Cancer

Cancer

“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges

Illustrazione del segno del Cancro, tratto dal manoscritto in latino “Heures à l’usage de Rome” (Libro delle ore), 1475-1499; conservato alla Biblioteca Mazarine, Parigi.
Immagine tratta dal sito http://liberfloridus.cines.fr/

Il 21 Giugno, con l’ingresso del Sole nel segno del Cancro, cade il Solstizio d’Estate, momento dell’anno in cui il nostro astro raggiunge il punto più a settentrione nel cielo, quando la luce è al massimo della sua estensione temporale quotidiana.
Sarà forse perché sotto questo segno il Sole inizia la sua corsa all’indietro, che esso viene raffigurato con granchio, o con un gambero, animali che camminano a ritroso?
A. Cattabiani (Planetarium) fornisce una spiegazione che è attinente al percorso allegorico tracciato attraverso lo zodiaco che descrive:
”il ciclo eterno della manifestazione e del suo riassorbimento nel non manifestato”.
Ovvero, se l’Ariete (fuoco) è seme solare, se il Toro (terra) rappresenta la matrice, l’utero cosmico che fecondato genera il mondo manifesto, se i Gemelli (aria) simboleggiano le polarità opposte dell’energia e le coordinate della manifestazione (tempo e spazio), il Cancro, segno acquatico, è:”il simbolo della natura allo stadio embrionale.”
Osservando infatti il glifo del segno è possibile ravvisarvi “due elementi-germi di polarità opposta, che girano l’uno attorno all’altro, si attirano e finiscono per assorbirsi generandogli organi via via più differenziati di un essere.”(Cattabiani, op.cit.)
Continua Guenon (Simboli della Scienza sacra):”Nel simbolo astrologico del Cancro si vede il germoglio allo sato sottile ; si tratta quindi non dell’embrione corporeo, ma proprio del prototipo formale…la cui esistenza si situa nell’ambito psichico o nel “mondo intrmedio”…Inoltre questo germoglio è doppio, posto in due posizioni inverse l’una all’altra, che rappresentano per ciò stesso due termini complementari: sono lo yin e lo yang della tradizione estremo-orientale.”

Il geroglifico del Cancro

E granchio, o gambero, sono ben adatti a simboleggiare la prima forma di vita nell’acqua.
Il filosofo neoplatonico Porfirio, ne “L’Antro delle Ninfe”, a commento di un passo dell’ Odissea di Omero spiega come il segno del Cancro rappresenti una delle due Porte Solstiziali, e più precisamente la “porta degli uomini”, attraverso la quale le anime discendono nella generazione, all’interno della caverna cosmica.
Per un approfondimento a riguardo, rimando alla pagina su Giugno.

 

Le stelle del Cancro. Immagine tratta dal testo di A. Cattabiani “Planetarium”

le stelle del Cancro
La costellazione del Cancro, più piccola rispetto alle altre, è visibile tra i Gemelli a ovest e il Leone a est, tra la Lince a nord e il Cane Minore e l’Idra a sud.
Tra le dodici costellazioni zodiacali il Cancro è anche la meno dotata di stelle luminose. Le sue stelle principali sono:
– Beta Cancri, chiamata Al Tarf , la stella più luminosa del segno, di magnitudine 3,76, posta al termine della zampa meridionale del granchio;
– Alfa Acubens, sulla chela meridionale, di magnitudine 4,3;
– Asellus Borealis e Asellus Australis, che rappresentano “gli asini” rammentati da Igino nel suo “De Astronomia” (vedi sotto);
– tra Asellus Borealis e Asellus Australis, un ammasso stellare (di circa cento stelle) chiamato Presepe o Alveare, o anche Mangiatoia perché appunto posta tra i due “somarelli”.

Illustrazioni al Poeticon Astronomicon di C.I. Hyginus, Basileae,1570
Immagine tratta dal sito http://www.atlascoelestis.com/

il Cancro nella mitologia
Gaio Giulio Igino – (I sec. a.C. -I d.C.) – De astronomia o Astronomia poetica –
Mia libera traduzione dal sito: http://www.theoi.com/

II. 23 Il Cancro
Si dice che il Cancro sia stato posto tra le stelle grazie alla riconoscenza di Giunone, perché, quando Ercole combatté contro l’Idra di Lerna (nota: seconda fatica; l’idra, racconta Apollodoro nella Biblioteca II, era un mostro enorme dal corpo con nove teste, di cui otto mortali e quella di mezzo immortale) ), un granchio, nella palude, lo afferrò al piede (nota di M.T. : Giunone era avversa ad Ercole poiché l’eroe era nato da un rapporto “extraconiugale” di Zeus con Alcmena). Ercole, irritato da ciò, lo uccise, e Giunone lo mise tra le costellazioni affinché fosse uno dei dodici segni che sono collegati nell’orbita del sole. In una delle sue raffigurazioni ci sono di sicuro stelle chiamate Asini, dipinte sul guscio del Granchio da Liber (nota: nome latino per Dioniso) con solo due stelle (nota: le due stelle si chiamano Asellus Borealis e Asellus Australis, in latino «asino del nord» e «asino del sud»). A questo proposito, si dice che Liber, quando divenne pazzo per volere di Giunone, fosse scappato velocemente attraverso la Thesprotia (nota: località sulla costa a ovest di Dodona) per raggiungere l’oracolo di Giove Dodoneo, per chiedere come ritrovare il proprio senno. Quando rischiò di essere di sicuro sommerso in una grande palude che non riusciva ad attraversare, si narra che due asini gli vennero incontro. Egli ne catturò uno e in questo modo poté attraversare la palude senza nemmeno toccare l’acqua. Così, quando giunse al tempio di Giove Dodoneo, dopo che fu liberato dalla follia, Liber mostrò la propria riconoscenza agli asini collocandoli tra le costellazioni. Alcuni dicono che Liber dotò l’asino che lo aveva trasportato di una voce umana. Successivamente questo asino ebbe un contenzioso con Priapo su una questione di forza fisica, ma da lui fu sconfitto e ucciso. Mosso a pietà, Liber lo annoverò tra le stelle, e per rendere evidente che aveva dato questo dono all’asino non da timido uomo reso pazzo da Giunone ma da vero dio, collocò l’asino sopra il Granchio che Giunone aveva messo tra le stelle. Eratostene racconta un’altra storia sugli Asini. Dopo aver dichiarato guerra ai Giganti, Giove convocò tutti gli dei per combattere contro di loro, e Liber Pater (nota: Dioniso), Vulcano, i Satiri e i Sileni accorsero cavalcando asini. Ma quando giunsero non lontani dal nemico, gli asini si impaurirono; tutti iniziarono a ragliare, emettendo un suono che i Giganti non avevano mai sentito. A quel terribile rumore il nemico velocemente si dette alla fuga e così vennero sconfitti. C’è una storia simile a questa sulla conchiglia di Tritone. Anche lui, quando ebbe reso cavo il corno di conchiglia di sua invenzione, lo portò contro i Giganti e là suonò strani suoni attraverso la conchiglia. I Giganti, temendo che i loro avversari avessero condotto qualche terribile bestia, fuggirono e così furono vinti dal potere del loro nemico.

Dal sito: http://www.forumromanum.org/index2.html
XXIII .CANCER. dicitur Iunonis beneficio inter astra collocatus, quod, cum Hercules contra hydram Lernaeam constitisset, ex palude pedem eius mordicus arripuisset; quare Herculem permotum, eum interfecisse. Iunonem autem inter sidera constituisse, ut esset cum duodecim signis, quae maxime solis cursu continentur. In eius deformationis parte sunt quidam qui Asini appellantur, a Libero in testa Cancri duabus stellis omnino figurati. Liber enim ab Iunone furore obiecto, dicitur mente captus fugisse per Thesprotiam, cogitans ab Iovis Dodonaei oraculum pervenire, unde peteret responsum, quo facilius ad pristinum statum mentis perveniret. Sed cum venisset ad quandam paludem magnam, quam transire non posset, quibusdam asellis duobus obviam factis dicitur unum eorum deprehendisse et ita esse transvectus, ut omnino aquam non tetigerit. Itaque cum venisset ad templum Iovis Dodonaei, statim dicitur furore liberatus asellis gratiam retulisse et inter sidera eos collocasse. Nonnulli etiam dixerunt asino illi, quo fuerit vectus, vocem humanam dedisse. Itaque eum postea cum Priapo contendisse de natura et victum ab eo interfectum. Pro quo Liberum eius misertum in sideribus adnumerasse; et ut sciretur id pro deo, non homine timido, quia Iunonem fugerit, fecisse, supra Cancrum constituit, qui eius beneficio fuerat adfixus astris. Dicitur etiam alia historia de Asellis. Ut ait Eratosthenes, quo tempore Iuppiter, bello gigantibus indicto, ad eos oppugnandos omnes deos convocasset, venisse Liberum patrem, Vulcanum, Satyros, Silenos asellis vectos. Qui cum non longe ab hostibus abessent, dicuntur aselli pertimuisse, et ita pro se quisque magnum clamorem et inauditum gigantibus fecisse, ut omnes hostes eorum clamore in fugam se coniecerint et ita sint superati. Huic similis est historia de bucino Tritonis. Nam is quoque fertur, cum concham inventam excavasset, secum ad gigantas tulisse et ibi sonum quendam inauditum per concham misisse. Hostes autem veritos ne qua esset inmanis fera ab adversariis adducta, cuius esset ille mugitus, fugae se mandasse, et ita victos in hostium potestatem pervenisse.