l’Alchimia nell’Arte

“breve excursus nell’Ars Regia tra interpretazione artistica e psicologica”

“Riconosco la Grazia di chi dà la luce dall’alto, data a noi dalla luce del Padre. Ascoltate, intelletti simili ad angeli. Rinunciate alla teoria materiale, sicché possiate essere ritenuti degni con gli occhi dell’intelletto di vedere il mistero nascosto. Perché ciò di cui abbiamo bisogno è una cosa sola: la Natura Una che vince il Tutto”.

In questo scritto di Stefano d’Alessandria ((erudito del VII-VIII sec. d.C.) è possibile individuare la mèta finale dell’Opus alchemico: penetrare il segreto ultimo della Natura.
L’Arte Regale, o Ars Regia, si assume il compito di risalire, attraverso le fasi di un processo di trasformazione della Materia, all’essenza intima ed invisibile che anima il mondo: lo Spirito vitale.
L’Alchimista, nella segreta solitudine del suo laboratorio (fig.1), ripercorre, accelerandole, le fasi della Creazione (fig.2): dal Caos alla Materia manifesta e animata, dal Piombo all’Oro, dall’Ombra alla Luce.

fig.1.Giovanni Stradano, Il laboratorio dell’Alchimista, Firenze, Palazzo Vecchio, XVI sec.

E non bastasse, l’Adepto nell’Atanòr (il forno alchemico) ha l’ambizione di perfezionare l’opera della Natura pervenendo al Lapis Philosophorum, la Pietra Filosofale, che è “corpo perfetto capace di conferire l’incorruttibilità a tutti i materiali, compreso quello umano” .

fig.2. Allegoria del processo trasmutativo della materia, dell’Opus Alchemico: in questo dipinto murale del Caravaggio –Plutone, Nettuno e Giove, 1597- la pietra filosofale è rappresentata dal Cosmo con il Sole e la Luna in congiunzione.

La singolare vicinanza tra Arte ed Alchimia si spiega così nel loro fine comune, entrambe impegnate a realizzare l’Opera, a concretizzare “la Corporificazione dello Spirito”, sia esso Elixir vitae o oggetto artistico.
Attraverso la percezione e il “maneggiamento” concreto, in indissolubile unione con la materia da trasformare, l’Artista/Alchimista compie un percorso che va dall’esterno all’interno, dal visibile all’invisibile, dal fisico al metafisico, alla ricerca del nucleo più segreto della Vita, seguendo un’intima pulsione indagatrice.
La sua stessa Vita diventa l’Opera, poiché in questo “viaggio iniziatico” egli, o meglio la sua Anima, diventa a sua volta oggetto di trasmutazione, alla ricerca di una agognata ricomposizione unitaria di CORPO, ANIMA e SPIRITO.
Maurizio Calvesi, in Arte e Alchimia, scrive:”L’Arte , come l’Opus, comporta una travagliata riduzione fisica della materia dall’informe alla forma, cui corrisponde un processo spirituale di ascesa verso la luce della bellezza e di liberazione nell’idealità”.
E Klee, nel suo saggio “La confessione creatrice”, afferma: “L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile l’invisibile”.
Non ci stupirà quindi se nel corso dei secoli pittori e scultori, consapevolmente o inconsciamente, hanno inserito ed utilizzato nelle loro opere simbologie tratte dal polisemantico ed allegorico linguaggio alchemico.
E data la complessità del materiale trattato, il mio excursus non potrà che essere sicuramente incompleto e rappresentare un solo bagliore del tesoro riposto in un così vasto patrimonio sapienziale.
Il Caos primigenio – Chaos Naturae o Prima Materia – (fig.3), la massa informe, l’unità indistinta configura il momento originario di partenza, raffigurato anche dal cerchio/dalla sfera (fig.4) e Madre Natura (fig.5) è colei che dovrà illuminare nell’ oscurità caotica la mano e il cuore dell’Adepto, attento a seguirne i passi…

fig.3 Kaos : Michel de Marolles, Tableaux du temple des muses, 1655.

 

fig.4. La Terra come Prima Materia: Jean Daniel Mylius, Philosophia Reformata (1622).

 

fig.5. L’alchimista segue le orme della Natura nelle tenebre dell’ignoranza con l’aiuto del bastone (la ragione), degli occhiali (l’esperienza) e di una lampada (la lettura): Michael Maier, Atalanta Fugiens (1617).

Le fasi dell’ OPUS – Nigredo, Albedo, Rubedo – implicheranno la sublimazione-calcinazione-soluzione-coaugulazione-fissazione-fluidificazione- della sostanza (generalmente un metallo); la “materia” viene torturata, vessata, sottoposta ad infiniti travagli per essere poi “redenta” e giungere alla “perfezione”: “…subisce un martirio che ha per modello quello stesso del Cristo-Lapis o Cristo-Pietra” (M.Calvesi).
Non è un caso che sia Durer che il Parmigianino, il primo noto per l’invenzione dell’acquaforte (tecnica sorprendentemente analoga alla procedura alchemica) e il secondo noto a tutti come un Alchimista, si siano ritratti assumendo le sembianze del Redentore (fig.6 e fig.7).

fig.6.Albrecht Durer: Autoritratto, 1500.

 

fig.7. Parmigianino: Autoritratto, XVI sec.

Protagonisti di questo “dramma di Natura” sono gli elementi di cui è composto ogni metallo: lo zolfo (principio maschile, solare, igneo, fisso e attivo, Anima) e il mercurio (principio femminile, lunare, umido, volatile e passivo, Spirito).
Zolfo e Mercurio nelle fasi dell’Opus si fronteggiano, si combattono, si dividono, si uniscono, procreano proprio come l’Uomo e la Donna (fig.8), con la mediazione di un terzo elemento, non meno importante, il Sale , principio materiale sottile(fig.9).

fig.8.Il combattimento del Sole e della Luna, dall’ Aurora consurgens , manoscritto illustrato del XV secolo attribuito a San Tommaso d’Aquino .

 

 fig.9. Zolfo, Mercurio e Sale, i tre componenti dell’Opus, simboleggiati dalle tre teste del dragone: manoscritto del XVII sec.,conservato presso la Biblioteca Civica di Trieste. 

Ma veniamo ad illustrare quelle che sono per antonomasia le fasi del processo di trasmutazione.
Nigredo: nerezza, morte, ovvero la “materia al nero”, prima fase.
L’Opera ha inizio con la putrefazione della sostanza (ricordo che i termini alchemici sono allegorici e non corrispondono al significato che comunemente intendiamo), raffigurato con la Notte, il Teschio, il Nero, l’Uccisione del Drago, la Morte del Re, il Sole Nero, ecc.
Il principio chimico e filosofico che sta alla base di questa operazione è che occorra “morire” e “rinascere” affinché “dopo reciproca conversione e distruzione delle loro prime forme si pervenga ad acquistarne una più eccellente” (da “Splendor Solis” di S.Trismosin, 1612).
L’abate Pernety (1716-1801 ) scrive nel Dizionario mito-ermetico:” Melancolia significa putrefazione della materia, perchè il colore nero ha qualcosa di triste,e perchè l’umore del corpo umano chiamato melancolia è considerato come bile nera e cotta,che causa vapori tristi e lugubri”.
Inoltre aggiunge che:” La materia al nero degli alchimisti è chiamata anche ‘primo segno’ dell’opus poichè senza annerimento non ci sarà bianchezza”.
Secondo l’interpretazione dello psicologo svizzero C.G.Jung, la Nigredo, in un percorso di crescita psichica, corrisponde all’incontro con l’Ombra, figura simbolica che contiene elementi primordiali istintivi ed irrazionali, bassi e brutali.
Venire a contatto con simili forze della Natura è operazione pericolosa, è una discesa nell’Inferno, che provoca inizialmente spavento, angoscia, timore.
Melanconia: è così infatti che Durer riproduce questa prima fase, caratterizzata appunto da uno stato luttuoso (fig.10), come indica nell’incisione la scritta in alto a sinistra.

fig.10. Albrecht Dürer Melencolia I, 1514.

L’opera di Durer preannuncia però anche l’avvento della seconda fase dell’Opus:
l’Albedo, o imbiancamento (alla Notte segue l’Alba…).
A ben guardare la raffigurazione, il sole che si getta nell’acqua simboleggia l’unione degli opposti (Fuoco e Acqua, Zolfo e Mercurio quindi) che nella Nigredo erano stati sottoposti ad un doloroso processo di mortificazione.
L’arcobaleno in cui è inscritto il “sole nero” è anch’esso messaggero del propizio sviluppo dell’operazione.

Fig.11 La Resurrezione dalla melma: “Splendor Solis” di Salomon Trismosin, 1612.

La seconda fase dell’Opus si svolge sotto il segno dell’umidità mercuriale e femminile (fig.11): “Il balsamo di vita è nascosto in queste fecce immonde, voi dovete lavarle con l’acqua celeste fino a che non abbiate tolta la nerezza ed allora la vostra acqua sarà animata da questa essenza ignea che opera tutte le meraviglie della nostra Arte” (S.Trismosin, “Splendor Solis”, 1612).
Semplificando molto, si assiste dunque ad un processo di purificazione-separazione ed infine unione dei due elementi opposti: l’ Adepto dalla distillazione (più esattamente, dalla sublimazione…) della sostanza putrefatta ottiene il grande Alkaest, l’Acqua Permanens o Mercurio Filosofico che dissolve radicalmente i metalli e che, dopo averli dissolti, si unisce inseparabilmente a loro e ne aumenta il peso e la tintura. Il risultato ottenuto è l’Androgino alchemico o Rebis (re-bis, Cosa Doppia, fig.12 ) in cui il principio maschile e quello femminile sono congiunti e dalla cui unione si otterrà una nuova sostanza: “ un embrione che gonfia il ventre dell’androgino dopo le abluzioni della seconda fase , il figlio androgino” (E.Zolla, l’Androgino Alchemico) (fig.13-14).
Fulcanelli, uno degli ultimi grandi alchimisti, ne “Il mistero delle cattedrali” (1957):”RE, una materia secca, oro filosofico; RE, una materia umida, mercurio filosofico; RE-RE o REBIS, una materia doppia, umida e secca, amalgama d’oro e di mercurio filosofici, combinazione che ha ricevuto dalla Natura e dall’Arte una doppia proprietà occulta, esattamente equilibrata”.

fig. 12. L’Androgino Alchemico: Rosarium philosophorum, (“Rosario dei filosofi”), testo alchemico del XIII secolo, attribuito ad Arnaldo da Villanova (1235-1315).

 

fig.13 Nell’Uovo dei filosofi i raggi ardenti del sole portano alla maturazione l’ homunculus, che assume le sembianze dell’ Hermes greco. Questi, all’interno dell’Uovo, cammina su un suolo acceso dalla luce del sole e della luna allo stesso tempo, simboli della sua doppia natura: Mutus Liber, 1677 .

 

fig.14. Constantin Brancusi. The Newborn, 1915.

Da un punto di vista psicologico, questa fase corrisponde all’integrazione nella coscienza dei contenuti inconsci, ovvero all’unione dell’Ombra attraverso procedure di chiarificazione, che attenuano-smorzano, poiché non più completamente oscurati e quindi coercitivi ma illuminati-imbiancati adesso, l’impatto con l’energia vitale che giace nel “fondo” della Natura, nel Mondo Inferiore.
L’androgino junghiano è quindi composto dall’unione di una coscienza femminile e Animus maschile per le donne, da una coscienza maschile ed un’Anima femminile per gli uomini.
Il nostro prodotto, il “bambino divino” o Uovo Filosofico, partorito dalla Vergine mercuriale (si noti di nuovo il parallelismo con Cristo nato dalla Vergine Maria ), deve essere adesso sottoposto alla terza prova, quella del fuoco.
La fase conclusiva, Rubedo, è governata dal rosso, dal sole, dallo Zolfo, dal Re risorto (e, aggiungerei, dal sangue e dal cuore) (fig.15 ).
Limojon de Sainct Disdier nel “Trionfo Ermetico”, testo alchemico del ‘600, “caritatevolmente” (ma non ci illudiamo troppo…) descrive i passaggi della terza Opera, una serie cioè di operazioni compiute con l’aiuto del “fuoco”, che hanno come fine ultimo la “moltiplicazione” della Pietra.

fig. 15. Rubedo: emblema XXII dello Splendor Solis, S.Trismosin, 1612.

Il Lapis Philosophorum (fig.16) ottenuto è “medicina universale”, Elisir con proprietà straordinarie, come conferire l’immortalità al suo possessore, oppure trasformare in oro i metalli vili.

fig.16.Victor Brauner, La pietra filosofale, 1940.

In realtà la ricerca dell’Alchimista è filosofica: ciò che veramente di magico e miracoloso si ottiene, in questo lungo, paziente e laborioso processo di manipolazione- interazione de-con la materia è la doppia trasmutazione della sostanza e ma anche e soprattutto dell’Adepto. E.Zolla, “Le meraviglie della Natura”, 1991:”L’alchimista stabilisce un contatto tra il suo spirito e quello dei metalli grazie all’archetipo che impronta e una parte del suo spirito e lo spirito del metallo” e ciò che ottiene è il Segreto dei Segreti, l’Arcana Sapienza, il mistero della Natura… Questa contaminazione-trasmutazione reciproca tra soggetto ed oggetto non è forse lo stesso rapporto simbiotico che si instaura tra Artista e opera d’arte?
Arturo Schwarz ci ricorda che proprio nell’atto creativo l’artista giunge alla simultanea trasformazione di sé che accomuna la sua azione ai postulati fondamentali del pensiero alchemico, poiché entrambi si realizzano attraverso la ricerca della verità.
In definitiva l’Opus sembra significare un processo dalle tenebre alla luce (fig.17) il cui scopo sono il rinnovamento e la trasformazione dell’uomo, il suo perfezionamento psichico e morale; non è ovviamente un caso che la serie di raffigurazioni alchemiche del Rosarium philosophorum si concluda con la figura del Cristo risorto (fig.18).

fig. 17. Giorgio De Chirico, Sole su cavalletto, 1972.

In questo percorso di integrazione del Non-Io (l’inconscio personale ma anche l’Oggetto-l’Altro rispetto a noi) in cui l’Io si relativizza perdendo la sua centralità, la personalità, non più trattenuta nell’angusto perimetro individuale, ma collegata ad una dimensione collettiva, assume un carattere cosmico e sovrapersonale.
La Grande Arte, pratica sacra e antica, può dunque indicare all’uomo moderno un modello di ricerca interiore, una Via di riconciliazione con la Natura e di ricostruzione armonica della persona.

fig. 18.Lapis/Pietra-Cristo: dal Rosarium philosophorum.

BIBLIOGRAFIA:
M.Calvesi, Arte e Alchimia
M.Eliade , Arti del metallo e alchimia
Fulcanelli, Il mistero delle cattedrali
M.Gabriele, Alchimia e Iconologia
C.G.Jung, Psicologia e Alchimia
M. Pereira, l’Arcana Sapienza
Limojon de Sainct Disdier , Il trionfo ermetico, o La pietra filosofale vittoriosa
Salomon Trismosin, Il Toson d’oro o il fiore dei tesori (Splendor Solis)
E.Zolla, Le meraviglie della natura