Leo

Leo

“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges

Illustrazione del segno del Leone, tratto dal manoscritto in latino “Heures à l’usage de Rome” (Libro delle ore), 1475-1499; conservato alla Biblioteca Mazarine, Parigi. Immagine tratta dal sito http://liberfloridus.cines.fr/

Tra il 22 luglio e il 23 agosto il Sole “stazionerà” nel segno del Leone, il quinto dello zodiaco.
Segno “fisso” e di “fuoco”, il Leone coincide con il momento dell’estrema crescita della vegetazione, che culmina nella generosa profusione dei meravigliosi frutti estivi.
Il “fuoco” e il “Sole”, astro che è domicilio del segno, conferiscono al tipo leonino un’espansione vitale straordinaria, una forte affermazione individuale, un potente slancio dell’Io, che però talvolta in una “ipertrofia dell’orgoglio, della volontà, dell’autostima” – (Cattabiani, “Planetario”).
Nel percorso allegorico di sviluppo dell’Uomo indicato attraverso lo zodiaco, il Leone è il “segno del Figlio”: simboleggia infatti:
“l’individuo ormai perfettamente formato, immagine del Principio da cui è emanato.” (Cattabiani, op.cit.)

 

Il geroglifico del Leone, che ne rappresenta la “coda”

le stelle del Leone
Osservando la costellazione del Leone, che anticamente era assai più estesa (iniziava con le stelle dei Gemelli, si allungava nella costellazione del Cancro, per terminare con il ciuffo della coda nell’ammasso di stelle della Chioma di Berenice), non è difficile riconoscervi la sagoma di un leone accovacciato.

 

Le stelle del Leone. Immagine tratta dal testo di A.Cattabiani “Planetario”.

“Alfa Leonis” (in latino Regulus, Regolo, o Piccolo Re), di magnitudine 1,35, è la stella più luminosa della costellazione e splende proprio sul punto del cuore del Leone;
Regolo, Eta Leonis, Algieba (Gamma Leonis) ed altre stelle più piccole (Adhafera o “ricciolo della criniera”, Ras Elased Borealis o “testa del leone boreale” e Ras Elased Australis o “testa del leone australe”, che costituiscono il gruppo di stelle chiamato la “Falce” ) formano la testa e la criniera del fiero animale,
mentre Zosma (Delta Leonis) e Denebola (Beta Leonis) si trovano rispettivamente sul dorso e sulla coda.

Aratus Solensis (ca. 315-245 a.C. ), Phaenomena et prognostica, edizione Coloniae Agrippinae 1570: Leo. Dal sito http://www.atlascoelestis.com/

il Leone nella mitologia
1. Gaio Giulio Igino – (I sec. a.C. -I d.C.) – De astronomia o Astronomia poetica –
Mia libera traduzione dal sito: http://www.theoi.com/

II. 24. Leone.
Si dice che il Leone sia stato posto tra le stelle perché è considerato il re degli animali. Alcuni scrittori aggiungono che il Leone sia stata la prima fatica di Ercole e che lo abbia ucciso a mani nude.
Pisandro e molti altri hanno scritto ciò.
Nel cielo, in prossimità della Vergine, vi sono sette altre stelle vicino alla sua coda, poste a triangolo, che Conone, il matematico, e Callimaco chiamarono la “Chioma di Berenice”.
Quando Tolomeo ebbe preso in moglie la sorella Berenice, figlia di Tolomeo e Arsinoe ( moglie e sorella di Tolomeo Filadelfo), e dopo pochi giorni si propose di attaccare l’Asia, Berenice fece voto che se Tolomeo fosse ritornato vittorioso ella avrebbe tagliato la sua bella chioma. Ella mise la chioma, consacrata da questo voto, nel tempio di Venere Arsinoe Zefirite, ma il giorno seguente la chioma era sparita. Poiché il re si angosciò di questa sparizione, Conone, il matematico che abbiamo già menzionato sopra, desiderando ingraziarsi il re, disse che aveva visto la chioma tra le costellazioni e indicò sette stelle che non avevano una forma ben definita e che lui aveva immaginato fossero la chioma di Berenice.
Alcuni autori insieme a Callimaco raccontano che Berenice allevava cavalli e era solita inviarli a Olimpia. Altri aggiungono che una volta Tolomeo, padre di Berenice, spaventato dal numero dei nemici, abbia cercato la salvezza nella fuga, ma sua figlia, dotata di cavalli, salì su un cavallo, organizzò il resto delle truppe, uccise molti nemici e molti altri li obbligò alla fuga. Per questo anche Callimaco la chiama “l’anima magnifica”. Eratostene dice che ella ordinò che fosse restituita alle ragazze di Lesbo la dote lasciata loro dai genitori, che nessuno aveva rilasciata, ella si stabilì tra loro proprio per portare aiuto.

Dal sito: http://www.forumromanum.org/index2.html
XXIV. LEO.
Hic dicitur ab Iove inter astra constitutus, quod omnium ferarum princeps esse existimatur. Nonnulli etiam hoc amplius dicunt, quod Herculis prima fuerit haec certatio, et quod eum inermis interfecerit. De hoc et Pisandrus et complures alii scripserunt.
Cuius supra simulacrum proxime Virginem sunt aliae VII stellae ad caudam Leonis in triangulo collocatae, quas crines Berenices esse Conon Samius mathematicus et Callimachus dicit. Cum Ptolomaeus Berenicen Ptolomaei et Arsinoes filiam sororem suam duxisset uxorem, et paucis post diebus Asiam oppugnatum profectus esset, vovisse Berenicen, si victor Ptolomaeus redisset, se crinem detonsuram; quo voto damnatam crinem in Veneris Arsinoes Zephyritidis posuisse templo, eumque postero die non comparuisse. Quod factum cum rex aegre ferret, Conon mathematicus ut ante diximus cupiens inire gratiam regis, dixit crinem inter sidera videri collocatum et quasdam vacuas a figura septem stellas ostendit, quas esse fingeret crinem. Hanc Berenicen nonnulli cum Callimacho dixerunt equos alere et ad Olympia mittere consuetam fuisse. Alii dicunt hoc amplius Ptolomaeum Berenices patrem, multitudine hostium perterritum, fuga salutem petisse; filiam autem saepe consuetam, insiluisse in equum, et reliquam exercitus copiam constituisse, et conplures hostium interfecisse, reliquos in fugam coniecisse; pro quo etiam Callimachus eam magnanimam dixit. Eratosthenes autem dicit et virginibus Lesbiis dotem quam cuique relictam a parente nemo solverit, iussisse reddi, et inter eas constituisse petitionem.

Leo, La creazione del cielo a Palazzo Besta, Teglio, circa 1550 Dal sito http://www.atlascoelestis.com/

2. Apollodoro, Biblioteca II –
Saputo questo, Eracle andò a Tirinto, e compì quanto Euristeo gli ordinò.
Come primo compito gli fu imposto di riportare la pelle del Leone Nemeo, una belva invulnerabile, nata da Tifeo. E dunque Eracle partì per affrontare il leone e giunse a Cleone, dove fu ospitato da un bracciante, Molorco. Questi stava per offrire in quel giorno una vittima in sacrificio, ma Eracle gli disse di aspettare trenta giorni: se fosse tornato sano e salvo dalla caccia, avrebbe sacrificato a Zeus Salvatore, e se invece fosse morto, Molorco avrebbe dovuto offrire il sacrificio a Eracle stesso, come eroe. Arrivato a Nemea, Eracle seguì le tracce del leone e cominciò a colpirlo con le sue frecce; ma capì subito che era invulnerabile: così si mise in spalla la clava, e gli andò dietro. Il leone si rifugiò in una grotta con due ingressi: Eracle ne chiuse uno ed entrò dall’altro, si avvicinò alla bestia, la prese al collo e la immobilizzò, e le strinse la gola fino a che morì soffocata – poi si mise il leone in spalla e tornò a Cleone.