William Blake

William Blake
1757 – 1827

William Blake

Introduzione
“L’immaginazione è l’essenza del divino, il mondo reale ed eterno”: William Blake, il Visionario, l’artista che, precorrendo i tempi, ha privilegiato l’immaginazione e l’ispirazione rispetto alla percezione sensoriale e alle costruzioni dell’intelletto.
Blake rappresenta la forza creatrice nella sua massima espressione, con tutte le specificità che una tale creatività comporta: dirompenza, energia, spirito rivoluzionario, visione utopica.
E nell’ intimo, costante convincimento che le sue apparizioni fossero più concrete del mondo tangibile, cercò di fissarle con straordinarie rappresentazioni poetiche e pittoriche.
La convinzione di B., sulla quale egli imposta l’intera opera profetica, è che dopo la caduta dal paradiso terrestre l’uomo/il mondo abbia perso la sua essenza originaria unitaria per dividersi in coppie antitetiche -bene/male, corpo/spirito, ecc- che rendono la vita dolorosa, angosciante e colma di restrizioni/proibizioni.
Per B. l’unica possibilità di liberazione che l’uomo ha sta nella riconquista delle sue capacità creative e nella riappropriazione della iniziale/originaria dialettica tra gli opposti, dalla quale soltanto può scaturire il progresso. “Senza contrari non c’è progresso. Attrazione e Repulsione, Ragione ed Energia, Amore e Odio, sono necessari all’esistenza dell’Uomo ” (Il matrimonio del cielo e dell’inferno).
Immaginazione e creatività artistica sono quindi le uniche fonti di conoscenza ed è attraverso la loro funzione centralizzante che l’uomo potrà ricomporre la realtà separata. (Non sembra forse una sorta di anticipazione della “coniucto oppositorum” – riconciliazione tra coscienza ed inconscio – della teoria junghiana?)
Ma perché nel corso degli anni le visioni di B. hanno conservato inalterate la loro dirompente vitalità e la loro forza di suggestione?
Credo che una risposta adeguata ci venga suggerita da Theodore Roszak, teorico della controcultura e fondatore della “ecopsicologia”, nel suo saggio “The making of a counter-culture”, che, con un riferimento esplicito a Blake, incita a:” prendere in considerazione la scandalosa possibilità che, laddove l’immaginazione visionaria aumenta il proprio splendore, la magia, questa antica antagonista della scienza, si rinnovi, tramutando la nostra banale realtà in qualcosa di più grosso, forse di più pauroso, certamente di più avventuroso di quanto potrebbe mai comportare la ristretta razionalità della coscienza obiettiva”.

La vita
William Blake nacque il 28 Novembre del 1757 a Soho, un quartiere londinese, terzo figlio di James,un modesto commerciante in biancheria intima, e di Catherina Blake.
Fin dalla prima infanzia B. affermò di avere delle “visioni”: all’età di quattro anni vide Dio alla finestra della sua camera”; a nove anni , camminando per la campagna, raccontò di aver visto un albero con degli angeli. Le visioni di angeli, profeti, fate lo acccompagneranno per tutta la vita, determinandone l’intera produzione artistica.
Nel 1767 manifestò il desiderio di diventare pittore; fu quindi iscritto alla scuola di disegno di Henry Pars, che B. frequentò fino al 1771 e dove apprese i primi rudimenti delle diverse tecniche grafiche. Risalgono a questo periodo le sue prime letture della Bibbia, di Milton, di Dante, dei classici greci e latini , da cui B. successivamente trasse ispirazione per le sue opere profetiche.
Nel 1772 iniziò il suo apprendistato nel laboratorio d’incisione di James Basire, che gli assegnò l’incarico di disegnare i monumenti sepolcrali per l’Abazia di Westminster. Per B. fu il primo approccio con l’arte gotica, che in seguito divenne lo stile da lui prediletto nelle sue opere grafiche.
Nel 1779 si iscrisse all’Accademia Reale di Belle Arti, dove ebbe modo di perfezionare lo studio delle tecniche pittoriche e sviluppare un proprio stile espressivo, pervenendo al rifiuto della pittura ad olio e dei soggetti dal vero e prediligendo invece l’acquerello, la tempera, l’incisione di soggetti fantasiosi e immaginari. In Accademia inoltre conobbe J.H. Mortimer e H. Fussli, le cui opere sollecitarono ulteriormente l’ispirazione fantastica e visonaria di B.
Il 18 Agosto del 1872 sposò Catherine Boucher, una donna che, nonostante la scarsa cultura, nutrì per il marito una sconfinata ammirazione e a cui dedicò l’intera vita, aiutandolo nei lavori di incisione e sostenendolo nei momenti di crisi.
Nel 1783 furono pubblicati i “Poetical Sketches”, una raccolta di versi in stile classico, dove B. già rivela un’impronta personale ed innovativa sia nella metrica che nelle tematiche.
Nel 1784, con l’amico James Parker, aprì una stamperia, ma l’impresa fallì dopo sette anni. Nel corso di tale esperienza però B. ebbe modo di mettere a punto due nuove tecniche : il “fresco painting” (un acquerello su cartone veniva stampato ancora fresco su un foglio di carta e il disegno risultante veniva poi colorato a mano) e l'”illuminated printing”(una tecnica che permetteva l’incisione di poesie e disegni insieme con effetti visivi particolarmente forti ed efficaci) .
Nel 1789 B. pubblicò la sua raccolta più popolare “Songs of Innocence” , i cui versi narrano di una armoniosa infanzia felice dell’umanità prima della caduta dal Paradiso Terrestre.
Nel 1791 scrisse “The French Revolution”, ispirata alla Rivoluzione francese, di cui B. era , insieme a quella Americana, un fervente sostenitore; l’opera, probabilmente per ragioni di sicurezza, non venne mai pubblicata.
Ribelle ed anticonformista, B. aderì alle idee di pensatori radicali come Thomas .Paine e Mary Wollstonecraft. In opere come “The French Revolution”, “America”, “Europa”, “The visions of the Daughters of Albion” manifestò la sua opposizione nei confronti della monarchia inglese, e, più in generale, della tirannia politica e sociale del XVIII secolo.
Seguì, nel 1794, la raccolta “Songs of experience”, opera complementare alla precedente “Songs of innocence”, in cui viene proposto, con toni cupi e oscuri, il dramma dell’esistenza umana: l’uomo, perduta l’originaria innocenza, è afflitto dall’angoscia, dall’incertezza e nel corso della vita viene assoggettato a proibizioni e divieti morali.
Con “The marriage of heaven and hell” (1792),hanno inizio i grandi libri profetici di B., nei quali l’autore esprime la propria condanna delle convenzioni sociali e degli ordinamenti religiosi che opprimono l’uomo.
Secondo B. ogni vero progresso nasce dal trionfo di una dialettica libera fra i contrari (Bene- Male,Corpo-Spirito, Realtà-Fantasia, Desideri-Repressione, ecc). In particolare, per B. l’artista possiede la capacità di ricomporre questa scissione attraverso l’attività creatrice dell’immaginazione, con la quale è possibile intuire e decifrare le verità più profonde dell’universo. Egli è fermamente convinto che solo la fantasia e l’ispirazione mistica possono essere le uniche sorgenti di verità, mentre la ragione può causare soltanto dolore.
Nel 1793 vennero pubblicati “The visions of the Daughters of Albion” e “America: a prophecy” .
Nel 1794 furono la volta di “Europa: a prophecy” e di “The first book of Urizen”.
Seguirono, nel 1795, “The song of Los”,”The book of Los”, “The book of Ahania”.
Nel 1797 iniziò a comporre e incidere ” Vala”, chiamato poi “The four Zoas”, pubblicato postumo.
Assillato dai problemi economici, nel 1800 accettò l’invito dell’amico W. Hayley, scrittore e pittore, il quale gli propose di trasferirsi, insieme alla moglie, nella sua casa a Felpham, nel Sussex, offrendogli una retribuzione fissa in cambio dell’incisione di alcune sue opere.
La sua permanenza nella dimora di Hayley durò tre anni, durante i quali B. si dedicò, oltre ai lavori commissionati, alla composizione delle raccolte “The note-book” e ” The ballads o Pickering manuscript “.
Nel 1803, per un diverbio avuto con un soldato (cacciando in malo modo il soldato fuori dalla sua proprietà, B. aveva pronunciato la frase:”Maledizione al Re! I soldati sono tutti degli schiavi!”), venne accusato di alto tradimento ma poi successivamente assolto.
Rientrato a Londra, B. trascorse gli anni seguenti in estrema ristrettezza economica. I suoi lavori infatti non avevano un grande riscontro commerciale, ma egli, nonostante la delusione per la mancanza di un effettivo riconoscimento del suo genio creativo, non sacrificò mai la sua visione artistica per perseguire fama e popolarità.
Nel 1804 terminò l’incisione di “The four Zoas” e intraprese la stesura dei poemi “Milton” e “Jerusalem”.
Nel 1808 ultimò ” Milton” ed espose una serie di acquarelli alla Royal Academy.
Nel 1809 nel negozio di suo fratello venne allestita una mostra , stroncata dalla critica,di 16 illustrazioni.
Nel 1820 concluse e stampò “Jerusalem”.
Nel 1824 intraprese lo studio della lingua italiana l’italiano per meglio comprendere la Divina Commedia, di cui Jhon Linnell, un giovane poeta che molto lo aiutò finanziariamente, gli aveva commisionato le illustrazioni.
Nel 1826 pubblicò le incisioni “Invention to Job”.
Il 12 Agosto 1827 William Blake morì; fu seppellito in una tomba anonima nel cimitero dei dissidenti a Bunhill Fields ed al suo funerale parteciparono solo pochi amici .
Nel 1831 morì anche la moglie Catherina. Dal loro matrimonio non era nato alcun figlio.

IL PRIMO LIBRO DI URIZEN

Preludio al primo libro di Urizen
Del presunto potere del Sacerdote primevo,
Quando gli Eterni sdegnarono la sua religione,
E gli diedero un luogo nel Nord,
Oscuro, ombroso, vuoto e solitario.
Eterni! Felicemente odo il vostro richiamo.
Dettate rapide alate parole, e non abbiate timore
Di svelare le vostre tenebrose visioni di tormento.

CAP. I.
1. Ecco, un’Ombra d’orrore si leva
Entro l’Eternità! sterile e sconosciuta,
Chiusa in se stessa e a tutto ripugnante. Che Demone
Ha formato questo Vuoto abbominevole, questo
Vacuo che abbrividisce l’anima? Alcuni
Dicono che sia Urizen. Ma ignoto, diviso,
Sovrastante e segreto l’oscuro Potere si cela.

2. Tempo su tempo divise e misurò spazio per spazio
Nel suo buio rappreso in nove parti,
Invisibile, ignoto; e i mutamenti apparvero
Come montagne desolate, solcate dalla furia
Dei neri venti della perturbazione.

3. Poiché lottava in crudeli battaglie,
In segreti conflitti con le Forme, nutrito
Dalla sua abbandonata selvatichezza di bestia,
D’ uccello e pesce, serpente ed elemento,
Di combustione e scoppio, di vapore e nuvola.

4. Buio e coinvolto in attività silenziosa,
invisibile in passioni di tormento,
Attività sconosciuta e orribile,
Ombra che solo sé stessa contempla,
in enormi travagli occupata.

5. Ma gli Eterni osservavano le sue ampie foreste;
Età su età rimase sconosciuto e chiuso,
A meditare serrato nel profondo; sfuggendo
L’abbominevole Caos fatto di pietra.

6. Urizen preparava, silenzioso e oscuro,
I suoi gelidi orrori; i suoi tuoni, a migliaia,
Allineati in cupa schiera invadono
Il mondo spaventoso; e il rombo delle ruote
Come di mari gonfi risuona nelle nuvole,
E fra le sue colline coperte di neve, fra i monti
Di grandine e di ghiaccio; e voci di terrrore
Simili a tuoni d’autunno si odono
Quando la nuvola avvampa sulle messi.

CAP.II
1. Terra non era, né globi d’attrazione;
La volontà dell’Immortale espandeva
O contraeva i suoi molto flessibili sensi;
Morte non era, ma scaturiva la vita Sempiterna.

2. II suono d’una tromba svegliò i cieli,
E vaste nubi di sangue s’avvolsero
Attorno alle rocce offuscate di Urizen, che tale
Era il nome di quel solitario nell’Immensità.

3. La tromba squilla! e a miriadi
L’Eternità si raduna nei lugubri deserti
Ora densi di nuvole, d’oscurità e di acque
Tumultuanti attonite, in lotta; e gettavano
Parole articolate, erompevano in tuoni
Tumultuanti alla cima delle sue montagne: –

4. “Dalle profondità della solitudine oscura,
Dalla dimora Eterna della mia Santità,
Appartata e segreta nei miei severi consigli,
Riservata soltanto ai miei giorni futuri,
Ho ricercato una gioia senza pena,
Ho ricercato un solido senza fluttuazioni.
Perché, O Eterni, volete morire?
Perché vivere in fiamme inestinguibili?

5. ” Prima lottai col fuoco, consumato
All’interno di un mondo profondo interiore,
Un Vuoto immenso, selvaggio, profondo e tenebroso,
Dove nulla era – il vasto grembo della Natura,
E da me stesso tenuto in equilibrio, sospeso sul vuoto,
Io e soltanto io! legato ai venti impietosi;
Ma condensati in torrenti essi cadono e cadono;
Respinsi con forza quelle ondate immense,
E sollevai così sopra le acque
Un vasto Mondo di solide barriere.

6. ” Qui da solo in volumi di metallo
Ho scritto i segreti della Saggezza,
I segreti dell’oscura Contemplazione,
Combattendo feroci conflitti
Con i terribili mostri nutriti di peccato
Che abitano il petto di ciascuno –
I sette Peccati mortali dell’Anima.

7. ” Ecco! disvelo la mia oscurità, e su questa roccia
Poso con mano ferma il Libro
Di bronzo Eterno che ho scritto in solitudine:

8. ” Leggi di pace, d’amore, di unità,
Di pietà, compassione e perdono;
Si scelga ognuno una sola abitazione,
La propria antica infinita dimora,
E un comando, una gioia, un desiderio unici,
Una maledizione, un peso, una misura,
Un solo Re, un solo Dio, una sola Legge “.

CAP.III
1. La voce terminò: videro il pallido viso
Emergere dal buio, la sua mano
Che sulla roccia deIl’Etemità sfogliava
II suo Libro d’ottone. Afferrò i forti la rabbia –

2. E rabbia, furia, intensa indignazione
In cateratte di fuoco, sangue e fiele,
In turbini di fumo solforoso
E in colossali forme d’energia
Nelle viventi creature apparvero,
Dentro le fiamme dell’eterna furia.

3. Spaccandosi, oscurandosi, tuonando,
Con tremendo fragore si schiantarono,
L’Eternità si separò scuotendosi,
Si suddivise ampiamente ondeggiando;
Si ripartì montagnosa tutt’attomo
Partendosi, partendosi, lasciando
Rovinosi frammenti di vita,
Ruvidi scogli a picco, e in mezzo
Un Oceano di vuoto insondabile.

4. Fuochi ruggenti correvano nei cieli
In cateratte e turbini di sangue,
E sugli oscuri deserti di Urizen
Fuochi da ogni parte scrosciarono nel vuoto
Sugli auto-generati eserciti di Urizen.

5. Ma alcuna luce dai fuochi! era tutto una tenebra
Nelle fiamme della furia Eterna.

6. In fiera angoscia e fiamme inestinguibili
Ai deserti e alle rocce egli corse rabbioso
Per potersi nascondere; ma non gli fu possibile.
Con la sua vasta potenza, associandole,
Scavò montagne e colline, con incessante fatica
Le ammucchiò l’una sull’altra, con spasimi e grida
E furiosa follìa nei fuochi ardenti, per lunghi
Periodi faticando; finché fu bianco, spezzato dagli anni,
Vechio nella disperazione, nell’ombre della morte.

7. E un ampio tetto di pietra tutt’attorno
Eresse ai lati, quasi fosse un grembo,
Dove migliaia di fiumi scorrono in vene di sangue
Riversandosi giù dalle montagne
A raffreddare i fuochi eterni, che urtano
Dall’esterno gli Eterni; e come un nero Globo,
Controllato dai figli dell’Eternità,
Posato sulla spiaggia dell’infinito oceano,
Simile a un cuore umano che pulsa e combatte,
II vasto mondo di Urizen apparve.

8. E Los attorno al globo oscuro di Urizen
Stava di guardia per gli Eterni,
A tenere isolata quella separazione oscura;
Poiché l’Eternità rimanesse appartata
Come le stelle rimangono appartate dalla terra.

9. Los urlava piangendo attorno al buio Dèmone,
Maledicendo la sua razza; poiché con dolore
Urizen fu strappato dal suo fianco,
E vi fu un vuoto insondabile ai suoi piedi,
Ed ebbe a sua dimora fuochi intensi.

10. Ma Urizen immerso in un sonno di pietra,
E disorganizzato, era stato strappato dall’Eternità.

11. Gli Eterni dissero: ” Che cos’è questo? Morte?
Urizen è un blocco d’argilla! “.

12. Con gemiti e stridori, con gemiti, Los
Urlò lugubremente stupefatto
Finché quella ferita non venne curata.

13. Ma la ferita di Urizen non si rimarginava.
Gelido e senza figura, né carne né argilla,
Lacerato da orrendi mutamenti
Giaceva in una notte senza sogni,

14. Fino a che Los non ridestò i suoi fuochi, atterrito
Da quella Morte informe immisurabile.

CAP. IV
1. Lo stupefatto Los ebbe timore
Di fronte a quelle ossa che s’urtano secche,

2. Di fronte a quel pazzo furore sulfureo
Che cresce turbato, immortale,

3. In turbini di vento e pece e nitro
Attorno alle membra infuriate di Los.

4. E Los formò trappole e reti,
E gettò le sue reti tutt’attorno.

5. Rabbrividì di paura osservando
Gli oscuri mutamenti, ed ogni mutamento
Fissò con legamenti di ferro e d’ottone.
6. E furono questi i mutamenti di Urizen: –

CAP. IV (A)
1. Età su età sopra di lui si avvolsero;
Le età s’avvolsero sopra di lui in un pietroso sonno
Come un oscuro deserto che si estende e muta
Scosso da terremoti, e cupi fuochi vòmita:
Età su età s’avvolsero in malato
E lugubre tormento; attorno a lui in vòrtici
D’oscurità il Profeta Eterno gridava,
Continuava a battere i ceppi di ferro,
Versava ferro fuso, divideva
L’orribile notte in vigilie.

2. E Urizen (così il suo nome eterno)
Sempre di più oscurava la sua prolifica gioia,
Con buia segretezza celava le sue fantasie
Nel fluido solforoso che montava. L’Etemo Profeta
Gonfiava i neri mantici, usava senza posa le tenaglie,
Il martello batteva incessante foggiando
Nuove e nuove catene, e numerando
Con legamenti le ore i giorni e gli anni.

3. La mente Eterna, legata, cominciò a sommuovere
Vortici d’ira infiniti, attorno e attorno,
E la schiuma di zolfo che densa si gonfiava
Si rapprese in un lago splendente, luminoso e chiaro,
Bianco come la neve sulle montagne gelide.

4. Dimenticanza, torpore, necessità,
Imprigionati alle catene della mente
Come ceppi di ghiaccio stretti insieme,
Sconvolti e separati dall’Eternità,
Sui suoi ceppi di ferro Los batteva;
E alimentava le sue fornaci, versava
Fusioni di ferro e fusioni d’ottone.

5. L’Immortale in catene si agitava inquieto,
Ansimava in dolore, l’angoscia intollerabile;
Fino a che un tetto ruvido, rozzo, racchiuse
La sua fonte di pensiero dentro un’orbita.

6. In un torpore orribile, fitto di sogni,
Simile alla catena infernale che stringe,
Un’ampia Spina Dorsale tormentosamente
Si contorceva sui venti, scagliava
Costole dolorose, come ricurva caverna;
E solide ossa si raggelavano
Su tutti i suoi nervi di gioia –
E un primo Evo trascorse,
In uno stato di lugubre afflizione.

7. Dalle caverne della sua Spina Dorsale innestata
Paurosamente scaturì un Globo
Rosso e rotondo, caldo, bruciante,
Giù sprofondato, profondo nell’Abisso;
E palpitando, tremando, conglobante,
Lasciò da sé scaturire diecimila rami
Attorno alle solide ossa –
E un secondo Evo trascorse,
E uno stato di lugubre afflizione.

8. Con lacerante paura, barcollando,
II suo Cervello nervato emise rami
Attorno ai rami del Cuore,
E in alto in due piccole orbite,
Fissati entro due piccole caverne,
Protetti con cura dal vento,
I suoi occhi guardarono il profondo –
E un terzo Evo trascorse,
E uno stato di lugubre afflizione.

9. Ebbero inizio le trafitture della speranza.
Con forte pena, sforzandosi, lottando,
Due Orecchi in strette volute, a spirale,
Sotto le orbite della visione emersero,
E crescendo si fecero di pietra.
E un quarto Evo trascorse,
In uno stato di lugubre afflizione.

10. In ammalato spettrale tormento,
Sospese sul vento, due Nari
Si curvarono verso il profondo –
E un quinto Evo trascorse,
E uno stato di lugubre afflizione.

11. In ammalato spettrale tormento,
Dalle sue costole attorno si espanse
Una Caverna avida, affamata;
Di là sorse la Gola scanalata,
E come rossa fiamma una Lingua
Di sete e fame apparve –
E un sesto Evo trascorse.
E uno stato di lugubre afflizione.

12. Furente e soffocato dal tormento
Gettò il suo Braccio destro verso il Nord,
II suo Braccio sinistro verso il Sud,
Scagliati fuori in angoscia profonda,
E i suoi Piedi percossero
Fra tremiti urla e paura l’Abisso inferiore –
E un settimo Evo trascorse,
E uno stato di lugubre afflizione.

William Blake – The Book of Urizen. Lambeth. 1794.
William Blake – The Book of Urizen. Lambeth. 1794.
William Blake – The Book of Urizen. Lambeth. 1794.