il simbolismo dei Rosacroce

il simbolismo dei Rosacroce

“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges

Trittico d’Harbaville, metà del X secolo. Immagine tratta dal sito del museo del Louvre

Rafal T. Prinke: “Early Symbolism of the Rosy Cross – Primo simbolismo dei Rosa Croce”, in cerca di un legame con la tradizione
Articolo pubblicato su The Hermetic Journal, 25 (1984), 11-15.
Tratto e da me tradotto dal sito www.alchemywebsite.com

Si potrebbe affermare, con una certa probabilità, che gran parte della popolarità dei miti Rosacrociani fosse dovuto al “distintivo” bello eppur semplice presente manifesti dell’ordine risalenti agli inizi del 17esimo secolo, cioè il simbolo della croce unito a quello della (o delle rose).
La storia di tale simbolo prima del 17 ° secolo, così come la sua origine, rimane ancora oscura.
Nel mio articolo nel “Journal of Rosicrucian Studies” ho supposto che i Rosa Croce possono avere tratto origine dai Cavalieri Templari in Terra Santa sulla base del fatto che un distintivo simile ad esso appare nel tardo 13 ° secolo in una spada Templare da cerimoniale, che più tardi servì come spada per l’incoronazione dei re Polacchi, e che una pianta detta “Rosa di Gerico” era nota ai Templari e usata come un loro simbolo.
Poiché questi sono in effetti elementi di prova piuttosto inconsistenti e non del tutto convincenti, desidero aggiungere altri due esempi di uso proto-Rosacrociano del simbolo dei Rosa Croce.
Entrambi contrastano con ciò che afferma A.E. Waite, e cioè che: “al di fuori dell’araldica, il matrimonio della Rosa con la Croce non si ritrova nei libri stampati prima del 17esimo secolo, e non conosco alcun manoscritto illustrato in tal modo o con un simbolismo simile”( The Brotherhood of the Rosy  Cross, p. 103).

Il mio primo esempio è probabilmente lo stessa di quello descritto da A.E. Waite e da lui ignorato: “L’esempio più antico esempio di Rosa in unione con la Croce è forse il frontespizio di un lavoro di Jacob Lochter, emesso a Norimberga nel 1517. Esso presenta un grande cerchio di Rose con una Croce nel centro e la figura del Cristo all’interno. Pur tuttavia non si deve supporre che il cerchio rappresenti qualcosa di diverso da un bordo ornamentale”(The Brotherhood.., p. 101). Se ho individuato correttamente il frontespizio di cui parla Waite, si tratta di un’incisione su legno di Hans Suess von Kulmbach datata al 1515. Kulmbach fu amico e discepolo di Albrecht Durer, la cui arte è piena di immagini Ermetiche (per esempio la sua celebre “Melanconia”).
Non mi sembra che il cerchio di rose sia solo un ornamento, perché in esso ci sono cinque grandi rose che hanno una croce all’interno, più un’altra simile ai piedi della croce del Calvario con la figura di Cristo.
Queste cinque rose sono distanziate l’un l’altra da dieci rose più piccole e sono sorprendentemente simili al distintivo della spada Polacca da incoronazione e al simbolo delle “Geheime Figuren” (“Simboli Segreti”). Esse sono anche simili alo stemma di Martin Lutero, ma, poiché l’incisione in legno precede il momento in cui egli iniziò a predicare la sua dottrina (1516), è impossibile affermare che questi simboli fossero ispirati agli stemmi di Lutero. In realtà Lutero poteva aver preso da simboli già esistenti per il suo stemma, poiché era il figlio di un minatore e pertanto non aveva stemmi di famiglia. (Comunque, ho trovato in un riferimento che il suo simbolo non era una rosa, ma un fiore di mela)
L’intero cerchio di rose piuttosto voleva suggerire un rosario (dove tra ogni dieci piccole rose è posta una più grande con una croce), ma ci sono delle rose in più all’interno del cerchio.
La maggior parte di loro sembrano crescere sulla croce del Calvario. La rosa che non è legata alla croce è posta sul petto di Dio Padre.
Ovviamente, la croce del Calvario è l’immagine dell’archetipo dell’Albero della Vita, ma potrebbe anche essere una interpretazione cabalistica dell’ Albero della Vita. Al di sopra della testa di Cristo ci sono tre piccole rose: una sul petto di Dio Padre (Kether) e una su ciascuna estremità del braccio orizzontale della croce (Chokmah e Binah), a formare la triade superna delle Sephiroth. Le tre rose appena sotto i piedi di Cristo costituiscono il triangolo inferiore, e la rosa grande con una croce all’interno che è posta sotto indica Malkuth.
Rimangono quattro rose, così probabilmente Tiphereth è espressa dalle due rose vicino ai piedi di Cristo (per ragioni di simmetria). L’intera figura può essere confrontata con il disegno sul frontespizio di Waite “Secret Tradition in Israel”, che è quasi identico.

 

L’interpretazione cabalistica non finisce qui. Lo spazio all’interno del cerchio è chiaramente diviso in quattro parti, che corrispondono ai quattro mondi della cabala e correttamente le Rose / Sephiroth della Croce / Albero della Vita appaiono in ciascun mondo, così come le figure delle persone sempre più evolute spiritualmente. Sopra Dio Padre / Kether e al di fuori del cerchio di rose c’è una veronica tenuta da due angeli, che ovviamente corrisponde ai veli di En-Soph (ed è difficile da spiegare altrimenti). E quindi l’incisione in legno di Kulmbach può essere vista come contenente una completa visione cabalistica del mondo.

 

Una questione che si pone è se questa incisione contenga realmente dei simbolismi proto-Rosacrociani o se si tratti solo di una coincidenza. Per rispondere a questa domanda positivamente dobbiamo trovare una simile immagine nella iniziale letteratura Rosacrociana.
Per fortuna, non è un compito difficile, dal momento che un lavoro spesso definito come “il quarto manifesto”, Speculum Sophicum Rhodo-Stauroticum, contiene sul suo frontespizio un dettaglio che è identico nel concetto all’incisione di Kulmbach, sebbene molto semplificata. Si tratta di una piccola croce circondata da una corona contenente quattro rose e sembra essere l’unica immagine dei Rosa Croce degli scritti (generalmente ritenuti autentici) Rosacrociani iniziali. E ‘anche l’unica rosa e la sola croce su quel frontespizio e, pertanto, deve essere la Rosa Croce dei Rosacrociani.

L’altro esempio di un simbolo con la rosa e la croce che voglio indicare è quello raffigurato sul pannello centrale del Trittico Harbaville, che è di origine bizantina e risale al 10 ° o 11 ° secolo. Il simbolo è una croce del Calvario con una rosa al centro, che è identico a quello di Manly Palmer Hall, ritenuto l’originale simbolo dei Rosacrociani. Nell’immagine bizantina ci sono anche delle rose alla fine di ogni braccio della croce. Le rose sono ad otto petali e hanno tre giri di petali, suggestivo simbolo del 19 ° secolo nella Golden Dawn (ma ciò è molto probabilmente una coincidenza).
Quest’ultima affermazione non prova, ovviamente, l’esistenza di una qualsiasi organizzazione o società segreta che usasse la Rosa Croce e fosse in possesso di un corpo di insegnamenti esoterici, come alcune moderne “Rosacrociane” organizzazioni sostengono.
Tuttavia, l’incisione in legno di Kulmbach sembra indicare che la rosa unita alla croce era in qualche modo collegata con il pensiero Ermetico già all’inizio del 16 ° secolo. Il simbolo di Rosa + Croce bizantino potrebbe confermare la mia precedente ipotesi di un origine templare del simbolo, poiché l’Ordine del Tempio aveva collegamenti con l’Impero bizantino. Tuttavia, vi è ancora un altro esempio di tale simbolo, che indica un’origine ancora più antica. E’ uno scettro tenuto da San Luca in una miniatura del St Chad Gospel dell’8 ° secolo.
Egli tiene questo scettro insieme ad un altro segno vescovile ed è descritto come il regale scettro del potere. (vedi NOTA 1)
Ma sembra strano che San Luca dovesse tenere un simbolo reale, così forse questi due segni-strumenti sono il simbolo dei due lati dell’insegnamento : l’essoterico (lo strumento vescovile) e l’esoterico(lo scettro con la rosa-croce)?

 

Fonti delle illustrazioni:
1 A Rosy Wreath by Hans Suess von Kulmbach, woodcut, 1515 (Barbara Miodanska, Miniatury Stanislawa Samostrzelnika, Warsaw 1983).
2 The device on the Polish coronation sword (drawn by the author as it appears on the original, Journal of Rosicrucian Studies)
3 The Rosy Cross from Geheime Figuren (Paul M. Allen, A Christian Rosenkreutz Anthology, p. 246, also in other books).
4 Adam Kadmon on the Tree of Life (The Secret Tradition in Israel by A.E. Waite, frontispiece).
5 The Rosy Cross detail from the title page of Speculum Sophicum Rhodo-Stauroticum (Paul A. Allen, op.cit.,p.342).
6 Byzantine Rosy Cross (Roger Cook, The Tree of Life, Thames and Hudson, p.102,ill.19.)
7 The original symbol of Rosicrucians according to M.P. Hall (Codex Rosae Crucis, p.44)
8 St. Luke with a rosy cross sceptre (R. Cook, op. cit., p.103,ill.21)

Rafal T. Prinke: “Hermetic Heraldry – Araldica Ermetica”
Articolo pubblicato su The Hermetic Journal, 1989, 62-78.
Tratto e da me tradotto dal sito www.alchemywebsite.com

 

 

Studi dedicati al simbolismo ermetico raramente toccano i suoi collegamenti con l’araldica, anche se pare che essi debbano essere ovvi anche a chi ha una conoscenza limitata di entrambi i sistemi simbolici.
Le uniche ricerca su quest’area di mutua influenza reciproca che io ho potuto trovare sono in lingua Francese:
L’hermetisme dans l’art heraldique di F. Cadet de Gassicourt e Du Roure de Paulir (Paris, 1907, riedito ne Les origines symboliques du blason by Robert Viel, Paris, 1972) e Le langage secret du blason di Gerard de Sorval (Paris, 1981). Altre opere che toccano queste questioni sono: De sable et d’or. Symbolique heraldique. L’honreur du nom di Christian Jacq and Patrice de la Perriere (Paris, 1976) e Initiation chevaleresque et initiation royale dans la spiritualite chretienne di Gerard de Serval (1985).
Anche se sono interessanti e formulano una serie di preziose osservazioni, essi mancano di un approccio sistematico all’oggetto trattato e il loro conclusioni sono fin troppo entusiaste e tendono ad essere più esoteriche che accademiche. A mio parere il problema dovrebbe essere suddiviso in due distinti settori della ricerca, ossia:
1. ARALDICA ERMETICA, che include (a), l’influenza delle prime idee ermetiche sullo sviluppo del sistema di araldico del simbolismo degli stemmi e (b) l’uso consapevole di simboli ermetici e ed emblemi nei disegni araldici successivi al fine di dimostrare gli interessi del proprietario dello stemma o di fare stemmi che “parlano”;
2. ERMETISMO ARALDICO, che comprende l’uso di un linguaggio simbolico dell’araldica altamente strutturato nell’iconografia ermetica. Talvolta può essere difficile distinguere i due settori, naturalmente, poiché essi furono utilizzati contemporaneamente, ma la divisione può essere ancora utile per scopi metodologici.
L’araldica europea, così come la conosciamo, è la creazione di una società cavalleresca degli inizi del 12 ° secolo e quindi è ovvio che se un qualsiasi simbolismo ermetico è individuabile in essa, esso deve essere precedente all’ araldica stessa e non viceversa. Questo, tuttavia, non è così semplice come può sembrare, perché è rarissima l’iconografia ermetica in tempi precedenti all’iconografia araldica. Tutti i confronti, pertanto, devono essere fatti tramite esempi collocati tardivamente nel tempo, e dal 14 ° secolo in poi vi è stata certamente molta influenza tra l’arte araldica e l’arte ermetica, e ciò rende il problema ancora più complesso.
Gli autori che hanno studiato l’impatto del simbolismo ermetico sull’araldica tendono a vedere il suo sviluppo in questo modo:

Desidero affermare, tuttavia, che sia il simbolismo ermetico che il simbolismo araldico svilupparono simultaneamente, prendendo dalle stesse fonti e influenzandosi a vicenda, secondo uno schema di questo tipo:

L’influenza dei “bestiari”, i libri che descrivono le virtù e vizi di vari animali, anche quelli mitici, è evidente in tutti i successivi sistemi Europei di espressione simbolica e quindi non può essere messa in discussione. E’ interessante, però, che alcuni animali sono quasi esclusivamente simboli araldici ed ermetici.
Mentre creature come la colomba o il leone si ritrovano spesso in raffigurazioni simboliche e allegoriche, l’aquila sembra essere assente in esse, ma è uno dei più importanti simboli sia in araldica che nell’ermetismo.
Simboli cristiani sono piuttosto comuni ad entrambi i sistemi, per cui non hanno bisogno di particolare attenzione. Esempi evidenti sono le quattro creature cherubiniche (leone, aquila, toro, uomo), la colomba, l’agnello, ecc.
Il simbolismo tradizionale, di cui sopra, si intende includere anche antiche fonti Arabe che in questo contesto sono di maggiore interesse.
Prima di tutto devono essere menzionati i colori e la loro corrispondenza, poiché indispensabili per araldica e anche molto importanti nella teoria e nell’arte ermetiche.
La disposizione di base per i colori dei pianeti è con molta probabilità di origine Babilonese e si sviluppò come una parte del sistema di corrispondenze astrologiche.
Essa fu successivamente adattata dagli astrologi Ellenistici dell’ Egitto Tolemaico ed ereditato dagli studiosi Islamici dell’ 8-10 secolo. Non vi può essere alcun dubbio che quest’ultimo è il più recente, poiché l’intero sistema è chiaramente enunciato nel trattato su “L’uomo perfetto” (Insan-ul-Kamil) con il mistico sufi Jili. Nei testi teorici dell’araldica europea, i primi dei quali sono di tarda epoca, appare anche questo sistema, più in particolare ne Le blason des Armoiries di Hyerome de Bara (Lione, 1581).

E’ anche interessante il fatto che un ruolo particolare attribuito alla corrispondenze del Sole e la Luna nel simbolismo ermetico è presente anche in araldica:

E’ molto significativo, in questo contesto, che gli inizi dell’araldica abbiano coinciso nel tempo con contatti assai stretti di cavalieri europei e studiosi con il mondo islamico attraverso le crociate e l’occupazione araba della Spagna. Il passaggio della “lampada” dell’insegnamento esoterico dagli astrologi, alchimisti, mistici arabi ai loro successori europei è ben documentato e non può essere messo in discussione.
Fu la principale fonte delle idee legate all’occultismo prima della traduzione rinascimentale del Corpus Hermeticum e di altri testi gnostici ellenistici. E per l’alchimia, che si sviluppò lungo linee diverse da quelle della tradizione occultistica connessa con la magia e la Cabala, la rivoluzione intellettuale del Rinascimento ebbe poca importanza.

La stessa influenza può essere osservata nel sistema di divisioni geometriche degli scudi araldici chiamati “ordinari”. La matematica e la geometria degli arabi ai tempi delle crociate era molto sviluppato e, come dicono alcuni autori, “degenerata” nelle interpretazioni esoteriche della scuola neopitagorica. Il significato mistico delle divisioni geometriche e forme similari fu studiato da architetti e da maestri sufi. Questo è, tuttavia, un terreno scivoloso per le speculazioni poiché la geometria pure svolse un ruolo di rilievo nel simbolismo Celtico e nella prima arte romanica.
I segni araldici, o le immagini pittoriche poste sullo scudo, del primo periodo sono molto spesso gli stessi dei più importanti simboli utilizzati in alchimia. Se dovessimo scegliere due principali simboli, questi sarebbero certamente il Leone e l’Aquila.
In seguito molti altri furono incorporati da entrambi i sistemi e quindi è difficile dire quali sono frequenti e quali non lo sono. La modalità della loro presentazione, in una modalità semplificata e standardizzata, è anche molto simile. Guardando alcune illustrazioni alchemiche talvolta potrebbe sembrare di stare osservando disegni araldici senza scudo.
Bestie alate con strani attributi, draghi, aquile con due teste, soli, lune, stelle, corone, gigli, croci, ecc. sono tutti i presenti in forme quasi identiche nei due sistemi.

Passando ad esempi specifici, alcune tra le prime sembrano essere le figure da Buch der Heiligen Dreifaltigkeit (circa 1400) e la sua versione successiva “Pandora” di Hieronymus Reusner (1588), che utilizzano entrambi immagini araldiche ed effettivi stemmi. Il motivo principale è l’aquila nera a due teste intesa a designare la pietra filosofale, e alcuni dei più complessi distintivi araldici incorporando quel simbolo rappresentano l’intero processo della Grande Opera. L’aquila a due teste divisa verticalmente ( “per partito” nel linguaggio araldico) e con ciascuna metà di un colore diverso è presente anche nel De Alchimia (16 ° sec) attribuito a S. Tommaso d’Aquino, così come in altri precedenti trattati alchemici. Un’altra figura interessante è quella del Cristo crocifisso sul giglio, un simbolo araldico di per sé.
Ancora più significativa e posta in un effettivo contesto cavalleresco è la bella illustrazione dall’ Aurora consurgens della fine del 14 ° secolo. Essa mostra una scena torneo tra le personificazioni del Sole e della Luna (adeguatamente presentato come un cavaliere il primo e una donna nuda la seconda, che sottolinea la dualità maschile-femminile) che cavalcano creature araldiche, cioè il leone e il grifone. La caratteristica più interessante è, tuttavia, che essi portano scudi con gli stemmi raffiguranti l’avversario, vale a dire il Sole-Cavaliere ha tre mezzelune lune sullo stemma dello scudo e la Luna-Donna ha il sole nel suo. Questo è il simbolo della lotta tra i due opposti, ciascuno dei quali contiene la radice dell’altro, così come nel simbolo cinese yin-yang.

Nel caso del Tractatus de lapide philosophorum di Lambspring(1678) l’elemento araldico è particolarmente sottolineato, mostrando l’Adepto alchimista sul frontespizio vestito come l’Araldo imperiale in piedi accanto all’Athanor che può ricordare qui un palazzo. Il significato simbolico di questo emblema non è del tutto evidente – probabilmente segue le stesse linee di associazione simbolica che appaiono in numerose rappresentanze dell’Alchimista come “giardiniere”. L’araldo può essere inteso come uno che ha potere sui “metalli e tinture” o che annuncia la Grande Opera, e si potrebbero intendere diverse cose circa la parola “messaggero”. La raffigurazione che l’araldo ha sul petto di un’aquila con due teste è particolarmente interessante, poiché lo stesso distintivo araldico è stato utilizzato in Buch der Heiligen Dreifaltigkeit per indicare la Grande Opera. In alcune versioni manoscritte di questo lavoro si trova anche uno stemma di Lambspring, mancante nell’edizione di Francoforte di Luca Jennis. Lo stemma mostra, pertinentemente, un agnello “passant” (vale a dire con una zampa sollevata) sia sullo scudo che nelle piume decorative sull’elmetto. L’ovvia associazione in un contesto alchemico è che con il vello d’oro, così spesso usato per simboleggiare la Pietra Filosofale.

Un numero considerevole di trattati alchemici contiene ciò che chiamano “Arma Artis”, vale a dire lo stemma dell’Arte dell’Alchimia. Che nello Splendor Solis di Trismosins (MS British Museum, 1582) consiste nel volto del Sole, con tre piccole facce che formano gli occhi e la bocca sullo scudo e una triplice Mezzalune “crestata” con sopra un sole. Quest’ultimo simbolismo mostra chiaramente la teoria dei tre principi alchemici – Mercurio, Zolfo e Sale – quali componenti della Pietra filosofale, mentre la “cresta” rappresenta la Conjunctio Oppositorum dei due principi di base, di solito simboleggiati dal dualismo Sole / Luna o re / Regina.
Una versione successiva dello stesso lavoro, Le Toyson d’or (1612), contiene sul suo frontespizio una nota ed emblematica figura che contiene tre scudi araldici con l’aquila a due teste, il leone e una stella a sette punte. Lo stesso stemma era stato pure inserito tra le incisioni del Viridarium chymicum di Daniel Stolcius (1624), per illustrare il testo della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto.
Un tema simile circa la triplicità e la dualità appare nella sua più completa realizzazione araldica nella prima lastra de Spiegel der Kunst und Natur attribuito a Michelspracher Stephan (1654). Lo scudo quartato espone nel 1 ° e nel 4 ° spazio un modello molto simile al simbolo cinese del Tao e sicuramente rappresenta la stessa idea di compenetrazione di due forze opposte (Yin e Yang, femminile e maschile, ecc.) Il 2 ° e 3 ° spazio contengono tre cerchi (o sfere), apparentemente in campo di colore oro (l’incisione non è a colori, naturalmente, ma il campo con puntini in araldica indica il metallo oro). Il simbolo è in realtà lo stesso dello Splendor Solis – i tre elementi di cui è composto l’oro.
Lo stesso simbolismo di base è indicato con la cresta – la dualità di due ali, ognuna delle quali contiene i tre elementi. Introducono il tutto il leone e l’aquila, familiari simboli alchemici degli opposti o Bianco Glutine e Rosso Sangue.
Gli stessi tre elementari circoli o sfere sono presenti anche nei medesimi quarti dello scudo sulla incisione dell’Ermafrodita Imperatore nella Quinta Essentia di Thurneisser (1574). Gli altri due quarti contengono ciò che sembra essere la torre di scacchi che potrebbe indicare l’intelligenza o abilità. L’ultima incisione tratta dal Mutus Liber (1702) mostra uno scudo diviso da un gallone, con i tre cerchi su una triplice collina nella metà inferiore, e nella metà superiore ciò che sembrano essere tre conchiglie (“escallops”, che furono usate come distintivo dei pellegrini nel Medio Evo ). Questa ripresentarsi dello stesso modello di tre cerchi nei disegni simbolici araldici non può essere una semplice coincidenza.

 

La stemma tratto dalla quarta figura in Elementa chemiae di Johann Conrad Barchusen(1718), che è un edizione precedente del The Crowning of Nature (la versione pubblicata da Adam McLean nella serie Magnum Opus, tuttavia, non include questa figura), mostra ancora una volta la dualità leone-aquila, questa volta collocati, rispettivamente, nello scudo e sulla cresta. Lo scudo ha una fascia trasparente sulla parte centrale, che divide il leone in tre parti, suggerendo così la triplice natura della Materia Ultima o della Pietra Filosofale, da esso simboleggiata.
Oltre ai temi dei due opposti e dei tre principi, il sistema alchemico fece ampio uso dei quattro elementi della filosofia antica: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.
Questi possono essere visionati anche negli stemmi “geroglifici” raffiguranti la Pietra Filosofale che furono riprodotti ne Harmonie chymique di David Lagneau (Parigi, 1636). Secondo il commento, essi furono disegnati sulla base degli insegnamenti di S. Tommaso d’Aquino e di Nicholas Flamel.
Le quattro sezioni contengono le rappresentazioni simboliche degli elementi, che non sono molto araldiche, e nel centro è posto un cuore con cinque gocce di sangue e un fiore che nasce da esso. I simboli del sangue e del fiore sono spesso utilizzati in alchimia per rappresentare la Tintura Rossa o “fioritura” della Grande Opera.
Il più bell’esempio di stemma ermetico che sono riuscito a trovare è tratto da un manoscritto tedesco che mostra un Drago Verde che si morde la coda e tiene delle Rose Rosse tra gli artigli, con l’Aquila Bianca e la Fenice o la Colomba sopra di esso. Si tratta di una versione araldica di un noto emblema alchemico. In una moderna continuazione della tradizione ermetica, l’esempio più eccellente di uso del linguaggio simbolico araldico per esprimere le idee della filosofia ermetica è l’opera francese Heraldique alchimique nouvelle di Jorge Camacho e Alain Gruger (Parigi, 1978). Esso contiene una serie di 47 stemmi che intendono rispecchiare le fasi della Grande Opera. Purtroppo, non sono stato in grado di vedere questa pubblicazione.
Un altro possibile settore di ricerca sono gli stemmi di scrittori e filosofi ermetici. Molti di loro avevano ereditato “creste” (parte decorativa di uno stemma, generalmente posta in alto o sopra un elmetto, a forma di piumaggio o ala) di famiglia e quindi trovarvi un simbolismo occulto può non sempre essere possibile.
Un esempio può essere la stemma di Robert Fludd o Heinrich Kunrath, anche se lo stemma di quest’ultimo è visionabile sulla incisione del suo laboratorio nell Amphitheatrum Sapientiae aeternae (1604), cosa che può indicare che anche stemmi familiari ereditati possono essere stati interpretate in termini ermetici come lo furono le idee cristiane o i miti greci. Alcuni alchimisti armigeri modificarono gli stemmi in modo tale che ogni possibile simbolismo ermetico fu sottolineato. Questo approccio può essere visto nello stemma di Michael Sendivogius, che, nel sistema araldico polacco, fu quello del clan Ostoja e mostrava una spada tra due mezzelune con un drago verde nella cresta. Poiché il Drago Verde era un importante simbolo alchemico, egli utilizzò uno scudo quartato in modo che vi si vedesse anche in esso e non solo sopra l’elmetto.

 

Lo stemma di Michael Maier sembra essere una fusione della sua cresta ereditaria e di un evidente simbolismo ermetico diviso “per partito” (significa, in araldica, una suddivisione verticale dello stemma). Lo stemma mostra un aquila sopra e di un rospo sotto collegati da un filo sottile, e una colomba con un anello d’oro nel becco sopra l’elmetto. Il rospo è il simbolo della Materia Prima che appare già nel simbolismo alchemico medievale (ad esempio, nella Ripley’s Scrowle), ma qui può fare riferimento, insieme con l’aquila, alla dualità “fisso-volatile”. La colomba con l’anello d’oro indica chiaramente il completamento della Grande Opera, poiché viene spesso usata in modo intercambiabile con il simbolo della fenice in questo significato.
Alcune ricerche araldiche sarebbero necessarie per la classificazione degli stemmi di Johann Daniel Mylius, in quanto possono essere ereditati o adottati. Questo sarebbe interessante, poiché mostrerebbe come si possono vedere simboli ermetici in araldica anche se il loro uso non era intenzionale. I tre gigli nello scudo possono fare riferimento ai tre principi di Mercurio, Zolfo e Sale, mentre il leone coronato che tiene i due gigli e tra le due trombe nella cresta potrebbe anche indicare il completamento della Magnum Opus (il Leone Rosso dell’alchimia con le Tinture al Rosso e al Bianco). La possibilità di una tale interpretazione è sottolineata da due tradizionali simboli alchemici che appaiono in fondo all’incisione – il Pellicano e la Fenice.

Un interessante, e ovviamente escogitato, stemma ermetico è quello di Cornelius Petraeus di Amburgo del 17 ° secolo. Esso mostra Mercurio che è gravato su un lato da un forte peso, e ciò fa riferimento alla parte “fissa”, e sollevato dall’altro lato da delle ali alla mano e alla gamba, riferimento simbolico alla volatilità. Uno dei suoi piedi è ben fissato a terra, mentre l’altro galleggia sull’acqua. Nella cresta sopra vi è una stella a sette punte, punte che rappresentano i sette pianeti e i sette metalli tra le due ali.

Forse il più famoso distintivo araldico collegato con la tradizione ermetica è quello dei Rosa Croce. E’ stato spesso affermato che il simbolo fosse derivato dallo stemma di Johann Valentin Andreae, che visualizza una croce a X con quattro rose rosse. Un’altra teoria dice che si riferisce allo stemma di Martin Lutero di una rosa sormontata da una croce di braccia con la stessa lunghezza (anche se alcune fonti affermano che il fiore sia un fiore di mela). Uno dei numerosi ritratti di Andreae mostra 16 stemmi, presumibilmente dei suoi diretti antenati, che prova il suo interesse per l’araldica e aggiunge un altro argomento a favore della teoria che egli fu il vero fondatore dell’Ordine Rosacrociano. Qualunque sia la verità, la successiva tradizione Rosacrociana usò sempre l’emblema di una rosa araldica poiché il suo simbolo che era stato utilizzato anche nell’antica tradizione alchemica.

Un’interessante interpretazione dello stemma della famiglia Schlegel la famiglia, assegnato a Christoph Schlegel (1613-1678), è tentata dal suo discendente Russell A. Slagle in Manly Palmer’s Hall The Rosicrucians and Magister Christoph Schlegel (Los Angeles, 1986).
Schlegel era un teologo protestante lodato da Andreae tra “aetherei Spiritus zelotes” e collegato con la sua Societas Christiana, e lo stemma gli fu assegnato nel 1651. L’interpretazione traccia paralleli con i simboli utilizzati ne The Chemical Marriage di Christian Rosencreutz e anche se sembra calzante, non è assolutamente evidente che lo stemma sia un esempio di simbolismo ermetico.
Uno dei più importanti moderni continuatori della tradizione ermetica, Carl Gustav Jung, nel suo saggio “La Torre” (in Ricordi, sogni, riflessioni) descrive la cresta araldica della sua famiglia, che originalmente mostrava la Fenice, con riferimento al significato della parola “jung” (giovane), in un gioco di parole. Suo nonno, che fu un Gran Maestro di una Loggia Massonica svizzera, cambiò lo stemma in modo che riflettesse il simbolismo massonico. Lo scudo era quartato e mostrava nel primo quarto una croce blu, un grappolo d’uva nel quarto, e una stella d’oro nel secondo e nel terzo.
Jung stesso, comunque, lo interpreta come stemma Rosacrociano, e mentre, secondo lui, la Croce e la Rosa simboleggiano rispettivamente l’elemento cristiano e quello dionisiaco, la Croce e il Grappolo simboleggiano il principio celeste e quello ctonio. La Stella d’Oro, dice lui, è il simbolo dell’Oro dei Filosofi.
Le interpretazioni di Jung dei simboli alchemici sono sempre discutibili e parlano di più circa il suo sistema della psicologia del profondo che di alchimia stessa. In questo caso i collegamenti Rosacrociani e alchemici sullo stemma del nonno sembrano essere mere opinioni basate su un pensiero parziale. Lo stesso atteggiamento può essere stato presa dai precedenti filosofi ermetici o dagli attuali interpreti del simbolismo araldico.
Un esempio di come un ricercatore troppo entusiasta possa vedere del simbolismo ermetico quasi ovunque è lo stemma di una cittadina polacca chiamata Wejcherowo. Esso è costituito da una croce Maltanese con una rosa rossa nel centro, tutta circondata da una corona di alloro e messo su campo d’oro. Poiché la città fu fondata nel 1643, poco dopo che la tempesta Rosacrociana fosse spazzata via in tutta Europa, e poiché è vicina a Gdansk (Danzica), nota allo stesso tempo per l’attivismo Rosacrociano, si potrebbe concludere che lo stemma sia il simbolo dell’Ordine dei Rosacroce. La verità è, tuttavia, che il fondatore della città, Jakub Wejcher, era un membro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e aveva una rosa rossa nel suo stemma di famiglia, per cui unì i due simboli per lo stemma della città appena fondata. Anche se tutto sembrava ben interpretato, non vi è alcun simbolismo ermetico in questo caso, come forse in molti altri.

 

Illustrations:

1. Heraldic ordinaries
2. Heraldic eagle as an alchemical symbol
3. Eagle as spirit ascending from Prima Materia [Jung, fig.229]
4. Extraction of the spirit of Mercurius from Prima Materia. Pandora by Reusner. [Jung, fig. 232]
5. Double-headed eagle divided per pale. De Alchimia by pseudo-Aquinas [Jung, fig. 20]
6-9. Heraldic drawings from Buch der Heiligen Dreifaltigkeit
9a. The tournament fight between the Sun-Knight and the Moon-Lady from Aurora consurgens [Stanislaus Klossowski de Rola, Alchemy, fig. 13]
10. Alchemist as herald. Book of Lambspring
11. The coat-of-arms of Lambspring.
12. “Arma Artis” from Splendor Solis
13. Heraldic shields as symbolic commentary upon Tabula Smaragdina of Hermes Trismegistos [in Stolcius’s Hermetic Garden – Christian Rosenkreutz Anthology by Allen]
14. The full heraldic-hermetic achievement from Miehelspracher’s Cabala
15. The shield in Thurneisser’s Quinta essential
16. The arms from Mutus Liber
17. Heraldic figure in Barchusen’s Elementa chemiae
18. French alchemical designs illustrating the alchemical theories of pseudo-Aquinas and Flamel
19. Heraldic-alchemical designs [in Alchemia by E.E. Ploss, H. Roosen-Runge, H. Schipperges, M nchen 1970]
20. The arms of Michael Sendivogius
21. The arms of Michael Maier
22. The arms of J.D. Mylius
22a. Book-plate of Cornelius Petraeus [Klossowski, Alchemy, fig.52]
23. Alchemical Red Rose from Ripley’s Scrowle [Jung, fig. 30]
24. Portrait of Johann Valentin Andreae surrounded by coats-of-arms [M.P.Hall, The Rosicrucians and Magister Christoph Schlegel, p. 48]
25. The arms granted to Christoph Schlegel [M.P. Hall, ibid., p. 144]

NOTA 1.
San Luca nella miniatura del St Chad Gospel. Immagine tratta dal sito: http://lichfield-cathedral.org/st-chad-gospels.html