente corrispondeva all’inizio dell’anno, in coincidenza con l’Equinozio Primaverile e con la rigenerazione della natura.
Scrive Cattabiani (Planetario):
“Secondo la tradizione astrologica occidentale, il Sole all’inizio del segno dell’Ariete (Aries) supera l’equatore celeste giungendo nella parte settentrionale del cielo, risorgendo dai simbolici inferi delle tenebre invernali per portare la primavera, per rinnovare ciclicamente il cosmo…
All’equinozio di Primavera il Sole unisce i quattro cerchi dell’equatore, dell’eclittica, del coluro o meridiano equinoziale e dell’orizzonte, formando tre croci. In realtà non si tratta di intersezioni ad angolo retto ma di incroci i cui rispettivi angoli variano alle nostre latitudini da 23°5’ a 48°….
A sua volta, la “croce” che il Sole forma con l’equatore venne cristianamente interpretata come il simbolo della passione del Cristo, e il suo passaggio di là dal meridiano equinoziale, come quello della sua Resurrezione.” (vedi immagini relative alla pagina Marzo – parte prima)
Il segno dell’Ariete personifica la vita al suo primo stadio:
”il suo primo movimento, l’impulso creatore, l’esplosione trasformatrice sotto la spinta della forza cosmica, lo sprigionarsi delle forze brute (l’erompere dei germogli, la comparsa della nuova vegetazione, l’estro degli animali).” (Ancora A. Cattabiani)
Nella mitologia classica quando si pensa alla figura dell’Ariete il richiamo al mito del Vello d’Oro è d’obbligo.

La vicenda ebbe inizio quando…
[188] CLXXXVII. Teofane, una bellissima fanciulla, era la figlia di Bisante [re di Tracia]. I suoi molti corteggiatori la cercavano, ma Nettuno [Poseidone] l’aveva rapita e portata nell’isola di Crumissa.
Quando i pretendenti seppero che si trovava lì, allestirono una nave e si diressero verso Crumissa.
Per trarli in inganno, Nettuno trasformò Teofane in una bellissima pecora, se stesso in ariete e i cittadini di Crumissa in gregge. I pretendenti sbarcarono e, non trovando alcun uomo, iniziarono a macellare le greggi per cibarsene.
Quando Nettuno vide che gli uomini da lui trasformati in pecore venivano massacrati, trasformò i pretendenti in lupi.
Egli stesso, in forma di ariete, giacque con Teofane e da questa unione nacque l’ariete Crisomallo [l’ariete dal vello d’oro] che trasportò Frisso in Colchide;
il suo vello, conservato nel tempio di Marte [Ares], fu portato via da Giasone.
(Igino, Favole, mia libera traduzione dal sito http://www.theoi.com/)

Questo quindi è l’antefatto. Ma la storia prosegue:
Issione , figlio di Flegias e re dei Lapiti, si unì in matrimonio, con Dia, figlia di Deioneo.
Diversamente da quanto promesso, Issione non fece a Deioneo i doni concordati per le nozze, ma lo uccise con ferocia inaudita, gettandolo in un pozzo pieno di carboni ardenti.
Zeus lo perdonò, ma Issione, invitato ad un suo banchetto, cercò di insidiare Era. Zeus, accortosi di tale desiderio, gli inviò una nuvola di nome Nefele, con le sembianze di Era.
Issione tentò di abbracciarla e fu colto in flagrante nel tentativo di amplesso. Zeus, irato, lo consegnò ad Ermes perché lo torturasse, poi lo legò ad una ruota di fuoco che girava senza sosta nel cielo. Dall’unione di Issione con la nube nacquero i Centauri, o, si narra anche, nacque solo Centauro, padre dei Centauri.
Nefele fu poi sposa di Atamante, re di Beozia; essi ebbero due figli: Elle e Frisso.
Atamante in seguito ripudiò Nefele per sposare Ino. Ino odiava i figli che il marito aveva avuto dalla prima moglie e architettò un piano per ucciderli, così che suo figlio sarebbe salito al trono. Nefele, venuta a conoscenza dei piani di Ino, chiese aiuto a Ermes.
Questi le inviò il Crisobello, l’ariete d’oro. Elle e Frisso salirono in groppa all’ariete che li trasportò in Colchide.
Ma Elle precipitò in mare durante il volo ed annegò. Frisso invece arrivò alla mèta, dove venne ospitato da Eete.
Frisso dunque sacrificò l’animale agli dei, donando ad Eete il vello, che lo nascose in un bosco, ponendovi un drago di guardia.

Giasone si sarebbe poi impadronito del vello dell’ariete d’oro con l’impresa degli Argonauti, uccidendo o addormentando il drago (a seconda delle varie versioni del mito) con la protezione di Atena e l’aiuto di Medea. (Vedi le Argonautiche)

Le fonti classiche:

Igino, Favole
(mia libera traduzione dal sito: http://www.theoi.com/)
[1] I. TEMISTO. Atamante, figlio di Eolo, ebbe da sua moglie Nuvola un figlio, Frisso, e una figlia, Elle; da Temisto, figlia di Ipseo, Atamante ebbe due figli: Sfincio e Orcomeno; da Ino figlia di Cadmo, ebbe due figli: Learco e Melicerte. Temisto desiderava di uccidere i figli di Ino, che le aveva sottratto lo sposo; perciò, si nascose nella reggia e quando giunse l’occasione propizia, pensando di uccidere i figli della sua rivale, uccise i propri per errore, ingannata dalla nutrice che aveva scambiato loro le vesti. Quando se ne rese conto, Temisto si suicidò.
[2] II. Ino, figlia di Cadmo e Armonia, desiderando di uccidere i figli di Nuvola, Frisso ed Elle, architettò un piano con tutte le matrone e ideò di tostare le sementi perché non producessero frutti, così che, a causa della sterilità e della carestia, l’intera città andasse in rovina e per la fame e per le malattie. Atamante mandò a Delfi un emissario per interrogare l’oracolo su questa situazione, ma Ino lo convinse a riferire un falso responso: la pestilenza sarebbe terminata se Atamante avesse immolato a Giove suo figlio Frisso. Atamante rifiutò di farlo, ma Frisso si offrì spontaneamente al sacrificio per liberare, lui solo, la città dalla sventura. Così, mentre si avviava all’altare ornato delle sacre bende e il padre si accingeva a invocare Giove, il messaggero, preso da pietà per il fanciullo, denunciò ad Atamante il piano di Ino. Venuto a conoscenza del crimine, il re consegnò nelle mani di Frisso la moglie Ino e il figlio Melicerte perché li uccidesse. Mentre li stava conducendo al supplizio, il padre Libero gli ottenebrò la vista e rapì Ino, che era stata sua nutrice. In seguito Atamante, reso folle da Giunone, uccise il figlio Learco, mentre Ino si precipitò in mare insieme all’altro figlio Melicerte. E libero avrebbe voluto che fosse chiamata Leucotea, mentre noi la chiamiamo Mater Matuta, e che Melicerte fosse il dio Palemone che invece noi chiamiamo Portolano. E’ in suo onore che ogni quattro anni si celebrano i giochi atletici detti Istmici.
[3] III. Frisso ed Elle, resi folli da Libero,vagavano nel bosco. Si dice che la loro madre Nuvola sia andata a cercarli portando un ariete dal vello d’oro, figlio di Nettuno e Teofanie. Nuvola avava raccomandato ai figli di montargli sulla groppa, per rifugiarsi presso il re dei Colchi, Eete, figlio del Sole; lì avrebbero dovuto immolare l’ariete a Marte. Dicono che così avvenne, ma dopo esser saliti, mentre l’ariete li trasportava sopra il mare, Elle precipitò e da lei quel mare fu detto Ellesponto. Frisso invece giunse tra i Colchi; lì, come gli aveva raccomandato la madre, immolò l’ariete e pose il suo vello d’oro nel tempio di Marte, sotto la custodia di un drago: fu questa pelle chesi dice Giasone, figlio di Esone e Alcimede, andò a cercare. Eete accolse benevolmente Frisso e gli concesse in sposa la figlia Calcione. Ella poi chei gli diede dei figli e Eete ebbe paura di perdere il regno, poiché un oracolo gli aveva predetto, interpretando alcuni prodigi, che doveva guardarsi dalla morte per mano di uno straniero, discendente di Eolo. Così uccise Frisso. Ma i suoi figli, Argo, Mela e Cilindro, salirono su una nave per tornare dal nonno Atamante.Essi naufragarono e Giasone, nel corso del suo viaggio alla conquista del vello d’oro, li raccolse sull’isola di Dia e li riportò presso la madre Calcione. Per ciò che aveva fatto Calcione lo raccomandò a sua sorella Medea.

Frisso e l’ariete dal vello d’oro; pelike (vaso panciuto con due anse) del periodo 450 – 400 a.C., National Museum, Athens, Greece

Apollodoro, Biblioteca
(mia libera traduzione all’url http://www.classicalmyth.com/)
I discendenti di Eolo; Frisso, Elle e l’ariete d’oro.
1.9 “Atamante, uno dei fgli di Eolo, regnò sulla Beozia, ed ebbe da Nefele (Nuvola) un figlio, Frisso, e una figlia, Elle.
Atamante in seconde nozze sposò Ino, dalla quale ebbe Learco e Melicerte.
Ma Ino complottava contro i figli di Nefele e convinse le donne a far seccare tutto il grano per la semina. Le donne presero il grano di nascosto dai mariti e lo fecero seccare. La terra naturalmente non diede il raccolto annuale, perché era stata seminata con grano secco.
Allora Atamante mandò a Delfi i suoi inviati, per chiedere come far cessare la carestia.
Ino convinse gli emissari a riferire un falso responso: l’aridità dei raccolti sarebbe cessata se Frisso fosse stato sacrificato a Zeus.
Atamante udì il responso, così portò Frisso all’altare del Dio, forzato dagli abitanti della sua regione. Ma Nefele lo rapì, insieme alla figlia, e gli diede un ariete dal vello d’oro – che aveva avuto da Ermes
In groppa all’ariete i due fratelli sorvolarono terre e mari.
Quando arrivarono al tratto di mare che si stende fra Sigeo e il Chersoneso, Elle precipitò negli abissi e morì.
A causa di ciò quello stretto si chiama Ellesponto.
Frisso invece raggiunse la Colchide, dove regnava Eete, figlio di Elio (il Sole) e di Perseide, (fratello di Circe e di Pasifae, quella che sposò minasse). Eete lo accolse e gli diede in sposa una delle sue figlie, Calciope.
Frisso allora sacrificò l’ariete dal vello d’oro a Zeus Phyxius, protettore degli esuli, e diede la sua pelle a Eete. Eete la inchiodò a unpa quercia nel bosco sacro ad Ares.
Da Calciope, Frisso ebbe i figli Argo, Melante, Frontide e Citisoro.”

Apollonio Rodio, Le Argonautiche

Frisso e l’ariete dal vello d’oro; nestoris (anfora a due manici) del periodo 350 – 340 a.C., Harvard University Art Museums, Cambridge, Massachusetts, USA

Cattabiani (Planetario) ritiene che il Vello d’oro non rappresentasse soltanto la rinascita del Sole in primavera, ma che alludesse anche ad un aspetto “trasmutativo”, ovvero di passaggio ad un livello spirituale più elevato.
L’Ariete sacrificato nel “criobolium” (o il toro e il “taurobolium”, vedi Marzo – parte seconda), afferma il nostro autore, aveva una funzione “salvatrice”, poiché il sangue dell’animale con cui si bagnava l’iniziando permetteva la “comunione” con la divinità:”con il misterioso Figlio dai molti nomi della Grande Madre.”
(Mia nota personale: credo che l’iniziando si identificasse con il Figlio/Attis e la “comunione”-unione-hieros gamos avvenisse con la Dea Madre)
Cattabiani (Calendario: le feste, i miti, le leggende…) spiega che l’intera vicenda mitologica nella cristianità medievale venne re-interpretata e vista come un’allegoria della Redenzione:
-l’ariete inviato da Zeus divenne il simbolo del Figlio di Dio immolatosi per vincere la “forza di gravità” del peccato;
-Frisso era il simbolo dell’uomo che vi si aggrappa per superare ogni difficoltà;
-Elle era l’immagine di chi non ha la forza di restare saldo nella lotta e cade perché non riesce a controllare gli impulsi personali;
– il vello d’oro dell’ariete sacrificato era il riferimento al sacramento dell’eucarestia., fonte di salvezza che Cristo offre agli uomini;
– Giasone rappresentava infine il buon Cristiano che ottiene la salvezza attraverso l’eucarestia, lottando il drago con l’aiuto di Maria Ausiliatrice.

Vorrei integrare l’interpretazione dell’ariete e del vello d’oro con le sempre bellissime ed illuminanti parole di E.Zolla (Le meraviglie della natura):
”Quel Vello è il simbolo di una trasmutazione, di un rinnovamento aureo, come quello che sotto la terra avviene sotto l’Ariete, come quello che nei cieli annunciano le pecorelle (pag. 258)….Dardeggia nei cieli di queste notti Argo, la nave degli Argonauti, cioè degli astri…Argo porta alla conquista del Vello d’oro, al tosone dell’Ariete, dell’aurora sorgente dell’anno, del sole o oro nascente.” (pag.257)

L’Ariete, dunque, governa questo periodo temporale, caratterizzato dal passaggio tra vecchio e nuovo, tra inverno e primavera.

Un periodo, ci dice Zolla:
”in cui con lampi e tuoni si uniscono cielo e terra. Come all’inizio del cosmo, un suono lucente creò le parvenze visibili o se ne vestì, così al principio dell’anno è la folgore fragorosa che dà l’avvio.
Si può favoleggiare che il figlio del Sole , Vespero, la sera scorta il padre e diventa il suo nunzio, Lucifero, all’alba; ma ora che il lungo inverno ha disfatto il padre, gli si sostituisce e feconda lui la madre Luna –sposa del Padre- e la sorella Terra, e quindi si sacrifica. Il tredicesimo mese dell’anno diventa il primo, la tredicesima volta che la Luna è fecondata, succede qualcosa di strano, di luciferico, un incesto e un suicidio.
Infatti i riti del Carnevale del mese precedente sono un eccesso buffonesco che precede un periodo luttuoso.
Il figlio Lucifero o Marte si sacrifica impiccandosi, invertendosi affinché il padre viva e risusciti. Oppure per purificarsi e acquistare sapienza di vita, per resuscitare come Sole.” (pag.260) –
Vedi… motivo archetipico “sacrificio-morte-rinascita”