Taurus

Taurus

“…la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.” J. L. Borges

 

Illustrazione del segno del Toro nel manoscritto “Der naturen bloeme”, “Il fiore della natura”, enciclopedia di storia naturale di Jacob van Maerlant, 1350 circa. Immagine tratta dal sito http://www.kb.nl/index-en.html

Il segno del Toro, il secondo dello zodiaco, è governato dal pianeta Venere, che simboleggia la Grande Madre, ovvero il “principio universale femminile”.
Nella fascia dedicata al segno del Toro del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia viene così ritratto Marte-Lucifero in catene che, come “Toro”, si inginocchia a Venere.

 

 

 

 

Palazzo Schifanoia, allegoria di Aprile: fascia superiore

La relazione tra la Grande Madre e il toro è espressa in numerose vicende mitiche e rituali antichi; rammento:
-il culto della Magna Mater a Roma, di cui la cerimonia del “taurobolium” (taurobolio) era una componente importante (vedi paragrafo “il Taurobolium” , Marzo – seconda parte);
-il mito di Europa che, rapita da Zeus nelle sembianze di un toro, generò il futuro re di Creta Minosse, il quale, a sua volta, sposò Pasifae, “colei che illumina tutto”, chiaro riferimento alla luna;
-la stessa Pasifae, che, congiungendosi con un toro inviato da Poseidone, diede alla luce il Minotauro;
-Ariadne, la “purissima”, regina degli Inferi e signora del labirinto, in cui era tenuto prigioniero il Minotauro (vedi analisi del simbolo “labirinto” );
-Arianna (versione mortale cantata da Omero di Ariadne) che, abbandonata da Teseo, diventa sposa del dio-toro Dioniso;
-ecc. ecc.
Analizzando queste vicende emerge che il legame del toro con la Grande Madre è colto sia nell’aspetto ctonio-infero della dea che in quello lunare-celeste.
(Per un’approfondimento del rapporto toro-luna si veda il paragrafo “il toro, la luna e l’acqua di vita“ nell’analisi del motivo archetipico “sacrificio-morte-rinascita” )
Santarcangeli (Il libro dei labirinti) evidenzia come il “toro” fosse il principio maschile complementare alla Grande Madre ctonia, fecondatrice e regina degli Inferi, che dominava la civiltà cretese-egea:
”La sua schiena nera, le corte zampe robuste lo fanno apparire come nascente dalla zolla; e quindi collegato col mondo sotterraneo, con le potenze ctonie, con le caverne.”
D’altra parte, il labirinto, afferma A. Cattabiani in Planetario, era anche il luogo in cui si svolgevano le danze a imitazione della spirale cosmica e delle orbite concentriche dei pianeti; nel suo centro regnava il Minotauro, simbolo del toro astrale che anticamente “segnava il fondo del vortice zodiacale, inizio dell’anno”; qui regnava Ariadne-Persefone, sia come signora del regno dei morti che come dea lunare.

Teseo nel labirinto, Edward Coley Burne-Jones. Immagine tratta dal sito: http://sunsite.icm.edu.pl/cjackson//burne/index.html

Il segno del toro, conferma Zolla (Le meraviglie della natura), nel simbolismo arcaico rappresentava il cielo intero, probabilmente perché nel passato apriva l’anno, sicché così declamano i versi di Virgilio:
“A primavera c’è la semina delle fave: allora i morbidi solchi accolgono anche te, o erba medica; e quando il candido Toro con le corna dorate apre l’anno, e il Cane si ritira dinanzi alla costellazione successiva, comincia la cura annuale del miglio.”
(Georgiche, libro primo, 215-218,
al sito: http://www.progettovidio.it/showlink.asp?CatID=24)

Zolla riporta il mito dell’antica religione iranica (mazdeismo), narrato nel “Bundahishn” (nota: “Creazione”, libro composito, ma risalente per lo più all’VIII-IX sec. d.C.), in cui il bue primigenio, creato da Ahura Mazda bianco e lucente come la luna, è sacrificato dal dio stesso perché nell’animale si è insinuato Ahriman (il Maligno); dal suo seme traggono origine tutti i piccoli animali; poi il seme viene portato sulla luna e purificato; questo seme racchiude il “germe di ogni forma vitale” (vedi NOTA 1).
Di questo arcaico mito perdura in Occidente la credenza dell’Ariete come seme e del Toro come matrice dell’anno.

Il toro celeste, dunque, nella sua manifestazione lunare, rappresenta la matrice, l’utero cosmico che fecondato dal dio solare genera gli esseri, il mondo manifesto.

Alchemicamente a maggio “affiora la nostoc dei cieli…Saturno, sottoterra, accoglie la lunarità: è come un cavallo che porti il cocchio della luna verso il seme mercuriale, cui essa trasmette un lieve, soave stimolo sottile. Così la matrice mercuriale sotterranea si gonfia, si colma di viscidi grassi che affiorano in quello spolverio nitroso che, di maggio appunto, si stende, fitto d’uova di ranocchie, su stagni e acquitrini imbevendosi di sulfureo sale: il sale nitroso è fuso così in un olio sulfureo che lo fa galleggiare.” (Zolla, op.cit.)

 

Radiant Moon (detail), Edward Robert Hughes Immagine tratta dal sito: http://www.artmagick.com/

– Il segno del Toro nella astro-mitologia.

La costellazione del Toro, ricca di stelle assai luminose, traccia nel cielo una V che rappresenta la testa dell’animale e solo parte del corpo.
Formano la V del muso l’ammasso delle Iadi (le “stelle della pioggia”), mentre le bellissime Pleiadi risplendono sulla poderosa groppa.
Incastonata nell’occhio destro brilla Aldebaran (Alfa Tauri), una tra le stelle più luminose della volta celeste e Beta (in arabo Al Nath, “estremità” seconda stella per luminosità) segna la punta del corno sinistro.

Le stelle del Toro; immagine tratta dal testo di A. Cattabiani “Planetario”.

Ovviamente molte sono le leggende mitiche in cui il toro è protagonista.
Ho già accennato alla storia del ratto di Europa; al riguardo Apollodoro (Biblioteca, libro III) ci narra:
“Dopo aver raccontato la storia della discendenza di Inaco seguendo il ramo di Belo fino agli Eraclidi, parliamo adesso della famiglia di Agenore.
Come abbiamo detto, Libia ebbe da Poseidone due figli, Belo e Agenore. Belo regnò sull’Egitto ed ebbe i figli che abbiano già nominato; Agenore invece andò in Fenicia, sposò Telefassa, ebbe una figlia femmina, Europa, e tre maschi, Cadmo, Fenice e Cilice. Alcuni dicono che Europa non fosse figlia di Agenore, ma di Fenice.
Zeus si innamorò di lei, si trasformò in toro, fece montare la fanciulla sulla sua groppa e la portò sul mare fino a Creta, dove si unirono in amore. Europa partorì Minosse, Sarpedone e Radamanto; ma Omero afferma che Sarpedone nacque da Zeus e Laodamia, figlia di Bellerofonte.”

E’ ancora Apollodoro a raccontarci come e perché Pasifae, moglie di Minosse, si innamorò di uno splendido toro e chi nacque da quella insolita unione:
“Minosse restò a Creta, dettò le leggi per iscritto, e sposò Pasifae, la figlia di Elio e di Perseide. Asclepiade invece sostiene che sua sposa fu Crete, figlia di Asterio.
E gli nacquero quattro figli maschi – Catreo, Deucalione, Glauco e Androgeo – e quattro femmine – Acalle, Senodice, Arianna e Fedra. Dalla Ninfa Paria gli nacquero Eurimedonte, Nefalione, Crise e Filolao; da Dessitea, infine, ebbe il figlio Eussantio.
Frattanto Asterio era morto senza lasciare discendenti; Minosse si propose come re, ma il trono gli veniva negato. Egli sosteneva che gli Dèi stessi gli avevano affidato il regno, e per provarlo dichiarò che avrebbe avuto da loro tutto ciò di cui li avesse pregati.
Così, fece un rito sacro a Poseidone, e pregò che dalle onde del mare apparisse un toro, promettendo che l’avrebbe subito offerto in sacrificio. Ed ecco che Poseidone gli invia un bellissimo toro: Minosse ebbe il regno, ma tenne quel toro fra le sue mandrie, sacrificandone un altro. Ottenuto il dominio sul mare, Minosse si impadronì ben presto di quasi tutte le isole.
Poseidone, infuriato perché Minosse non gli aveva sacrificato il toro, lo rese selvaggio, e fece in modo che Pasifae si accendesse di desiderio per questo toro. La donna dunque, innamorata del toro, trovò un alleato in Dedalo, l’architetto, che era stato bandito da Atene per un omicidio.
Egli costruì una vacca di legno montata su ruote, con l’interno cavo e ricoperta da una pelle bovina; la collocò nel prato dove il toro era solito pascolare, e Pasifae vi entrò dentro. Quando il toro le si avvicinò, la montò, come fosse una mucca vera.
Così la donna partorì Asterio, chiamato Minotauro: e aveva la testa di un toro e il corpo di un uomo. Minosse, seguendo l’indicazione di alcuni oracoli, lo tenne chiuso nel labirinto, una costruzione progettata da Dedalo, che con i suoi meandri aggrovigliati impediva di trovare l’uscita.”

Dedalo costruisce per la regina Pasifae di Creta una vacca di legno; Pasifae, ivi nascosta, si congiunse con il toro inviato da Poseidone. Affresco della Casa dei Vettii, Pompei. Immagine tratta dal sito: http://commons.wikimedia.org/

 

Per concludere, da Igino (Astronomia, libro II) sappiamo l’origine mitica delle stelle che compongono la costellazione del Toro:
II.21 Toro
Il Toro fu posto tra le stelle perché, come narra Euripide, condusse Europa a Creta (nota: si riferisce al ratto di Europa da parte di Zeus).
Alcuni dicono che quando Io fu trasformata in una giovenca, Giove, per far credere di fare ammenda, mise un’immagine tra le costellazioni che dal davanti somigliava ad un toro, ma nel dietro conservava il corpo nascosto nel buio.
Il Toro si affaccia verso Oriente, e le stelle che ne tracciano il muso si chiamano Iadi. Le Iadi, dice l’ateniese Ferecide, sono le nutrici di Dioniso-Bacco-Liber, sette di numero, che prima erano le ninfe dette Dodonee.
I loro nomi sono: Ambrosia, Eudora, Pedile, Coronis, Polyxo, Phyto, Thyone. Esse sarebbero state costrette alla fuga da Licurgo e tutte, tranne Ambrosia, si rifugiarono con Teti, come ci dice Asclepiade (Prusa 130 ca. – 40 ca. a.C.).
Ma secondo Ferecide, esse portarono Bacco a Tebe e lo consegnarono a Ino, e per questo motivo Giove le ringraziò mettendole tra le costellazioni.
Le Pleiadi furono chiamate così perché quindici figlie nacquero da Atlante ed Etra, figlia di Oceano. Cinque di loro sono chiamate Iadi perché il loro fratello era Hyas (Ionte), amatissimo dalle giovani sorelle.
Quando egli fu ucciso durante una caccia al leone, le cinque sorelle che abbiamo menzionato, appresa la notizia della sua morte, lo piansero a lungo, fino a morirne.
Perché estremamente addolorate della perdita di Hyas, esse sono chiamate Iadi.
Le restanti dieci rimuginarono sulla morte delle loro sorelle, e trovarono la morte anche loro; poiché sperimentarono lo stesso dolore, esse furono chiamate Pleiadi.
Alessandro dice che furono chiamate Iadi perché erano figlie di Hyas e Boeotia, e Pleiadi, in quanto nate da Pleione, figlia di Oceano, e da Atlante.
Le Pleiadi sono ritenute sette, ma solo sei possono essere viste. Si crede che ciò sia dovuto al fatto che, delle sette, sei si unirono ad immortali (tre con Giove, due con Nettuno, una con Marte), e la settima si dice fosse la moglie di Sisifo.
Dardano nacque da Elettra e Giove; Mercurio da Maia e da Giove; Lacedemone da Taigete e da Giove; Irieo da Alcione e Nettuno; Lico e Nicteo da Celeno e Nettuno.
Marte con Sterope generò Enomao, ma gli altri dicono che Sterope fosse la moglie di Enomao. Merope, sposa di Sisifo, diede alla luce Glauco, che, come molti dicono, fu il padre del Bellerofonte.
A causa della presenza nel cielo delle altre sorelle, anche Merope fu posta tra le costellazioni, ma poiché era sposa ad un mortale, la sua stella rimane nel buio.
Altri dicono che sia Elettra che non compare, perché le Pleiadi si dice che conducano la danza in cerchio per le stelle, ma dopo che Troia fu catturata e i suoi discendenti rovesciati nel Dardanelli, dal dolore ella le lasciò per ritirarsi nel Circolo Artico.
Per questo motivo ella appare, in lutto per un così lungo tempo, con i capelli sciolti, e, a causa di ciò, essa è detta essere una cometa.
Ma antichi astronomi situarono queste Pleiadi, figlie di Atlante e Pleione, come abbiamo detto, distanti dal Toro. Una volta Pleione, mentre stava viaggiando attraverso Beozia con le sue figlie, fu aggredita da Orione, che l’accompagnava.
Ella fuggì, ma Orione la cercò per sette anni, senza riuscire a trovarla. Giove, impietosito dalla fuga estenuante delle donne, le trasformò in stelle, e, in seguito, alcuni astronomi le chiamarono la “coda del Toro”.
E così sembra che Orione ancora le segua nel cielo, perché esse volgono verso ovest.
I nostri scrittori chiamata queste stelle Vergilie, perché salgono dopo la primavera.
Hanno anche maggiore onore rispetto ad altre, anche perché il loro sorgere nel cielo è segno dell’arrivo dell’estate, e il loro calare è segno dell’arrivo dell’inverno, cosa che non si può dire delle altre costellazioni.”
Mia libera traduzione dall’inglese, dal sito:http://www.theoi.com/

 

Pleiadi, Elihu Vedder (1836 – 1923) Immagine tratta dal sito: http://fi.wikipedia.org/

NOTA 1.
Dal “Bundahishn” – mia libera traduzione al sito: http://www.avesta.org/
Capitolo 10. La battaglia con il bue primigenio.
0. Sul conflitto intrapreso contro il bue primigenio.
1. Come si fu concluso (nota: si riferisce al cap. precedente, sul conflitto con le piante), grazie al principio vegetale (chiharak) derivato da ogni parte del bue, cinquantacinque tipi di grano e dodici tipi di piante medicinali spuntarono dalla terra, e la loro magnificenza e forza erano dovuti all’energia del liquido seminale (tokhmih) del bue.
2. Portato alla stazione della Luna, quel seme (nota: si riferisce al liquido seminale del toro) fu accuratamente purificato dalla luce della luna, preparato in ogni modo, e prodotta la vita in un corpo.
3.Quindi si originarono due buoi, uno maschile ed uno femminile; e, in seguito, 182 specie di ogni tipo apparvero sulla terra.
4. la dimora (manist) degli uccelli è l’aria, e i pesci stanno n mezzo all’acqua.