struttura e funzione del Simbolo

“Il Simbolo è esso stesso una ierofania, perché rivela una realtà sacra o cosmologica che nessun’altra manifestazione è capace di rivelare.” Mircea Eliade

Credo che Gilbert Durand (Strutture antropologiche dell’immaginario. Introduzione all’archetipologia generale) e Erich Neumann (Storia delle origini della coscienza, La Grande Madre) siano tra gli studiosi che abbiano contribuito maggiormente ad una comprensione e alla sistematizzazione dell’immaginario simbolico. Hanno chiarito, se ancora ci fossero dei dubbi, che le costruzioni dell’immaginario simbolico non riguardano una vaga attività fantasiosa, ma “dirigono-determinano” la formazione dei nostri modelli di riferimento. Nella vita quotidiana ciò si traduce in: che idea abbiamo di noi stessi; quale tipo di donna-uomo scegliamo come compagno-a; come educhiamo i nostri figli; che stile di vita adottiamo, ecc. Direi non cosucce trascurabili…. Certo, i due autori presentano differenze, non tanto nella classificazione dei simboli (in cui invece ritroviamo molti punti convergenti), quanto, come dire, di “principio”… Durand ritiene che:”Il simbolo nasce dall’impossibilità della coscienza semiologica di esprimere la parte di felicità o di angoscia che risente la coscienza totale di fronte all’ineluttabile istanza della temporalità.” Neumann pensa che nel simbolo risieda la possibilità per l’Uomo di raggiungere la Totalità, la completezza, attraverso l’attività creatrice della funzione trascendente, mediatrice la Coscienza e l’Inconscio. La teoria di Neumann, che vi sia una connessione tra sviluppo dell’Umanità e sviluppo del singolo individuo – tra filogenesi ed ontogenesi, fa sì che il simbolo (come il mito) venga visto come “manifestazione dell’inconscio archetipico e motore” di una trasformazione (di tipo spirituale) dell’Uomo. Di seguito quindi proporrò dei sunti e delle schematizzazioni relativi ad entrambi.

G.Durand “Le strutture antropologiche dell’immaginario

 

Classificazione delle immagini simboliche secondo G.Durand
Classificazione delle immagini simboliche secondo G.Durand

E. Neumann: L’Archetipo del Femminile

L’Archetipo del Femminile per Erich Neumann, tratto dal testo “La Grande Madre”

Nello schema, immaginato come una sfera, troviamo tutti i possibili sviluppi del principio Femminile.
Neumann divide l’Archetipo femminile in CARATTERE ELEMENTARE (collocato nel cerchio più interno) e CARATTERE TRASFORMATORE (collocato nei cerchi più esterni). In ciascuno di questi caratteri troviamo una polarità positiva ed una negativa (lo schema è diviso inuna metà superiore, positiva, e in una inferiore, negativa).
1.CARATTERE ELEMENTARE: aspetto del femminile che, in quanto GRANDE CONTENENTE, tende a mantenere fermo ciò che da esso sorge e a circondarlo come una sostanza eterna; è quindi CONSERVATORE; le caratteristiche positive sono: contenere, nutrire, offrire protezione, riscaldare, generare; le caratteristiche negative sono: trattenere, catturare, ridurre, divorare.
2.CARATTERE TRASFORMATORE: aspetto del femminile più evoluto, legato al movimento dinamico, al mutamento, allo sviluppo, all’inquietudine, in quanto connesso con la gravidanza e con la crescita intrauterina del feto; è quindi CREATORE; la donna, sia per la propria struttura che per la struttura del bambino, è ORGANO E STRUMENTO DI TRASFORMAZIONE; le caratteristiche positive sono: donare, offrire, proteggere, far crescere, sublimare, ispirare, creatività e spiritualità; caratteristiche negative: rifiuto, privazione, estasi- follia, ebbrezza-dissolvimento, morte. Nello schema, l’asse M, colorato di verde, tocca aspetti biologici-naturali, l’asse A colorato di blu esplora l’area psichica-spirituale. Per ciascuna polarità Neumann indica delle figure femminili, mitologiche-religiose, che nella Storia hanno rappresentato questi aspetti.

1.carattere elementare positivo:Madre Buona: Iside, Demetra, Maria;
2.carattere elementare negativo: Madre Terribile: Kali, Ecate, Gorgone, Vecchia Strega;
3.carattere trasformativo positivo: Anima: le Muse, Sophia, Maria, la donna Vergine;
4.carattere trasformativo negativo:Lilith, Circe, Astante, giovane Strega.

Ogni donna nel corso della propria vita, in modo più o meno accentuato – a seconda delle vicende personali- “incontra” queste 4 sfaccettature del femminile. D’altro canto le incontra anche l’uomo, ma, poiché generalmente non è consapevole del proprio lato femminile, le proietta all’esterno, in figure di donne. (Dante proiettava in Beatrice la propria Anima ispiratrice e creatrice).

Schema sinottico del simbolismo del Femminile per Erich Neumann, tratto dal testo “La Grande Madre”

Vediamo di analizzare lo schema di Neumann.

Il VASO è al centro dello schema perché il “vaso” in quanto “contenitore” è il simbolo centrale del Femminile. Neumann introduce questa equazione:
donna=corpo=vaso=mondo che ci spiega le successive similitudini e i passaggi tra mondo naturale e corpo della donna.
Lo schema è diviso in tre livelli orizzontali:
1.mondo sotterraneo: qui troviamo il carattere ELEMENTARE del Femminile e la costellazione simbolica (gruppo di simboli accomunati da un significato medesimo) di tale fascia ha connotazioni NATURALI –corporee ; l’UTERO-ventre, inteso sia come organo femminile che come “grande utero della terra”, è il punto centrale da cui si diramano gli altri temi simbolici (inferno, montagna, caverna, tomba, urna, gola, abisso, notte, oscurità, acque sotterranee, ecc.);
In particolare:
-montagna, caverna: appartengono al carattere ELEMENTARE con una funzione di “contenimento-protezione”; -acqua: intesa come “acqua contenitrice”, come “grembo primordiale” della vita, collocata nel sottosuolo, sotto il livello terreno, negli abissi, negli oceani, nei laghi; quest’acqua però non è solo acqua che contiene, ma è anche acqua che nutre, latte della terra, che ad un livello più alto diventerà “acqua di vita”;
2.mondo terreno: è una fascia di “passaggio” tra carattere ELEMENTARE e carattere TRASFORMATORE; i gruppi simboli qui collocati sono Naturali (fiore, frutto, conchiglia, ecc.) e Culturali (casa, castello, mantello, ecc.); punto centrale è il VENTRE e il Seno;
In particolare:
-tempio, capanna, casa, villaggio, cancello, muro di cinta, porta, portone: sono un’evoluzione culturale della”montagna-caverna”; porte e portoni formano sempre il grembo dell’utero materno; -camicia, mantello, vestito, velo, rete, scudo: sono simboli culturali ed appartengono al carattere elementare con l’accentuazione sulla funzione “protettiva”; -papavero, melagrana, cornucopia, maiale, conchiglia, seppia: per la forma concava o di forma uterina del corpo prevale il carattere elementare con funzione di “contenimento”; il maiale inoltre è collegato alla fecondità femminile; -botte, cesto, cassa, borsa: simboli culturali in cui prevale la funzione contenitiva; -l’albero: inteso come “albero della vita” portatore di frutti, è femminile, poiché genera, trasforma, nutre; l’albero tuttavia costituisce anche il fallo della terra, il principio maschile emergente dalla terra, in cui l’aspetto della procreazione prevale sull’aspetto del nascondere-contenere;
3.mondo psichico-spirituale: prevale il carattere TRASFORMATORE; il punto centrale sono il CUORE e la Bocca, da cui si dipartono simboli che comportano una rielaborazione spirituale o che comunque trascendono il “materiale-culturale”, quali la storta, la coppa, il graal, la croce, il mandala, ecc. Questa fascia più elevata rappresenta la capacità di sublimazione-trasformazione dell’Uomo dei caratteri più prettamente naturali-culturali: il “frutto” diventa “succo” e poi “elisir immortale”, l’”erba” diventa “grano” – il grano si muta in “pane” ed il pane in “ostia”, il “legno” si trasforma in “fiamma” e poi in “luce”, il “fiore” in “corona” e poi in “mandala”, il VASO NATURALE (grembo della terra) diventa VASO SPIRITUALE, GRAAL, STORTA ALCHEMICA, il “latte naturale” diventa “nutrimento spirituale”, ecc.
In particolare:
-vaso, scodella, bicchiere, calice, coppa: simboli appartenenti al carattere TRASFORMATORE in cui prevale sul “contenere” la dimensione del “donare-offrire- dare”; rispetto al carattere ELEMENTARE, il carattere TRASFORMATORE va collegato da un punto di vista simbolico ad una zona superiore del corpo-vaso, cioè al petto, al cuore e alla bocca. Anche i simboli del carattere trasformatore tuttavia conservano quasi sempre un legame con il carattere elementare del femminile e con i simboli delle regioni del ventre e del grembo. -forno, pane, ostia: vale quanto detto sopra, sottolineando che tutte le attività legate al contenimento-trasformazione del cibo sono ambito del Femminile, come pure la custodia e la conservazione del fuoco; -il calderone, gli alambicchi sono varianti magiche del vaso trasformatore, collegati alla figura strega-mana della donna; -la saggezza: il “vaso femminile” , in quanto vaso rigenerante della trasformazione superiore, è il vaso di Sophia e dello Spirito Santo; il fulcro centrale del simbolismo della Sophia è il cuore-sorgente: dal cuore scaturisce la saggezza “centrale” del sentimento che nutre lo “Spirito”, non dalla “testa”.
Questo legame con i caratteri inferiori connota la Spiritualità femminile, donandole radici e sostanza.

Mircea Eliade ed il simbolo

Mi sembra interessante, in questo nostro percorso di accostamento all’immaginario simbolico e a cosa esso rappresenti nella vita dell’uomo, tracciare per sommi capi il pensiero di alcuni tra i più insigni studiosi.
Abbiamo già visto come per G.Durand il simbolo nasca da una reazione dell’uomo di fronte alla paura-angoscia della morte.
E’ la volta di Mircea Eliade (1907 -1986), storico delle religioni.
Per Eliade il simbolo è
-una “ierofania” (manifestazione del sacro), perché “rivela una realtà sacra o cosmologica che nessun altra manifestazione è capace di rivelare” (Trattato di storia delle religioni);
-un mezzo che prolunga e mantiene una ierofania;
-una modalità che permette all’uomo di “ricostruire” la frattura tra sacro e profano, proiettandolo in modo permanente in una “zona sacra”.

L’oggetto simbolico (e per tale s’intende non solo l’amuleto, la pietra, ecc. ma anche elementi della Natura, come la Luna, il Sole, il lampo, il vento, l’albero, ecc. ed anche disegni geometrici, quali croce, pentagono, svastica, ecc.) ha il potere di trascendere la sua forma tangibile e di evocare una forza-grandezza che lo trascende. Attraverso il simbolo noi possiamo accedere all’intuizione dell’esistenza di un Tutto, con cui noi siamo connessi e partecipi.
Per un attimo abbiamo come l’impressione che il velo di Iside si sollevi e ci lasci intravedere ciò che “regge il Creato”.
In questo senso il simbolo è “forma autonoma della Rivelazione”, è esperienza della una dimensione magica-misteriosa-miracolosa della Vita, inesprimibile in altro modo.
E proprio in virtù del fatto che il simbolo rimanda ad un sistema unitario, in cui ogni cosa è collegata ad un’altra secondo una struttura reticolare, Eliade introduce il concetto di “simbolismo”, inteso come “sistema capace di integrare tutte le rivelazioni particolari delle innumerevoli ierofanie” e di collegare realtà diverse tra loro. Si parla così di “simbolismo lunare”, che lega piani differenti quali la donna, le acque, la vegetazione, il serpente, la fertilità, la morte, la ‘ri-nascita’, ecc., o di “simbolismo acquatico” che comprende il battesimo, l’isola, la purificazione, Atlantide, il loto,ecc., o di “simbolismo solare” , “vegetale”, ecc.

Ritengo che in qualche modo questo concetto possa corrispondere all’idea di Durand di “costellazione”, quale “rete di simboli” afferenti ad uno specifico motivo archetipico.
In effetti, Eliade sottolinea, in modo meravigliosamente intuitivo, la tendenza del simbolo, o meglio, del sistema simbolico a “legare”, unificare”; tendenza che esprime e rivela la posizione dell’uomo del Cosmo, sia in negativo (l’uomo è “condizionato”, legato , vincolato ad un Tutto), che in positivo (come “organismo creativo” integrato in una realtà unitaria).
Questo aspetto “creativo-dinamico-unificatore” della funzione simbolica è particolarmente importante, perché permette all’uomo di uscire dalla sua contingenza, di “cosmicizzarsi, di arricchire-ampliare-dare significato alla propria esistenza.
Conclude Eliade:
”L’uomo non sente più di essere un frammento impermeabile, è invece un Cosmo vivo, aperto a tutti gli altri Cosmi vivi che lo circondano. Le esperienze macrocosmiche non sono più esterne-estranee per lui, ma al contrario lo guidano verso sé stesso , gli rivelano la propria esistenza e il proprio destino”.